COMMENTI CRITICI

Da 'PROTAGONISTI DELL'ARTE 2014. DAL XIX SECOLO AD OGGI - pittura, grafica, fotografia', a cura di Paolo Levi, EA Editore Palermo.

La pittrice enuncia già nel titolo della sua ricerca astratta il senso straniante di un gioco visivo di calcolati rimandi segnici e cromatici. Dal centro focale di un sottile ricamo si dirama un vigoroso tracciato di colori densi e vivi.

di Paolo Levi

simmetria-apparente
Simmetria apparente

Da 'IL BORGHESE' (gennaio 2014)

Pittura e Teatro in Emilia Di Stefano
di Errico Passaro

L’ARTE moderna rappresenta, per i più, una forma espressiva astrusa e lontana dalla realtà. Per un critico rappresenta una sfida intellettuale che si è tentati di raccogliere. Lo facciamo prendendo a riferimento l’opera di una giovane artista italiana, Emilia di Stefano, capace di operare singolari sinergie fra pittura e teatro. Invece di lanciarci in interpretazioni che potrebbero forzare il senso della sua creazione, lasciamo la parola all’interessata, perché descriva l’intento che muove il suo pennello. «La mia ricerca artistica» ci spiega Emilia «si incentra sullo studio della materia. Ciò che caratterizza il mio lavoro è far soffermare i fruitori delle mie opere sugli aspetti sensoriali che il contatto (visivo e tattile) con la materia trasmette. Le mie composizioni sono una continua ricerca sulla materia in quanto colore e in quanto frammento di oggetto. Prediligo assemblare sul supporto oggetti dismessi o elementi di oggetti rotti, usati, deteriorati: si tratta di un’operazione di decontestualizzazione quasi duchampiana, poiché vuole far emergere l’essenzialità dell’oggetto, avulsa dalla funzione per la quale è stato progettato e dall’uso che noi meccanicamente ne facciamo». In effetti balza all’occhio anche del profano l’effetto straniante dell’oggetto strappato alla sua identità, misurata dal suo valore commerciale, e inserito di forza in un contesto estetico totalmente altro, come risulta dalle opere esposte, da ultimo, nell’ambito della recente collettiva di Anagni La Fenice. «Si tratta di osservare l’oggetto o l’elemento materiale attraverso gli occhi di un bambino», continua l’artista, «di scoprirne cioè l’essenza spirituale, che deve connettersi con la nostra spiritualità. In fondo si tratta di un momento giocoso, e, proprio per questo, estremamente significativo e vitale». Gioco per l’autore e, aggiungiamo noi, anche per il fruitore. Ma sentiamo ancora la filosofia della Di Stefano dalla sua viva voce, senza filtri critici: «Questo processo di esplorazione deve arrivare ad un livello di profondità emotiva tale da portare il fruitore a sentirsi un tutt’uno con l’opera. In tal senso risulta essenziale la consistenza del colore, denso e puro nei miei lavori. Il colore rappresenta per me anche l’immagine dei miei stati d’animo, dei miei pensieri, della mia visione della vita». Non c’è dubbio che il colore, piuttosto che la linea o il chiaroscuro, sia il tratto caratterizzante della pittura della Di Stefano: colori accesi, elettrici, stesi con pennellate ampie e generose. «Vorrei che i miei lavori suscitassero emozioni stimolando il potere di evocare (come dice Calvino) immagini in assenza, di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dal profondo delle proprie emozioni, di pensare per immagini»…ecco, ci troviamo gemellati alla Di Stefano nella tensione a rappresentare l’irrappresentabile: lei con le arti visive, noi con le parole. Personalmente, prediligiamo il filone realistico-grafico che Emilia associa alla produzione astratta. Anche in questo caso abbiamo necessità di tornare a più riprese sull’opera per cogliere tutti i livelli. Di là del primo impatto, abbiamo la percezione che esista uno strato più profondo che attinge al suo inconscio e che è pienamente comprensibile soltanto a distanza di tempo, dopo varie visioni. Costatato che i titoli richiamano l’immaginario fantastico (Mythos, Excalibur, La Porta Magica, Alchimia), ci sembrano ricorrere alcuni elementi molto simbolici, come la chiave e l’occhio. Infine, cogliamo una neppure troppo vaga somiglianza - non sappiamo se voluta o casuale - delle opere Dissolta nel tempo e Blu con la poetica surrealista di Karel Thole, copertinista-principe della storica rivista fantascientifica «Urania». Ci rendiamo conto che, a confronto con le critiche erudite degli specialisti, le nostre possono sembrare notazioni superficiali; in realtà, esse sono figlie di una godimento emotivo, di impressioni a caldo. Proviamo ad entrare nella fucina dell’artista: «Io dipingo d’impulso e non realizzo bozzetti. Ho in testa un’idea coloristica e di forma che poi mentre dipingo prende una sua vita, che può essere anche molto diversa da come me la prefiguravo. A volte è un bene perché quello che ne viene fuori finisce col piacermi di più di ciò che avevo in testa; a volte, invece, mentre do le prime pennellate, mi rendo conto quasi subito che non ho iniziato con l’energia giusta. Così, mi capita di ricominciare da capo, se riesco a ‘recuperare’ la tela, o di buttare via tutto il lavoro, se lo trovo spento, brutto, non affine al mio spirito o a ciò che volevo esprimere in quel momento. Dipingo soprattutto quando provo delle sensazioni forti, che possono essere piacevoli o spiacevoli, perché queste mi danno la spinta».«Nei miei progetti di arte visiva entra in gioco l’aspetto performativo rituale e dunque teatrale…», ci confida ancora l’artista, che è attiva anche con progetti paralleli in campo teatrale. Da qui il racconto di azioni sceniche, in cui i movimenti simbolici di performerse le loro interazioni sul proscenio si abbinano ad una scenografia pittorica che, lungi dall’essere mero sfondo, diventa co-protagonista della rappresentazione. Insomma, da quanto precede, emerge il ritratto di un’artista a tutto tondo, capace di spaziare fra diverse forme espressive senza barriere preconcette. Un atteggiamento che bisognerebbe imitare, non soltanto nell’ambito artistico, ma anche nelle relazioni umane.

