Edoardo Nonelli

scultore

Nasce a Pontedilegno, in Valle Camonica nel 1955
Inizia a dipingere giovanissimo nel 1968; a quindici anni espone le sue opere per la prima volta.
Da alcuni anni si interessa anche di scultura e grafica, realizzando significative opere. Fonda gruppi artistici ed opera per la promozione artistica e culturale. Stampa, radio e TV si sono spesso occupate della sua attività.
E' membro dell'Accademia Guglielmo Marconi di Roma.
Recentemente ha realizzato le medaglie per il Campionato Italiano ex professionisti di ciclismo e per il riconoscimento “ tessitori di Pace “ assegnato nel 2004 a Barbara Contini, ex governatore di Nassiriya in Iraq, nel 2005 al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2006 ai protagonisti del dialogo interreligioso: Andrè Chouraqui, Dalil Boubakeur, S.E. card. Achille Silvestrini.
Realizza il monumento per l’AVIS di Vallecamonica presso l’ospedale di Esine.
Mostre recenti: presso Palazzo Martinengo a Brescia – organizzazione Brescia Mostre.
E’ presente con la sua opera in istituzioni pubbliche e nei seguenti musei:
Museo d’arte sacra Pontedilegno
Museo a cielo aperto del Montozzo
Museo dello stucco e della scagliola intelvese-Cerano d’Intelvi
Collezione degli artisti contemporanei camuni - Breno

Formazione

“ L ’incontro con la magia dell’arte per Edoardo Nonelli avviene presto quando, all’inizio degli anni ’60, bambino, osserva spesso la pittrice Rina Soldo (1899-1982) ritrarre le lavandaie lungo il torrente Frigidolfo o angoli caratteristici di Pontedilegno.
Emozione? Rapimento?
Non a caso nel 1970 all’età di quindici anni espone le sue prime opere con lo scultore Francesco Petrollo, suo insegnante.

E’ la prima delle tantissime esposizioni Nazionali ed estere che contrassegnano il suo percorso d’artista e portano le sue opere da Milano a Los Angeles, da Locarno a Tokyo, da Brescia a Seoul.
Pittore prima, si accosta ad altre forme espressive stimolato dall’incontro con gli artisti Beppe Grimani, Filippo Beccaluva, Peppino Sacchi, Padre Costantino Ruggeri, Cesare Benaglia, Piero Cattaneo, Salvatore Scelba, Franca Ghitti e la frequentazione - collaborazione ventennale con l’insigne scultore medaglista Ettore Calvelli (1912-1997) con il quale ha realizzato numerose opere tra cui la grande porta-monumento, dedicata al lavoro, della chiesa di Casto in Valsabbia.

Ora le sue esperienze artistiche spaziano dall’uso di molteplici tecniche grafiche e pittoriche alla scultura alla medaglistica.
Il cammino di ricerca lo ha portato inoltre ad allestire mostre e musei in luoghi prestigiosi quali:
Museo Parrocchiale d’Arte Sacra - Pontedilegno; Pinacoteca Calvelli - casa paterna di S. Francesco (Assisi); Sala Calvelli - Museo Villa Clerici ( Milano); Mostra antologica Calvelli presso Museo Diocesano Basilica S. Marco (Venezia); mostra antologica presso Antoniano (Bologna); museo a cielo aperto del Montozzo a quota 2500 s.l.m.; Franca Ghitti - altri alfabeti Museo diocesano di Milano, ecc.

Il dare vita a gruppi artistici ed operare per la promozione dell’arte e della cultura è quotidianità, perché per Edoardo Nonelli vivere l’arte è impegno che va oltre l’occuparsi della “ propria “ arte.
Per questo ha realizzato e continua a realizzare opere per iniziative promosse da Enti ed Istituzioni dando il suo contributo perché ciò che è bello trovi spazio e parola.”



