RICORDI, RIFLESSIONI, RIMPIANTI, CONVINCIMENTI.
La predisposizione per il disegno l'ho sempre avuta. Da ragazzo quando andavo a scuola, spesso l'insegnante mi chiamava alla lavagna per eseguire con i gessetti disegni maccanici o altri motivi affichè gli amici in classe potessero copiarli agevolmente.
Ho disegnato a matita, con pastelli, con l'inchiostro di china, più tardi con i pennarelli proprio per il piacere di realizzare qualcosa che mi desse una certa forma di piacere visivo. Molti di questi lavori, purtroppo, sono andati dispersi o distrutti. Ora mi rammarico di queste perdite. Attorno ai 25 anni ho voluto provare l'acquerello, e pur riconoscendone la bellezza e la delicatezza della resa pittorica, ho capito subito la difficoltà alla quale sarei andato incontro. A proposito di queste difficoltà mi piace ricordare ciò che scriveva Josè Liobera sulla tecnica dell'aquerello:" Prima di tutto una gran semplicità nella realizzazione tecnica. I colori debbono essere trasparenti, limpidi, diafani. Chi sa dipingere all'acquerello, raggiunge il risultato prefisso con pochissime pennellate, semplici, senza complicazioni nè ritocchi. Deve saper ottenere il tono esatto praticamente sulla tavolozza per applicarlo con sicurezza, senza tema, al lavoro. Ogni colore deve "respirare" in mezzo agli altri.
Poi bisogna saper scegliere il tema.L'acquerello, proprio a causa della trasparenza dei suoi colori, non deve essere utilizzato per temi densi, fortemente colorati, ma per temi semplici che vadano d'accordo con l'apparente semplicità dell'esecuzione tecnica.
Questa straordinaria qualità dell'acquerello - la trasparenza dei colori e l'apparente semplicità che emana da quella tecnica - è una trappola per gli incauti. C'è chi non dà importanza a questa tecnica, chi la considera al di sotto del livello che occupa realmente; troppo semplice per soddisfare le aspirazioni artistiche. Eppure, l'apparente semplicità dell'acquerello è lo scoglio contro cui inciampano tutti coloro che mancano della dovuta preparazione. E la sua reale difficoltà è il banco di prova del vero artista che si sente orgoglioso quando arriva ad essere padrone di quella "apparente" facilità." Ecco perchè ho ben presto lasciato l'acquerello....
Gli inizi, tuttavia, non sono stati molto confortanti. Avevo una miriade di dubbi che mi frullavano in testa: i tubi di colori offrivano una vastissima gamma di toni, dovevano essere usati tal quale o diluiti?, se si con che cosa? Quali tipi e forme dovevano avere i pennelli? dovevo usare pennelli o spatole? Quali tipi di tela, le dimensioni, i cartoni telati ecc. Un'altra difficoltà che incontravo, e non era di poco conto, era quella della scelta ottimale dei motivi da dpingere. Sono invero un poco esigente a questo proposito e mi ricordo che dopo avere girovagato per la campagna senza aver trovato nulla di buono, me ne ritornavo a casa senza aver dato nemmeno un colpo di pennello o tirato giu uno schizzo...
Tuttavia era tanta la volontà d'imparare che piano piano, e guardandomi attorno, cominciai ad acquistare libri d'arte, visitare mostre, chiedere lumi a pittori più anziani, sul come potevano essere risolti alcuni problemi pittorici.
I primi lavori erano sicuramente inguardabili, se visti con gli occhi d'oggi; ma quando penso alle opere d'arte moderna come la tecnica informale, la tecnica astratta, la tecnica surrealista, la pittura anticonformista e quant'altre forme d'espressione attuali, allora penso che qualcosa d'accettabile forse facevo anch'io, magari inconsiamente. Questi miei primissimi lavori, avevano ricevuto senza rimpianti, una buona dose di cementite affinchè scomparissero per sempre. Per fortuna mi accorsi che una predisposizione più marcata, direi congenita, l'avevo per la rappresentazione del paesaggio. La natura l'ho presa a mia unica e grande maestra. Un trampolino di lancio immenso con i suoi mutamenti di colore, le varietà di motivi, la facilità con cui il mio occhio iniziava a vedere le sfumature, a scrutare il tono delle ombre, i colori dei vari piani, le prospettive, l'incresparsi dell'acqua, e i riflessi sulla stessa. Ebbene, su questi temi ho cominciato a lavorare con passione e convincimento. Dipingevo e distruggevo ciò che ritenevo non accettabile, fino a quando mi accorgevo che qualcosa di buono avevo realizzato. Queste poche cose buone che realizzavo mi davano la forza di continuare e d'avere fiducia in me stesso...