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Sguardo interiore

MARTELIVE 2011

Emilia Di Stefano ha dei punti in contatto con Flavio Romani perché opera anche lei con collages polima-terici su tela, ma lei stende le sue cromie acriliche in genere animata da uno spirito psichedelico-informale più poppeggiante, tant’è vero che i tappi di plastica per bottiglia e gli intrecci rotondi di corde sembrano tutto sommato momenti di calda generosità, effusioni di istintività vitale, manifestazioni di libertà d’espressione carica di ostilità solo verso le omologazioni e l’ipocrisia, come si evince dal suo depliant. E appunto, nel quadro realizzato ieri, sembrava manifestarsi più che altro una certa aggressività: le spugnette applicate sulla tela erano diventate quasi nere di colore e tutta la superficie era più sofferta, esprimendo un caos che avrebbe potuto essere gestito con più coerenza usando in senso più convenzionale le due spugnette contro le incrostazioni; ma tutto può ancora essere recuperato nella quiete dello studio di Emilia ripristinando una certa “pulizia” e poi ripercorrendo le tracce di un Mario Schifano supposto magari ostile alle casalinghe.

Marco Settembre (da 'Martemagazine', 12 Maggio 2011)

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Furore

LA PITTURA DI EMILIA DI STEFANO

di LORIS (Lorenzo Gassi)

Chiazze di pittura spruzzate, picchiettate e sgocciolate sulla tela con controllato abbandono, evidenziano la spontaneità e gestualità dei principali elementi dei movimenti pittorici di Espressionismo Astratto.
Emilia Di Stefano coglie ogni riferimento della sua vita, passata e presente, e rielaborando tutto, senza trasformare nulla, la esprime creando nei suoi dipinti atmosfere, sensazioni e movimento; obiettivi ben riusciti.
Si nota nei suoi dipinti un metodo spesso aggressivo, violento, momento liberatorio della sua rabbia, catene, il rifiuto verso paradossi ed ipocrisie evidenziati sotto forma di pacchetti di sigarette, immagini di foto o, come nel caso del dipinto “Memoria Rubata”, una dolce e pura espressione di un linguaggio poetico.
La sua tecnica non ha un punto fermo di osservazione o lavoro da cui partire, ma tutto si omologa alla sua libertà di espressione creativa, meccanismo utile in modo da poter girare intorno al suo lavoro: quasi trasformando la sua stessa persona nel gesto pittorico, e senza casualità, riesce a controllare il flusso del colore, che nelle sue pennellate non conoscono inizio, tantomeno fine. Sembra quasi dire “VOGLIO ESPRIMERE I MIEI SENTIMENTI”. Ecco il messaggio di una sensibilissima artista.

