Biografia

Nato alle falde del Vesuvio che sovrasta il golfo di Napoli, si forma artisticamente tra Napoli e Caserta. Autodidatta, intraprende il suo cammino artistico nel 1988, in piena “TransAvanguardia” con una ricerca astratta fortemente cromatica. All’Università conosce ed approfondisce il “Pensiero Debole” di Giovanni Vattimo. Questo nuovo approccio filosofico lo accompagnerà in futuro nel suo progetto artistico insieme all’ “Uomo di Vetro” di Vittorino Andreoli. Nel Dicembre del 1993 si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel 2012 il MAC Museo Arti Contemporanee di Caserta ha acquisito nella sua collezione permanente un suo lavoro tratto dal ciclo “Concetto Fragile” del 1993 dal titolo: “Voglia di Blu”. Nel 2015 la Fondazione ACBEU di Salvador de Bahia (Brasile) ha acquisito una sua opera dal ciclo “l’Essere si Tramanda” nella sua collezione permanente.

Tematiche

Salvatore D'Imperio ama definire l'Arte come Spirito che diventa materia. I suoi quadri sono senza tempo. Il suo gesto immediato lascia la razionalità per trasmutarla in materica follia, facendo ciò, la sua pittura sembra fragile ma paradossalmente scopriamo tutta la sua forza: la forza della fragilità.

Ricordiamo qui di seguito i suoi cicli pittorici più importanti:

Composizioni
Concetto Fragile
Natura Insediata
la Mia Terra si Eclissa
la Macchina del Tempo
Città di Mare
Alberi
Superfici Fragili
Tratti Digitali

Valutazione artistica

Per Salvatore D’imperio vige la legge degli opposti. Lo Yin e lo Yang si scontrano, più che fondersi, per portare l’uomo in un perenne stato di equilibrio fragile. Colori gradienti, costruzioni umane sottili come l’angoscia, sfruttano la leggerezza delle campiture per dimostrare un pensiero etereo e sfuggente. C’è molto del difficile vivere quotidiano di affannosa ricerca di una negata stabilità. Le tensioni e le pulsioni sono vissute in tutta la loro drammaticità senza falsi pudori o menzogne. D’imperio ha un modo tutto suo di interrogarsi sul dramma di una generazione priva di veri punti di riferimento, sempre alle prese con la definizione di un’etica e di una morale, ogni giorno più difficili da trovare. Il Diogene stanco dell’arte, continua a cercare il suo “Uomo”. Solo un uccello sotto forma di Origami sembra indicargli una strada possibile. Per il resto, intorno è caos. Per D’imperio valgono le parole di Bob Dylan: “Io accetto il caos: non sono sicuro che il caos accetti me”.

Massimo Sgroi

Ils sont venus de la Campanie italienne, ces trois jeunes peintres autodidactes qu’Antonio Sapone, galeriste bien connu, a dèniches dans la region de Caserta, sous le haut patronage de M. Capitani, consul general d’Italie, leur exposition se tien actuellement dans la salle du thèatre du consulat, 72, boulevard Gambetta, a Nice.
[...................] Le troisième de ces “mousquettaires” de la jeune peinture italienne se nomme D’imperio. C’est assurèment un poète-nè. Ses petits paysages, adornès d’un ou deux oiseaux faits de papier dècoupè et peint, sont des aires de repos dans cette exposition aux symboles souvent très forts. Colline ou mer, peu importe: chaque oeuvre est un petite bijou, au fond peint à l’huile diversement colorèe. Comme un leitmotiv, revient dans sa toile une minuscule tache de couleur, posèe là, en un contrepoint judicieusement place. En rèsumè, une exposition qu’il ne faut pas manqué.