Prof. Rosa Persini Benussi

Tecniche

Pittura,scultura,grafica

Bibliografia

Edoardo Nonelli guarda all’arte con lo stesso stupore con cui si guarda lo spettacolo di un’immensa montagna che chiude ed apre le vie del cielo.
Ne sperimenta le potenzialità con la stessa dedizione con cui si percorrono i sentieri che salgono verso la vetta.
Ogni sentiero ha una sua specifica ragione, risponde ad un fine esplorativo, è mezzo di conoscenza, è gioia della scoperta. Così è dei linguaggi artistici.
La metafora, suggerita dai paesaggi familiari a Nonelli, è indicativa della vastità della sua ricerca che ugualmente e felicemente si dispiega sui versanti della pittura, della scultura ed anche ( e non solo per ragioni professionali) dell’architettura, forse il luogo ove le diverse forme sono chiamate ad una feconda complementarietà funzionale alla vita organica dell’opera.
Verso questo traguardo portano i diversi percorsi artistici di Edoardo Nonelli.
A cominciare dal discorso pittorico.
Esso è segnato da una poetica che intende purificare il paesaggio, liberandolo da inutili sovrapposizioni realistiche, per ricrearlo nelle linee pure dello sguardo interiore, eco dell’anima, evocazione di un sentimento.
Sono frammenti di poesia in bianco e nero le Venezie che Nonelli ha osservato, indagato, rappresentato nei suoi “taccuini “giovanili : in quelle Venezie c’è il segno della città misteriosa, c’è il sogno della città ideale.
Esse non vivono del ricordo ma del desiderio pungente di un ritorno purificato che in quanto tale si accende e si presenta nitido, essenziale, assoluto e tali sono i tratti appena accennati dei cieli, delle architetture, della gente e dei colombi di piazza S. Marco.
Da queste esperienze giovanili Edoardo Nonelli è approdato alla pittura della ben nota stagione artistica caratterizzata dal semplice e leggero contrapporsi di spazi colorati tali da creare una geometria delle forme in sé conclusa: forme chiare, aeree, ma non “metafisiche” ( conviene stare alla larga da siffatto ed abusatissimo riferimento), perché nelle opere di Nonelli non ci sono punti interrogativi, situazioni ambigue e sottilmente equivoche, fonte di apprensione volta alla schizofrenia; al contrario le sue architetture colorate rispondono ad un preciso senso dell’ordine che è razionalità dello spazio colto in una tale essenzialità di raffigurazione e in una tale purezza di luce da dissolvere la realtà sacrificando le cose all’idea.
In questa scelta, lungamente meditata e maturata in tante prove, si iscrivono sicuramente quelle più complesse “composizioni” che si definiscono come letture globali e interpretazioni simboliche, per immagini vere e al tempo stesso allusive, di una civiltà che vive nel passato-presente delle sue forme urbane.
Sono sempre le forme architettoniche il linguaggio scelto da Nonelli solo che ora, nel ricreare i segni del tempo lasciati nelle mappe della Vallecamonica ( che nasce dal Sebino) o della Lombardia, quelle forme sono contestualizzate e sintatticamente assunte nella trama di un discorso che è pensiero e cioè struttura civile.
E qui si innesta un altro percorso, un altro sentiero dell’arte. Non sono poche le commissioni che Nonelli ha ricevuto per dare continuità nel futuro al passato-presente: le commissioni che hanno cioè chiamato l’artista a realizzare monumenti che celebrano di volta in volta o il lavoro, facendo memoria delle vittime, o la generosità di chi dona la vita per la vita.
Questo approdo è segnato dalla scoperta dei valori formali e formativi della scultura, nella sua valenza semantica artistica ed etica: linguaggio che Nonelli ha appreso alla scuola di Ettore Calvelli, l’artista che attraverso le sue medaglie, ha saputo fare del bronzo la materia per esprimere la levità palpitante e la profondità emotiva dell’evento spirituale. Ancora una volta all’origine c’è un desiderio di ritorno, se si pensa al fatto che Nonelli espone adolescente le sue prime opere con lo scultore Francesco Petrollo, suo insegnante.
Realizzando con Calvelli la porta-monumento della chiesa di Sant’Antonio di Casto, in Val Sabbia, Edoardo Nonelli assume un impegno che è una responsabilità: nel rendere omaggio al Maestro, sa che la porta del tempo - della fatica, della giustizia e dell’ingiustizia, della preghiera, della pietà e dell’amore - si apre sull’eternità.



