Biografia

Progetti


1975- Assieme a Brevilliero, Cavallini, Mastropietro e Previato fonda il Circolo Artistico L’Incontro di Rovigo al cui ruolo culturale diede notevole contributo critico ed organizzativo Nino Oliva
2004- Estensore del Manifesto dell’Oggettivismo Naturale
2005- Estensore del Manifesto del Razionalismo Estetico
2006- Estensore del Manifesto “ Terre Emergenti “ assieme a Marco Lazzarato, Marcello Framba e
Guido Signorini
2007- Autore di “ METASINTESI “


Principali eventi espositivi

Fino al 1974 partecipa a varie manifestazione espositive collettive
1975- Personale alla Galleria d’Arte Moderna Alba di Ferrara
1975- Personale al Circolo Artistico L’Incontro di Rovigo
1976- Personale preso la F. Polesana di Milano
1976- Personale alla Galleria Hatria di Adria
1977- Personale al Circolo Artistico L’Incontro di Rovigo
1977- Partecipa alla Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea di Milano
1979- Personale alla Galleria Sintesi di Milano
1982- Personale alla Sala Gidoni di Badia Polesine
1983- Personale alla Galleria L’Incontro di Rovigo
1983- Partecipa alla Collettiva Bevilacqua-La Masa presso il Museo d’Arte Moderna Cà Pesaro di Venezia
1983- Personale al Rist. Primo di Zurigo
1984- Partecipa a Le Salon des Nations presso il Centre International d’Art Contemporain a Parigi
1984- Partecipa ad Arte Contemporaneo – ARCO 84 a Madrid
1985- Personale alla Galleria L’Incontro di Rovigo
1986- Partecipa alla Rassegna Abanotermearte di Abano Terme
1987- Partecipa ad Arte Fiera 87 di Bologna
1987- Partecipa alla Rassegna Confronti 87 presso Villa Contarini a Piazzola sul Brenta
1988- Personale alla Galleria Il Fiore di Bassano del Grappa
1988- Partecipa alla Rassegna Biennale d’Arte Contemporanea BIDART di Bergamo
1990- Personale presso l’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine
1992- Partecipa alla Rassegna Nati sotto Fetonte presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo
2005- Partecipa alla Collettiva Terre Emergenti Organizzata dalla Galleria Signorini di Lendinara
2006- Partecipa al Progetto per la rinascita del linguaggio pittorico “ Terre Emergenti “
2006- Personale alla Galleria Signorini di Lendinara (RO)
2007- Personale alla Biblioteca Civica Mattia Bortoloni di Castelguglielmo (RO)
2007- Partecipa presentato dalla Galleria Centro D’Arte La Roggia alle seguenti manifestazioni
fieristiche: ART VERONA, ARTE PADOVA, FIERA FORLI’
2007- Partecipa alla Mostra Collettiva d’Arte Contemporanea promossa dalla Galleria Signorini a
Castelmassa
2008-2009 Personale alla Rocca di Cento (FE)
2009- Personale alla Settimana Culturale Fondana di Fondi (LT)
2009- Personale alla Villa Badoer di Fratta Polesine (RO)
2009- Personale alla Galleria Centro D’Arte La Roggia di Conegliano (TV)
2011- Partecipa all’evento Meridiano Acqua-Meridiano Fuoco Magazzini del Sale e Cà Zanardi
2012- realizza con EGS Galleria Signorini di Lendinara (RO) la cartella d’arte MY TIME per Emergency
2012 – Presenta ad ARTEPADOVA 2012 “ MY TIME "
2013 - Partecipa alla Rassegna " Black&White " Astrazione negli opposti presso MADE4ART di Milano
2013 - Personale MY TIME presso MADE4ART di Milano
2016 - Partecipa ad ARTE PADOVA 2016 presentando il saggio d'arte " AI CONFINI DELL'INFINITO" relativo agli ultimi lavori



Collegamenti esterni




www.saatchiart.com/gianninoferlin
www.gigarte.com/gianninoferlin
www.egsedizionigalleriasignorini.it







Formazione artistica

Giannino Ferlin non frequenta alcuna accademia d'arte, ma affianca e sviluppa, accanto alla propria attività di manager, il suo lavoro artistico come autodidatta.
Ferlin è un pittore che si distingue per le attuali opere che tendono a superare l’astrazione figurativa europea e l’astrazione espressionistica americana per approdare ad una nuova dimensione situata oltre l’astrazione, cioè la “Metasintesi”.

