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IL critico Donato Conenna ha scritto:
Una necessità basilare. Gli artisti devono fruire del loro lavoro creativo in vita e non "post mortem". Ma le costanti del mondo dell'arte, di cui l'artista - per paradosso - è parte infinitesima, inducono esattamente al contrario. Nel raporto tra creatività e mercato, chi dipinge, in vita è condannato dal perverso circuito del collezionismo mercantile, a lunghe liste d'attesa, mentre i fantasmi dei capostipiti dell'arte, italiana e non, scomparsi per fatto anagrafico, continuano a sfornare quadri. Nutriamo l'illusione di fermare la storia dell'arte agli anni settanta del Novecento. Come se "dopo" non fosse nulla accaduto. Cosi facendo ignoriamo il lavoro di un intera generazione di operatori, seri e validi, che hanno il solo torto di essere vivi.