Prof. Eugenio Fontana



















Tratto dall’Antologia degli artisti contemporanei camuni “ i colori della Valle” di Eugenio Fontana – Ed. 2000
Acqua che scorre … come la vita
Paolo Sacchini



E’ una piccola opera di Edoardo Nonelli a dare il titolo a questo scritto: un cristallo di neve che fa dolcemente capolino, quasi in semitrasparenza, prima di sciogliersi e generare un rapido e sottile corso d’acqua, contemporaneamente simbolo dello spazio che il fiume apre alla vista nella sua discesa e del tempo che accoglie l’incessante mutamento della vita.
E in effetti, sarebbe difficile trovare un titolo più convincente ed onnicomprensivo, perché esso non solo sintetizza il significato per così dire geografico della mostra, in cui l’acqua è assunta quale elemento caratterizzante del paesaggio bresciano, ma rende appieno anche quella dimensione vitale – aperta,mutevole, vivace – che è inevitabile quando si coinvolgono in una sola esposizione diciotto artisti tra loro anche molto diversi.
Certo per Palazzo Martinengo si tratta di un’occasione particolare, di una rassegna piuttosto insolita.
Ospitare un così alto numero di artisti bresciani viventi in una storica sede espositiva della città esplicita infatti una scelta precisa: è la dimostrazione della volontà di aprire il Palazzo a tutto ciò che il territorio comunica e rende vivo, di farne una sorta di spazio aperto in cui le più disparate componenti culturali e tradizionali possano trovare accoglienza e considerazione.
E d’altra parte, questa mostra è essa stessa una sorta di emblema di tale apertura ed eccezionale varietà di forme, poiché se si eccettua il tema delle diciotto opere – una per artista – appositamente realizzate per Oi acqua che scorre, non sarebbe neppure possibile trovare un minimo comune denominatore per ciò in cui ci si imbatte passeggiando nelle sale del percorso: ora paesaggi ed ora nature morte, ora ritratti ed ora composizioni astratte, ora dettagli tracciati in ppunta di pennello ed ora tratti vigorosi e larghi, campiture piatte, delicati acquerelli, textures polimateriche, intrichi di segni informali…insomma, la più larga varietà di tecniche, stili, supporti,sensibilità.
Che scorrono…come la vita.
Acqua che scorre, si diceva.
E allora conviene cominciare proprio da Edoardo Nonelli, che nel mutevole movimento dell’acqua nello spazio e nel tempo ha trovato il principale motivo ispiratore delle opere realizzate per la rassegna.
Già si è parlato di Acqua che scorre…come la vita: un pezzo in cui il flusso d’acqua, pur incontrando nel suo scorrere difficoltà e balze da superare, non si interrompe mai ed anzi suggerisce una continuità assoluta, che va decisamente molto al di là dei limiti constatabili in ciò che il dipinto inquadra.
Lo stesso può dirsi per Vallecamonica, in cui l’Oglio è filo conduttore di un paesaggio per così dire complessivo, che condensa in pochi e ben individuati motivi iconografici non solo l’apparenza, ma anche – ed anzi soprattutto – lo spirito dell’intera valle.
E’ una scelta molto interessante, quella di Nonelli: anziché ritrarre un paesaggio specifico, magari avanguardisticamente scomposto in piani e sfaccettature, il pittore-scultore-architetto di Pontedilegno preferisce sommare – sintetizzandoli – una scarna serie di dettagli provenienti da paesaggi alquanto differenziati ( siano essi brani di natura o urbani, con una predilezione per gli elementi architettonici che pare sottolineare l’attenzione di Nonelli per la tridimensionalità ed il progetto).
Né si può dire che questa tendenza alla sintesi di elementi ed atmosfere sia una novità dei suoli ultimi pezzi ( quelli da noi citati, così come Lombardia, sono datati 2008) poiché la si ritrova agevolmente anche ne La Vallecamonica nasce dal Sebino e in Paesaggio camuno con violino ( entrambe opere del 1989), a testimonianza di una preoccupazione che Nonelli sente ormai da tempo e che evidentemente considera decisiva al fine di trasmettere qualcosa in più che la semplice “apparenza” di un luogo……..