Biografia

Formazione artistica

studia disegno e tecnica pittorica con il Prof. Maurizo Trentin e successivamente il Maestro Renzo Andreon si avvicina alla pittura digitale grazie alle opere di Andrea Gatti

Tematiche

pittore onirico

Tecniche

olio,acrilico,tempera,tecnica mista, Pittura digitale

Valutazione artistica






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Andrea di Centa stende il colore con un segno di forza e di vitalità, creando dei paesaggi insoliti che rompono il legame con la tradizione. In ogni opera è stata cancellata la presenza di animali e di uomini. I suoi segni sono fortemente vibrati, alcune volte la stesura è persino violenta, creando forti cromatismi e anche alcune zone d’ombra da fondersi in un’unica atmosfera: alcune volte piacevole e serena, altre volte sola e inquieta. Proprio le sue ambientazioni stimolano le nostre sensazioni, interessando l’osservatore.
Le raffigurazioni giocano molto sull’allusività, cercando di non creare mai un contorno netto nei soggetti rappresentati, ma giocando sul tratto segnico. I suoi paesaggi sono illuminati da una luce a volte radiosa, altre volte malinconica e toccante. L’autore descrive con abilità i cieli, percorsi da strati nuvolosi, e da improvvisi lampi cromatici come nell’opera “L’arrivo della tempesta”. Nei suoi cieli Andrea cerca di trovarvi la sfumatura adatta ad ogni stagione, ogni ora del giorno, ad ogni intemperie. Cercando di dipingere la trasparenza degli azzurri, la texture delle nuvole, Andrea cerca l’equivalenza, le corrispondenze, le sinestesie tra un effetto di cielo e un’emozione o stato d’animo. Lo stesso Baudelaire nell’opera “le Fleurs du Mal” scriveva: “Il cielo è triste e bello come un grande altare”; neanche lui si era sottratto a una metafora religiosa in grado di assolvere tutti i pittori che avevano divinizzato la rappresentazione della natura e della sua parte celeste, proprio come questo artista.
Di Centa in alcune opere dimostra una spiccata vena informale e, anche se si nota la persistenza figurale, appare come se fosse illusione, dando alla composizione ritmo e senso compositivo. I toni da una tela all’altra variano, mantenendo la sfumatura dell’aria, dei cieli, del mare e della tipica nebbiolina che avvolge la laguna veneziana, tema prediletto in tante opere di Andrea, essendo proprio del luogo. In lui è chiara l’acuta capacità di osservazione, riportando la realtà che lo circonda con precise tonalità, con un giusto rapporto fra le volumetrie del vapore e i soggetti che rappresenta. I profili dei palazzi veneziani, i ponti, ma anche gli alberi, confermano ancora di più le qualità figurali che appartengono a questo pittore.
Andrea di Centa tralascia, non si sofferma mai sul particolare, privilegia la cromia segnica che conduce a una lettura di insieme, a una resa scenografica che si legge nella composizione a distanza. In apparenza la sua pittura appare veloce e immediata, ma che una lettura attenta rivela una progettazione lunga e meditativa. L’espressione del sentimento in Andrea si impone come finalità principale della creatività del pittore. Rimane colpito nel vedere un luogo qualsiasi e nel dipingere non perde neanche per un attimo l’emozione. In lui è fondamentale interpretare la natura con spontaneità secondo il proprio sentimento personale, distaccandosi da ciò che si conosce dai maestri antichi. L’artista interpreta con il cuore non con gli occhi.
Con questa pittura vuole evitare il descrittivismo, ma dare una grande importanza ai volumi e agli spazi, rimanendo in uno stadio tra l’informale e il figurativo, dove il colore diventa il protagonista della composizione.

Dott.ssa Mara Campaner ( Critico d'arte/curatrice di mostre )

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ANDREA DI CENTA
Monocromatiche apparenze

Recensione critica
A cura di Sabrina Falzone


Dalla suggestione del colore nasce l’universo pittorico di Andrea Di Centa, artista veneziano e pittore autodidatta capace di trasferire sulla tela il proprio scenario emotivo, indagando gli aspetti più arcani della pittura contemporanea.
L’enigma dell’ assenza viene esplorato attraverso l’enfasi della monocromia, densa di interludi concettuali e tacite peregrinazioni della psiche. La dimensione spazio-temporale è congelata dal gioco sinistro di luci e ombre che nei dipinti prende forma di livide campiture o aloni di fresca tonalità.
Sopra il paesaggio psichico di Andrea Di Centa domina il potere dell’astrazione, grazie ad un procedimento cognitivo che consente di trasporre l’attenzione visiva da contingenze reali a luoghi puramente intellettivi.
La sobrietà della rappresentazione interiore desta sensazioni di stupore e meraviglia nell’anonimato dell’iconografia. L’osservatore s’immerge piuttosto in un irrazionale itinerario scandito dalla sete di conoscenza, prendendo le dovute distanze concettuali dalla realtà empirica contingente.
Le peculiarità dell’arte di Andrea Di Centa sono costituite dalla sincerità della sua pittura, dalla rapidità esecutiva e dalla marcata introspezione costantemente presente nella sua produzione artistica.
L’assenza di una vera e propria indagine formale è sostituita da un’originale interpretazione monocromatica del pensiero artistico, una tendenza alla sintesi coloristica particolarmente efficace nell’atmosfera essenziale del non racconto.



Sabrina Falzone
Critico e Storico dell’Arte - www.sabrinafalzone.info

Bibliografia

XXXV° MOSTRA COLLETTIVA “ ALE COLONETE” – VENEZIA 2012