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La memoria rubata

Da 'AVANGUARDIE ARTISTICHE 2010', a cura di Sandro Serradifalco, Centro Diffusione Arte Editore Palermo

L'Arte di Emilia Di Stefano lascia spazio ai sentimenti dell'Anima. L'agire irrazionale prende il posto di una razionalità che vien meno. Le pennellate sono quelle di un action painting che va oltre la linea perfetta, per ascoltare quella voce che rende il gesto autentico. Sulla tela vengono dunque riportati quei sentimenti che rappresentano l'elemento d'indagine dell'Artista. Espressività puramente detta e valori "altri" fanno della pittura della Di Stefano un melange di emozioni.

di Salvatore Russo

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Tentazione blu

Dal 'I° PREMIO INTERNAZIONALE DI PITTURA, SCULTURA E GRAFICA CITTA' DI NEW YORK', a cura di Centro Diffusione Arte Palermo (gennaio 2010)

La mirabile resa artistica denuncia la perizia di una ricercatezza psicologica e di padronanza di gestire i mezzi della tecnica trasmettendo vibranti emozioni.

di Anna Francesca Biondolillo

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No smoking

Personale "CROMO"
DI STEFANO E FILANNINO CONVINCONO
I nostri giovani artisti espongono a Roma
di Lino Di Stefano

Un’interessante mostra di pittura e scultura, intitolata ‘CROMO’, si svolgerà nella Capitale dal 24 al 31 maggio presso il ‘Polmone Pulsante’, Centro Promozionale delle Arti e della Ricerca, Salita del Grillo 21.
Curata dalla Prof.ssa Anna Cirilli della Scuola delle Arti Ornamentali ‘San Giacomo’ di Roma, la mostra vede protagonisti due artisti laziali, Emilia Di Stefano e Andrea Filannino, i cui itinerari si articolano attraverso metodiche sicuramente diverse visto che i cromatismi della prima sono più accentuati rispetto a quelli del secondo, caratterizzati da vibranti velature.
In Emilia Di Stefano le tonalità coloristiche restano oltremodo forti, sebbene nei suoi ambiti astratti facciano capolino figure simboliche, anche umane, che evidenziano motivi esistenziali di chiaro sapore misterico. E i titoli delle opere – ‘La memoria rubata’, ‘Meccanismo alchemico’ ed altri – lo dimostrano in maniera evidente. Le installazioni presentano innegabili forme geometrizzanti e fantasie arabesche che mettono in luce chiare reminiscenze della lezione futurista, ce lo dimostrano titoli espliciti quali, ad esempio, ‘Forme dinamiche’. Mentre la ricerca materica prorompe in opere come ‘No smoking’, ‘Vertigo’ e nel significativo ‘Autoritratto’, tutte create attraverso l’assemblaggio sulla tela di materiali sottratti alla quotidianità – spugne, sughero, plastica, ecc. – il cui gioco compositivo è sottolineato da una forza cromatica che suscita forti emozioni.
Il messaggio di Andrea Filannino ha sembianze polivalenti perché l’artista spazia dall’affresco su legno – ‘Pensiero in movimento’ – ad opere in acrilico su plexiglass, per poi adagiarsi su opere scultoree di materiale vario, ulivo, rame, argilla. Qui il simbolismo assume delle connotazioni evanescenti, ma la figura umana vi campeggia in tutta la sua drammaticità, tant’è che i titoli di due opere rispondono al nome di ‘Biouomo’ e ‘Concentrazione’ rendendo alla perfezione il male di vivere. Male di vivere espresso anche nell’ istallazione in plexiglass ‘PazPlax’, come nei rimanenti lavori artistici di un uomo, Filannino, che sente molto l’assurdità della vita, la fatica e la lotta che essa comporta. I risultati raggiunti nella scultura intitolata ‘Mai dimenticherò’ restano emblematici al riguardo, specialmente se la si associa all’interessante lavoro ‘Notte e giorno’, costituito da rame, legno e acrilico.
Entrambi allievi della prestigiosa Scuola ‘San Giacomo’ e sapientemente guidati dalla docente Anna Cirilli, valente e affermata artista, Emilia Di Stefano e Andrea Filannino raggiungono – a nostro giudizio – gli esiti migliori rispettivamente nell’ ‘Installazione 2: la scala’, che evidenzia il percorso astratto-materico della prima, e nell’affresco su legno ‘Pensiero in movimento’, che palesa l’interesse del secondo per la scomposizione della figura umana.