Charles Jourdanet


La memoria, le radici, l’attesa, la forma indefinitivamente mobile: questi i colori della tavolozza di Salvatore D’imperio. Ogni sua opera contiene un appello: darsi il coraggio necessario per accogliere ciò che la terra ci restituisce, in forma confusa, se ci poniamo all’ascolto. Ogni sua opera contiene un invito: lasciarsi sedurre dal gioco dell’immaginazione cosmopoietica, dando forma originale alle figure che affiorano dalla terra come scritte sulla sabbia che le onde del mare hanno confuso, senza però riuscire a cancellare del tutto. Ogni sua opera contiene una rivelazione: solo chi si pone all’ascolto sperimenta l’alchimia della creazione artistica, per la quale l’opera nasce nell’incontro chiasmatico e quasi carnale con lo spettatore-demiurgo, al quale si consegna frammentata, portatrice di una semantica ontologica che attende una voce che la racconti daccapo in una storia assolutamente originale. Ed è proprio in questo incontro che la forma mobile delle linee tracciate sulla tela viene fissata dal colore, definito nel tono e nel contorno, al punto da presentarsi non come schizzi, ma come veri e propri frammenti che evocano il tutto di cui sono parte, senza con ciò manifestare alcun oggetto, rompendo così l’incantesimo della poiesis immaginativa. Cosa racconta la terra? Ed è veramente la terra a raccontare attraverso le parole dell’occasionale demiurgo, o piuttosto quest’ultimo a trovare finalmente sulla tela le parole di un senso intimo a lungo custodito che diversamente non sarebbe stato in grado di esprimere? Certo è che la ragnatela di colla ci richiama alla ‘solida’ e vincolante responsabilità che il senso della nostra scelta poietica ci consegna, nei confronti di ciò che siamo stati e di ciò che potremmo essere, prima ancora che nei confronti degli altri...ed alla fine un punto di colore che ci era sfuggito manda nuovamente in frantumi la nostra composizione di senso, invitandoci a ricominciare ancora una volta daccapo.

Giuseppe Osci

Il lavoro di Salvatore D’imperio, visitando l’attualissima riflessione sui destini della modernità, trascende i confini della tecnica, del documento, dell’analisi, per collocarsi nella sfera della cultura, della sintesi, della creazione. L’avventura della pittura getta lo scandaglio nel mondo, l’artista cerca il filo che lega il presente al cuore della metafisica, nella modernità non più sorretta da un fondamento rassicurante, dove il tempo come misura del movimento è variante sempre meno afferrabile grazie alle teorie scientifiche e le odierne pratiche tecnologiche della simultaneità. Il dogma moderno del progresso cade perdendo la corona, in sparse scheggie di vacua attendibilità, le sacre icone di una civiltà artificiale invadono l’orizzonte, isole di insicurezza dove la frammentazione affiora alla superficie come le ossa dalla terra. Alla plateale radicalità di una nozione “debole” di verità l’artista oppone il paradosso di una generosa catarsi, la possibilità di ricreare se stesso nell’universo omologante ed instabile della società di massa dei simulacri, di ricomporre frammenti di natura, storia, pensiero nella completa donazione ( che è continuità dell’anima e dei sensi ) della memoria, immagine permanente di dissoluzione e ri-creazione, fulminante aforisma con invito all’ironia. La richiesta di verità che si propone non è preconcetta ma urgente ed esistente nel momento in cui l’opera prende forma e l’imprevedibile incontro attende di essere percepito, là dove si mostri, in calibrature di pigmenti e campiture di diverse cromie o idee, che stanno come segni d’acqua o di fuoco su tavole di salvezza, ad esplorare tangibilmente l’orizzonte nuovo. Non eccepire, adeguarsi, o ....sottrarci. Contraddizione insanabile, se l’energia e la tensione materica di D’imperio non fossero in lui l’uomo doppio che bussa al cuore di ogni metafisica intrecciando il senso fragile con la vita che abita cielo e terra, finito ed infinito ( in fondo non è l’inquietudine dello smarrimento il vero atto di conoscenza che fa la storia dell’uomo? ) cosicchè da essenza immateriale, effimera, nascosta, l’opera diviene indagine sull’uomo, struttura profonda del divenire, presenza, segnale di viaggio.

Rosalba Silvestri

La pittura ha un suo spessore, forma grumi e si stratifica, si solidifica con l’incedere dei pensieri e delle passioni. Volteggia la pittura sulla superficie, scrivendo ideogrammi di un nuovo millennio. Il colore, quel colore timido, a volte restio a mostrarsi è pronto a confondersi con il fondo, in altri momenti travalica l’immagine, è esuberante e fiero, incontenibile. Questo il lavoro di Salvatore D’imperio, pittore con convinzione, abile costruttore di inestricabili grovigli, di scie tracciate da ineffabili macchine volanti. Nascono così alchemiche geometrie, misteriosi lembi di territorio cromatico, isole magiche con porti franchi, liberi dalle contaminazioni della rappresentazione. Il gioco pittorico è negli angoli, nelle sinuose curve che scrivono il labirinto. Grida il quadro la sua libertà d’invenzione, il desiderio è quello di travalicare il limite. E sono fragili queste superfici, fragili e precarie, limitate e limitanti. La pittura è oltre, il gesto creativo è nell’opera ed è altrove, è pensiero puro, un pensiero che passo dopo passo ricade sulla tela. E si fa materia, dolce materia.

