CRITICA DI ANTONELLA IOZZO 2009

Claudia Emanuela Coppola. La coscienza dei sogni

di Antonella Iozzo


Doppia visione: il fantastico della realtà, la realtà delle emozioni. La poetica dipinta di Claudia Emanuela Coppola è un sogno emotivamente materico intriso di una particolarissima sensibilità cromatica. Vibratile, impalpabile, appassionata linea melodica che muove il pennello e trasferisce sul supporto stati d’animo con onirica, surreale, magica compiutezza espressiva. La fantasia si tinge di giallo, verde, blu intenso ed il tempo appare come una scintillante istantanea che vive l’impressione delle cose così come ci appaiano quando sogniamo.
Le rivoluzioni armoniche di Coppola si sfrangiano sull’onda dell’impatto visivo in una combinazione di figurazione e alchimia sensoriale dilatata in romantiche elucubrazioni. E’ un’interpretazione visionaria e favolistica della realtà resa tale anche dall’uso libero e disinvolto del colore, mentre elementi poetici e fantastici, frugando nella coscienza, fanno apparire l’esistenza in tutta il suo sostenibile, enigmatico stato transitorio.
La vivacità celata delle creazioni collocano le scene in una dimensione irreale, lo spazio è soggettivo, quasi un viaggio suggestivo nella musicalità del colore, essenza dominante in tutta l’opera della Coppola. Favole che sinuosamente costringono a pensare trasportandoci tra i lembi del nostro stesso essere, una situazione vissuta magicamente, come se ci trovassimo nella volta azzurra di un’illusione mutatesi però, in delusione graffiante l’epidermide dell’anima. L’immaginazione, allora, si muove verso lo straripamento emotivo ed il risultato è una spettacolare sinfonia di forme sensibili.
Un universo costellato di fortissimi contrasti, di colori smaglianti, di luci ed ombre suscita negli spettatori un’intensa partecipazione emotiva, è un’evaporazione scatenante il desiderio di rivivere l’attraverso dell’istinto, urlo silenzioso e assordante, ingoiato dal nostro corpo inerme.
Pittura, quella della Coppola come biografia di un sentire intimo, un non – luogo che suggerisce riflessioni e gesti creativi, punto di partenza della percezione. Su di essa s’innestano tratti di assenze, presenze, transiti, nei quali scorre la vita e di questa, nelle sue opere, ne resta traccia indelebile. Soglie fantastiche oltre le quali il senso più tenero e suadente dell’artista, s’insinua per esplorare gli oscuri meandri dell’inconscio e, planando su isole languide e fluttuanti, ne libera la malinconia struggente ed inquieta, i pensieri inespressi, i desideri rigonfi di vitalità. Uno sciabordio atto a lambire l’ispirazione della Coppola, mentre la sua azione si traduce in segno, ritmo, cromie, voci narranti l’eco del sorriso interiore.
Sullo sfondo a tinte piatte un claun, una bambina, una figura evocano le millenarie vicende dell’animo umano avvicinandosi a toccare, forse, quello che a volte non si riesce a spiegare nella realtà, perché scivola nella sintassi emozionale o nello sguardo perso tra i fiumi di cromie squillanti che risuonano come trilli. Con la Coppola anche una notte senza stelle appare come una visione rassicurante, dallo sfondo irrompe il nero con la sua tetra, sorda, cupa drammaticità, ma una luce fioca accende il battito del nuovo giorno e vaste campiture di colori luminosi, sensuali, acidi e mai violenti entrano in scena. Sono gli altri stati transitori, quelli più evidenti, quelli celati dallo sguardo immutato della verità. Forme ridefinite da una quotidianità disorientata in una dimensione da sogno, dove spazi e oggetti/soggetti fomentano lo spirito.
Quasi diverse sensibilità di un’unica forte componente creativa che attraversa rapidamente quell’esplosione di sentimento, di anima ed intuizione che dura un momento, ma che nutre la sostanza della pittura di impressioni elegiache soavemente distese sulla trasparenza sensoriale delle tele di Coppola.
Un repertorio di onde musicali si offre alle mani dell’artista per consentirle di ritrovare il primigenio tepore dell’energia vitale, si percepiscono i sussulti, l’aprirsi della forma e del colore uniti allo spazio, l’arrotondarsi della linea, una linea interna continua che elabora le emozioni e poi si lascia leggere come pagine di un diario.
Favole – racconto alle quali spuntano le ali e si animano, nel teatro della coscienza, in scenografiche commedie. Palcoscenici che l’artista porta alla ribalta rappresentando ritratti reali, immaginari, senza senso o senza ragione, quadri nel quadro dell’interpretazione scenico – pittorica, sono “costruzioni” di superfici essenziali sulle quali innestare il lato magico della vita.
E’ un percorso incantato ai confini della realtà in grado di condurci dentro i paesaggi della materia sensoriale, membrana cedevole alle variazioni della malinconia, della potenza, del ricordo, della fragilità, una tensione emotiva così pressante da squarciare il tessuto epiteliale. Nei lavori della Coppola si apre, di conseguenza, un colloquio intimo che non trova però una risposta definitiva, anzi sgocciola parole in segni deflagranti, in situazioni irrisolvibili perché sogni implosi nella coloristica finzione di un’innocente bugia sfiorita alle prime luci dell’alba, impossibile resistere al suo richiamo: è lo specchio dell’io che invita a riconoscerci.
L’intuito ispiratore di Coppola esplode sull’opera mimetizzando l’incorporeità della sonora essenza emotiva in profili di estrema raffinatezza, volti fiabeschi rimandano alla caducità del tempo reale con naturale capacità espressiva, un prosieguo musicale pronto ad evitare note estranee all’armonia per poi scivolare in ciò che è impercettibile nell’immaginario collettivo: la sensibilità dell’epidermica emozionale sottoforma di filiforme delicatissima poesia. E ciò che gli occhi non vedono è un movimento veicolare tra fantasia e realtà, tra la leggerezza percettiva e la profondità pensante plasmata dalla creatività di Coppola in figure melanconiche e sorridenti allo stesso tempo, serene e tormentate insieme, contraddittorie, ma solo come lo possono essere le creature dei sogni e delle favole.
Nell’unione di Arte e vita la felicità melodica di un accordo melodico tra intimità elegiaca e freschezza pittorica è uno sguardo dentro lo sguardo del dipinto, una rivelazione per l’istinto della ragione.
Ecco allora che comunicare con il presente e leggere lo spazio intorno a noi, nella dimensione ideale della teatralità, diviene una constante rappresentazione per la Coppola, nella quale sogni, intime verità e quotidiane fantasie, inestricabilmente legati, si rivelano con evidente espressività pittorica.
L’evocazione del sensibile si schiude all’animo umano con soffusi bagliori di luce imbevuti di dolce nostalgia. E’ una visione svanita tra le dita, ma ancora fortemente grondante di seduzioni lastricanti il temperamento creativo persistente nel reale pittorico dell’artista.
La danza del pennello di Claudia Emanuela Coppola scivola, così, nel simbolico delle sensazioni e si apre alla coscienza dei sogni.



di Antonella Iozzo © Produzione riservata

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