Biografia

Formazione artistica

Curriculum Vitae.
Gennaro Angelino nato in provincia di Napoli, il 10\05\59, fin da piccolo esprime la passione per la scultura, trasmessa dal padre (scultore in marmo).Spontaneo il suo indirizzo negli studi artistici e dopo averli completati frequentando il corso di pittura all’accademia di Napoli riesce a comprendere il suo vero percorso artistico da intraprendere. Nasce così la passione per la ceramica e per la scultura. All’inizio giocando con i colori e con la loro imponderabilità di fusione,dopo attraverso la forma fonde le due cose.Ha partecipato a varie manifestazioni artistiche dal 1979 ad oggi,tra queste : alla Biennale della Ceramica di Cerreto Sannita, alla manifestazione “La notte delle Streghe “Ostuni, alla mostra itinerante “I Cristalli di S.Antimo”, collettiva sala Gemito Napoli, collettiva chiostro San Francesco Sorrento, alla biennale di Anzio e Nettuno “Guerra alla Guerra, personale Ciò che resta…un racconto attraverso l’arte all’atelier san Martino, Heart Earth Art villa fiorentino sorrento , collettive alla libreria Guida Napoli,startup Verona sala Birolli , HUMAN RIGHTS Rovereto,Seven villa Vannucchi San Giorgio a Cremano, Seven Museo Arte Contemporanea” ARCOS “Benevento . Attualmente vive e lavora a Caiazzo occupandosi di ceramica classica e moderna , restauro , scultura e pittura contemporanea.
Scrive di lui lo scrittore Francesco Di Di Domenico :

Gennaro Angelino viaggia nell’arte come in un paradosso.
Nasce artista, tra le lapidi che scolpisce il padre; marmi che parlano e raccontano vite e sogni interrotti. Fa studi d’arte, poi successivamente torna verso la manualità, come un operaio dell’arte. Restaura quadri, modanature antiche, pezzi di castelli diroccati, ceramiche devastate dall’incuria, spesso reinterpretandole, per assoggettarle a se perché si considera il punto di fusione, il border-line tra l’arte e l’artigianato. S’innamora così della materia; conosce la quercia, e il biondo castagno che, da trave di sostegno diventa scultura che racconta il passato. Impasta la creta e vede la terra, che cotta, diventa oggetto di comunicazione che racconta la bellezza e il dolore, la gioia di vivere e il suo contrappasso: la noia di vivere.
Della Bauhaus, dell’idealità dell’artigianato artistico, ne sottrae la maestranza ma non il rigore formale e raziocinante: Angelino è surreale per contestazione. Non tollera la realtà e le sovrappone frammenti di sogno, incubi compresi. Viaggia dentro la creazione umana, trafugandone pezzi e assemblandoli, come memoria perpetua. Cerca di nascondere la scorza barocca, da cui tutti gli artisti discendono, inconsciamente, scarnificando con vulnus sanguinanti, con ferite dolorose, le sue sovrapposizioni; e le sue pitture non si sottraggono anzi sono il continuum. I colori impastati sulle tele sono netti, come di carne viva, come i colori dei corpi aperti dai chirurghi, raccontano dolori e pensieri immani. Gennaro Angelino è uno scrittore che racconta con la materia la corporeità delle cose, ne narra il loro divenire catalogandole, e falsificandole a futura, distorta memoria.

Francesco Di Domenico