Enzo Battarra



Per noi di Napoli (e dintorni) il mare è una certezza. Possiamo andarci ogni volta che ci và. Alcuni (tanti) hanno pure la fortuna di poter aprire la finestra e di farselo entrare dentro casa. Si è vero, altri magari c’hanno la sfortuna che quello a volte entra dalla porta, e senza manco bussare.
Ma il mare è un vecchio amico. Poi diventa nuovo, poi ritorna vecchio …
- Inzomm’ … E’ tutt’ cose!!! Quello mare nostro è -

Eppure ci sono altri mari.

E hai voglia di dire: “non mi interessa che tanto c’ho il mio!”
L’anima, quella mica se ne frega di quello che pensi tu.
Quella, guarda lì pure se tu guardi altrove, e ti dice: “questo sì, questo no”.
E quando ti dice: “questo no”, tu manco te ne accorgi.
Ma quando ti dice: “ questo sì”, tu dove te ne scappi?

Ecco. Le marine di Salvatore D'Imperio sono così: prima le vede l’anima e poi tu.

Che tu ci vorresti provare a dire: “ma non è come il mare vero!”
E invece no.
Le guardi e non è così. E’ mare vero pure quello. E può essere rosa, lilla, viola … certo pure azzurro e verde.
Le guardi le marine di Salvatore e ti dici: “…ma il mare dentro a un quadro si può muovere?”

Guardi meglio allora e capisci.
Il mare dentro al quadro non si muove.
Ma sta muovendo tutti i mari tuoi, quelli che ti porti dentro.
E senti il rumore. E senti la voce.
Ascolta, ti vuole raccontare la sua storia.

Alessandra D’Imperio



His Painting has no time. Salvatore D’imperio creates labyrinths that incessantly alternate themselves in a lyrical painting game made of existential research that touch our soul. His immediate gesture leaves rationality to transmute in material madness, doing so, his painting seems fragile but paradoxically we find out all its power: “the Power of Fragility”.


Patrizia Rizzitano




Il vento delle emozioni trasfonde le superfici in spazi liberi. Le architetture estatiche di vite vissute, forme mobili in perenne metamorfosi si fondono in pensieri travalicando i limiti del tempo. Le dimensioni della materia riportano l’eco arcano di ricordi sopiti in un’espansione infinita dell’umano sentire. “Fragile è il cuore mio”!
Il senso del vivere si plasma ai suoi palpiti incessanti donandomi la certezza forte dell’essere.


Carmelina Ianniciello







Bibliografia

1991 gli Artisti del Genius Carte Segrete Roma
1991 Poetica\politica Notor editore Napoli
1993 Presenze artistiche in terra di lavoro Grafiche Jacelli Caserta
1997 Passaggi a nord-ovest Via Cernaia 50 Biella
1998 Millennio Saticula Benevento
2001 Arte in terra di lavoro 1945-2000 AAVV. Spring Edizioni Caserta
2001 Caserta e dintorni ArteVinciguerra Bellona
2006 da Sponda a sponda Ruccino Arte Bisceglie
2007 Superfici Fragili Bianco editore Aversa
2010 Micro 2 Editori Vari Milano
2012 Moriae Encomium A.O.San Sebastiano Caserta
2012 International Contemporary Artists ICA publishing New York
2015 In Contemporanea Porcari Venti d'Arte Lucca
2016 collettiva galleria Saccone SMCV (Ce)

Attestati / Premi

1991 centro d'arte e cultura "Botticelli" Caserta
1991 gli artisti del genius spazio Renault Italia Roma
1991 poetica\politica Real sito del Belvedere Caserta
1992 presenze galleria Dirarte Caserta
1993 XI rassegna internazionale dell’acqua – la chiena Museo Civico di Campagna Salerno
1994 unità fragile Consolato Generale d’Italia a Nizza Francia
1995 contaminazione fragile circolo Nazionale Caserta
1997 passaggi a nord-ovest comune di Biella Biella
1998 fragili superfici di natura umana galleria Ciak M21 Caserta
1999 1° biennale di San Salvador Centro de Convençes da Bahia Salvador Brasile
2001 nel segno di Mozart Palazzo Reale Caserta
2003 la mia terra si eclissa galleria il Labirintho Caserta
2006 da sponda a sponda galleria Ruccino Arte Bisceglie
2007 superfici fragili galleria Oxum Salvador Brasile
2010 ars sine tempore Museo Archeologico di Cuma Napoli
2010 progetto Micro 2 Mostra Itinerante Milano
2012 moriae encomium Real sito del Belvedere San Leucio
2013 Sport ed Arte, una Sinergia possibile galleria del Design de Il Tarì Marcianise (CE)
2015 in contemporanea Porcari Fondazione Giuseppe Lazzareschi Porcari Lucca