Tecniche

Le tecniche che ferlin ha utilizato sono:
- pastelli su cartone
- olio su tela
- acrilico su tela
- tecniche miste

Bibliografia

GIANNINO FERLIN
Neo-simbolismo vs Astrattismo
Roberto Roda




Un breve viaggio dal Simbolismo all’astrazione
Nativo della Boemia orientale, Frantisek Kupka (1871-1957) è ricordato quale pioniere dell’astrazione pittorica, spesso dimenticando che prima era stato uno dei grandi protagonisti del Simbolismo europeo. Alcune sue raffigurazioni simboliste come La via del silenzio (un pastello del 1900 circa oggi conservato a Praga), La sfida anche conosciuta come L’idolo nero (un’acquatinta del 1903), Ammirazione (un’opera del 1899 oggi conservato al MoMA di New York) continuano ad esercitare una forte influenza sulle rappresentazioni fantastiche contemporanee, cinema e illustrazione editoriale comprese. Si dice che il regista Francis Ford Coppola abbia modellato il Castello del suo Dracula ispirandosi all’Idolo nero e forse sarebbe il caso di chiedersi se Carlo Rambaldi quando ha pensato per Spielberg la figura di E.T. avesse presente gli straniti coboldi dell’Ammirazione. Di simpatie anarchiche Kupka (che fu anche illustratore e disegnatore satirico) era anche un esoterista: frequentava la teosofia, si occupava di filosofia, astrologia, religioni orientali, scienze occulte, musica, spiritismo ed esercitò per anni il mestiere di medium.
Il viaggio verso l’astrazione iniziò attorno al 1909, quando Kupka era ormai prossimo ai 40 anni. Era stato Karl Wilhelm Diefenbach, artista simbolista, teosofo e santone, sacerdote di un naturismo sacralizzato che predicava il culto del sole a fargli scoprire che poteva esistere un legame fra pittura e musica. L’idea di ricercare la dimensione cinetica in pittura gli derivò da alcune nuove invenzioni quali il cinematografico prassinoscopio e dagli studi fotografici sul moto condotti da Marey. Musica e cinetica portarono Kupka ad elaborare ricerche basate sul principio della ripetizione ritmica delle immagini: il movimento scompone la figura rendendola irriconoscibile. Kupka pervenne infine a raffigurare un ritmo dinamico in continua espansione che è strettamente legato ad una concezione teosofica di “supercoscienza” o coscienza cosmica (che presenta analogie con il concetto di “spirituale nell’arte” sostenuto da Kandinsij) in cui confluiscono visioni chiaroveggenti e di trance ipnotica.
Sebbene non sia questa la sede per approfondire le variegate e disperse origini dell’Astrattismo nell’Europa del primo Novecento vale qui la pena di ricordare, in estrema sintesi, anche la vicenda artistica di altri due pionieri dell’astrazione pittorica, il russo Vasilij Kandinskij (1866-1944) e l’olandese Piet Mondrian (1872-1944)
Entrambi pervennero all’astrazione provenienti dal Simbolismo e col tramite di interessi esoterici, teosofici, mistici e occultistici, quegli stessi interessi che avevano ampiamente alimentato la misteriosofia e il misticismo figurativo simbolista. Il primo, influenzato da Jan Toorop, dipinse opere esoteriche prima di approdare all’astrazione austera e rigorosa per cui è soprattutto noto. Il secondo fu allievo di Franz von Stuck, fra i fondatori della Secessione di Monaco, e come simbolista realizzò nei suoi dipinti forme plastiche che preannunciavano il decò e una naivitè favolistica alla Chagall. Realizzò i primi acquerelli astratti tra il 1910 e il 1912 e nei suoi quadri non figurativi, quelli che lo hanno elevato a protagonista assoluto dell’arte moderna, sono pressoché assenti le forme geometriche. Per lui, come per Kupka, è importante il rapporto con la musica, dalla quale mutuerà i titoli dei propri lavori, addirittura numerandoli come si fa con i brani musicali.

L’astrazione senza memoria eppur con qualche eccezione
All’astrazione vengono usualmente ricondotte le forme di espressione artistica visuale non figurative, ove l'immagine dipinta non può essere ricondotta ad una rappresentazione della realtà. Vi è chi col termine "Astrattismo" designa in senso stretto solo la ricerca della forma pura tramite colori e geometrie (si pensi a Josef Albers, tanto per fare un esempio), chi meno restrittivamente annette all’astrazione tutte quelle esperienze non figurative che vengono definite con nomi propri, quali Espressionismo astratto, certe forme rarefatte di Futurismo, Vorticismo, Raggismo, Cubismo orfico, ancora e soprattutto Informale, Spazialismo, Arte cinetica e programmata, Optical Art, ecc.
Nell’astrazione italiana della generazione che si afferma nel secondo dopoguerra ogni legame anche indiretto col figurativo, col Simbolismo, con l’Arte fantastica (già rifiutato dalla generazione degli astrattisti fra le due guerre, penso a Rho, Radice, ecc) sembra ormai definitivamente allontanato. Fa forse eccezione Mario Nigro (1917-1992) perché sebbene negli anni cinquanta ponga le sue creazioni in rapporto con la storia dell’astrattismo precedente degli anni trenta e quaranta (elementi geometrici incastrati con continui cambi di direzioni) e poi, negli anni sessanta e settanta, evolva il proprio linguaggio a raffinate e rarefatte aggregazioni di segni e linee colorate sulla tela bianca, qua e là durante gli anni lascia affiorare improvvise strutture che paiono alludere a lontani vorticismi e futurismi del primo Novecento ( si veda ad esempio l’opera Vibrazioni simultanee,1962). Mai dimentico della storia che ha portato alla astrazione, ritorna infine, negli ultimi anni di vita, ad una contemplatività che nella serie dei Dipinti satanici, ancora informalmente astratta, sembra alludere ad una figurazione drammatica dalla tensione simbolica.