Personale "CROMO"
di Anna Cirilli

Un varco aperto alla memoria è l’atteggiamento scelto da Emilia Di Stefano in quella che definiamo ricerca poetica d’opera. Il suo percorso di lavoro fa sì che si scateni una fantasiosa situazione di immagini, che assemblate nel gioco di contaminazioni tra i diversi materiali rubati alla quotidianità e al colore, vengono a creare, nella loro forza cromatica, emozioni estreme e pure.
Qui si rivela quasi una ingenuità primordiale, alla ricerca della propria affermazione che, ancora da venire, è latente e forte.

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Vertigo

EMILIA DI STEFANO AL “LIVE MUSIC” A ROMA
di Luigi Tallarico

Le opere ad acrilico di Emilia Di Stefano, intercalate dalla tecnica mista e dall’intervento del collage, sono tese da una parte a rinsanguare un realismo ormai spento e solo conformato ai modelli di natura e dall’altra a ridare consistenza alla purezza della forma, quasi a voler riecheggiare l’affermazione dei sodali di “Forma 1”: “Ci interessa la forma del limone, e non il limone”. Nella specie, Emilia Di Stefano compie un sapiente e articolato missaggio tra realtà e astrazione, tra segno e forma, per cui, mentre riduce la reviviscenza dell’oggetto naturalistico al brano cartaceo di realtà, carpito ai media e adibito all’incongruità di scala, conferisce poi al segno pittorico, in chiave astratta, la rivelazione dell’emozione, ossia la cifra magica che evidenzia l’essenza e l’atmosfera del …”limone”, non della sua identità naturalistica.

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Folklore

IL MANIERISMO “INATTUALE” DI EMILIA DI STEFANO
di Amedeo di Sora

Pur nella diversità delle tecniche compositive e delle stesse modalità creative, costantemente permane, nell’opera artistica di Emilia Di Stefano, la presenza del volto umano – e femminile in ispecie – o almeno un elemento anatomico dello stesso: il naso e le labbra, ma più frequentemente (ossessivamente direi) l’occhio. Occhi di donna inquietanti, felini, ci scrutano fissamente, emergendo nitidi dagli inchiostri su carta, dalle acqueforti, dai collages e noi, spectatores, con difficoltà riusciamo a sottrarci al richiamo seducente degli occhi, solitari frammenti di volti perduti, fari tenebrosi di esistenze smarrite. Nei collages essi si accompagnano a lacerti di corpi e di oggetti, a brandelli di ambienti urbani e naturali; negli inchiostri e nelle acqueforti, a tutto tondo spalancano i loro abissi di mistero entro linee allungate, arabescate; a volte, persistenti si occultano nel dedalo fittamente intricato dell’inconscio collettivo, tra mostri variformi ed oniriche figurazioni in bianco e nero. Vi sono, in queste composizioni, chiare ascendenze che vanno da Klimt ai preraffaelliti, da Redon ai surrealisti (in primis Salvador Dalì) e ai dadaisti, senza trascurare l’esperienza dell’informale. Ma questi richiami, oltre a testimoniare una conoscenza non superficiale della storia dell’arte moderna e contemporanea (non c’è ombra di naïveté nella creazione della Di Stefano) connotano la cifra manieristica di queste opere, testimonianza di un “processo” di ricerca in fieri che, pur nel tentativo di oltrepassare i confini delle avanguardie storiche e delle neoavanguardie, non può fare a meno di situarsi all’interno di essi, alternando “variazione” e “riscontro”, in un costante e non calligrafico intento trasgressivo. Così come manieristico è il senso dell’Alienazione che permea l’operazione artistica di Emilia: giustamente eccentrica e frammentaria, preziosamente inattuale.

frammenti
Frammenti