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Marzano Appio è un paesino accoccolato alle falde di un vulcano spento, proprio a tre tiri di schioppo da Roccamonfina in provincia di Caserta. Domenico Ursillo è nato qui tra verdi pascoli, ombrosi castagneti ed i ricordi degli aurunci e degli antichi romani. E’ diventato famoso come pittore per la sua caratteristica di conferire ai luoghi campani, effigiati nelle sue tele, quel pathos dei tempi andati legato profondamente alla civiltà contadina. L’artista insegue nella sua ricerca la condensazione dell’effluvio, la magica essenza degli “ioni” primordiali, la bellezza irradiante di un momento di quiete e di esaltazione creativa. Sviluppa nei suoi quadri il senso elegiaco della terra, narrata attraverso visioni di borghi e di palazzi seicenteschi, di monaci che deambulano all’imbrunire e si amalgamano alle pietre vetuste che sembrano sprizzare segrete energie secolari. Pittore, dunque, che sa evocare egregiamente l’atmosfera mitica del passato e dei tempi odierni attraverso una ondata corpuscolare di magiche presenze che permeano ogni anfratto con squillante accenzione. Domenico Ursillo è maestro nel centellinare i giallo cromo per rendere i campi di grano, nel conferire timbriche vibrazioni agli alberi maestosi per far rivivere la possenza dei castagneti che costituiscono l’effettivo filone aureo dei marzanesi. Ad ogni angolo di strada, là dove c’è un muro sgretolato che ricorda un tabernacolo, od un evento storico, l’artista fa scaturire riverberi dorati, persino l’ebrezza quantistica dell’aria sembra abbeversi di ossigeno, di fibrille misteriose, di urgenze invisibili. Il taglio delle case, l’impaginazione delle finestre e degli archi, lo scintillio dei tetti che brillano al solleone, la nutrita polverizzazione delle vesti, dei corpi, delle facce degli abitanti che sembrano tanti coriandoli festanti vitalizzati, danno veramente all’assunto dell’artista il pregio delle cose viste e intimenticabili. Di recente in un articolo apparso sul Mattino di Napoli ha esaltato la boriosità l'umiltà il sacrificio di questo pittore e che i recenti successi hanno fatto conoscere al collezionismo e alla critica d'arte. Un arista che sarebbe piaciuto a Van Gogh per la sua meravigliosa potenza di focalizzare l’attimo fuggente della luce.
Antonino De Bono
Critico d'Arte

Chi dichiara la morte della pittura dovrà ricredersi di fronte a questa dimostrazione che l’utilizzo di una tecnica di tradizione è ancora funzionale a esaltare la bellezza della natura. Il modello a cui questo artista si riferisce viene dalla scuola francese della fine dell’Ottocento, che ha avuto due protagonisti, Seurat e Pissarro, uno differente dall’altro, ma qui ben coniugati dalla poetica del pittore.
Paolo Levi
Critico d'Arte
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Scritto il 31/05/2016 - PALAZZO GIUSTINIAN FACCON Leggi tutto»

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