La vicenda artistica di Ferlin: dal Neo-simbolismo all’ Astrattimo
Se ho parlato di Kupka, Mondrian e Kandinskij che dal Simbolismo approdano all’astrazione e di Mario Nigro che dall’astrattismo, senza rinunciarvi, sembra far riaffiorare rimandi a drammaticità figurative, è per buona causa. Infatti, vorrei indurre il lettore meno addentro alle cose dell’ arte a non considerare necessariamente l’Astrattismo come oppositivo all’arte figurativa più immaginifica, quella di propensione fantastica, che altrimenti il percorso pittorico di Giannino Ferlin rischierebbe di apparire incomprensibile se non incoerente, quando invece non lo è affatto. Osservato non con l’ occhio del critico d’arte e nemmeno alla luce degli altisonanti proclami degli artisti, bensì con il metro dell’antropologia dell’arte, della storia delle mentalità, il legame fra Arte fantastica e astrazione non pare necessariamente oppositivo quanto piuttosto contiguo, evolutivo e, a volte, persino metamorfico

Nella seconda metà degli anni ottanta Ferlin è ancora impegnato a dipingere, e con risultati degni di nota, soggetti figurativi “fantastici”.
Pathos (1984), Smarrimento (c.1985), Metrò (c.1985), Concerto di pace (c.1986), Alla ricerca di nuovi simboli (1987), La coscienza ritrovata (1988-89), tutte opere che riproduciamo a corredo di queste note, sono oli su tela di grandi dimensioni. L’afflato è “surreale”, non mancano citazioni metafisiche (nell’opera La coscienza ritrovata è evidente un rimando a De Chirico) ma alla fine il risultato complessivo può essere definito neo-simbolista, giacché allegoria e metafora prevalgono su qualsivoglia tentazione onirica.
L’approdo all’astrazione avviene nella prima metà degli anni 2000, dopo un lungo, decennale, periodo di riflessione e ripensamento in cui Ferlin ha rarefatto, quasi sospeso, l’attività artistica. Il ritorno alla pittura è segnato dalle ricerche titolate “Oggettivismo naturale”, ove alcune opere ( es. Elementi casuali, 2004), appaiono sintonizzate sulle strutture praticate da Mario Nigro negli anni settanta (si pensi ad esempio a Le ore e a Un incontro, tecniche miste su tela, rispettivamente del 1972 e del 1974).
La ricerca dell’astrazione e il distacco dal figurativo non è mai per alcun artista facile e indolore. Un’ opera del 2006, Free Rational Birds, afferente alle ricerche titolate “Free Rational Colors” , in cui sono presenti anche installazioni che inneggiano alla Land art, ci mostra un Ferlin intento a riflettere sul significato e sul ruolo dei colori nella vita dell’uomo, ma anche afflitto da una momentanea indecisione. La figura ritorna qui ridotta a oggettuale silouette ma capace di dialogare con la forma geometrica: le sagome degli uccellini rimandano ai richiami di latta ormai desueti che i vecchi cacciatori adopravano nelle valli del Po, ma su di loro è come si fossero abbattute le allegre temperie del Pop, la gioiosa razionalità del Memphis di Ettore Sottsass Jr, le didattiche laborialità di Bruno Munari. Il risultato è delizioso, spiace solo che Ferlin ormai in marcia verso una astrazione sempre più inflessibile e geometrica abbia deciso di accantonare la sperimentazione dei “Free Rational Colors”.
Il resto, che ci conduce all’oggi, consiste soprattutto nella preparazione di questa mostra, la cui storia contenutistica è fatta di dialoghi spaziali estremi fra colori e linee. Dialoghi apparentemente razionali, eppure nelle intenzioni dell’artista sempre simbolici. In lontananza nuovamente pare di sentire, appena bisbigliata, la lezione di Mario Nigro e delle sue linee spezzate, quelle che nei primissimi anni ottanta vollero trascendere ogni lineare quiete per sposare il dramma e, frantumando lo spazio del quadro, trasformarsi in Terremoti.





Sono stati pubblicati vari cataloghi tra i quali Giannino Ferlin -Chromatic Codes a cura di Roberto Roda e Isabella Falbo edito da Editoriale Sometti - Mantova
Nel 2016 Giannino Ferlin pubblica il saggio d'arte " AI CONFINI DELL'INFINITO " relativo alla mostra omonima presentata ad ARTE PADOVA 2016

Hanno scritto di Ferlin:
Boccaccini Rino, Enrico Maria Davoli, Falbo Isabella, Garbato Sergio, Giordani Grazia, Montemagno Franco, Oliva Nino, Portalupi Mario, Previato Angelo, Rizzi Paolo, Roda Roberto, Romagnolo Antonio, Signorini Guido, Tonello Renzo.