Per me il paesaggio va analizzato, scelto secondo la propria sensibilità pittorica e tradotto sulla tela secondo la propria impressione avuta, affinchè possa trasmettere al visitatore le stesse emozioni che il pittore ha provato durante il suo lavoro...
La tecnica pittorica di questi artisti, si riprometteva di trascurare il particolare in sè, ma accentuare la disposizione del colore in piccole pennellate attigue in modo da indurre l'occhio del visitatore a valutare l'opera traendone sensazioni ed emozioni dell'insieme. Un impatto immediato dell'occhio sulla cromaticità e sulle forme apparentemente poco definite, dovevano suscitare un'impressione di forte emozione e piacere. Questo è quanto io ho provato andando a visitare una stupenda mostra a Treviso alla Casa dei Carraresi, di circa novanta quadri di Claude Monet. Questa tecnica da me amatissima è l'Impressionismo, il cui nome è dovuto, a quei tempi, ad un arguto critico, Louis Leroy che vedendo il noto quadro di Claude Monet "Impression soleil levant" coniò il termine impressionista allo stesso pittore, da cui il movimento pittorico...
"Bisogna dipingere in fretta, coprire tutta la tela con una prima stesura a pennellate rapide e toni più bassi, e poi ritornarvi sopra fino a quando si capisce che non c'è più altro da mettere"
Questo è un pensiero di Camille Pissarro, che io condivido pienamente...
Comprai un cavalletto da campo e cominciai a percorrere sentieri, vallette, sponde del fiume, boschetti, piccoli paesetti della nostra Liguria e mi misi a schizzare motivi o a matita o a pastello, oppure fare qualche bozzetto ad olio, per poi svilupparlo in studio Io mi sento un pittore impressionista, non ho nessuna intenzione di cambiare tecnica anche se posso essere criticato per il fatto di percorrere una strada intrapresa più di cento anni fa da altri pittori. Auguste Renoir affermava che era nei musei che si imparava a dipingere e che per lui il dipingere era un divertimento; e ancora "...Mi sono limitato a continuare ciò che altri hanno fatto meglio di me".
Io mi sento di fare altrettanto, naturalmente con tanta umiltà, e con uno spirito di divertimento. In circa trentacinque anni ho dipinto con questa tecnica, all'inizio con grande difficoltà, come ho detto, ma poi per la passione e l'impegno impiegati con costanza, credo di avere raggiunto un'accettabile livello...
Ad una mia domanda di come era possibile ottenere in pittura uno "stile proprio" personale, inconfondibile e riconoscibile al primo colpo d'occhio, ella mi rispose tranquillamente e senza pensarci troppo: "Caro, devi arrivare almeno a dipingere mille quadri, poi ti saprò dare una risposta". Purtroppo non saprò mai più quale sarebbe stato il suo parere, perchè a mille quadri non sono ancora arrivato e Maria non c'è più. Questa frase tuttavia mi è rimasta bene impressa nella mente, anche se sono passati numerosi anni. Mille quadri sono tanti; anche perchè la pittura per me non è un obbligo ma solamente un hobby. I quadri che ho realizzato finora fra piccoli e grandi sono circa seicento. Aveva pienamente ragione Maria Questa, perchè chi dipinge per hobby, è difficile che raggiunga quel numero...
Phoebe Pool, specialista di pittura francese dell'ottocento, affermava nel suo libro "Impressionismo" : Un'opera impressionista non può essere una trascrizione precisa, bensì la registrazione di un'emozione irripetibile in un istante del tempo che non si ripeterarà più".
Anche lo stesso Monet riteneva che fosse la prima occhiata a un soggetto quella che poteva produrre l'impressione più fedele e che fin dalla prima seduta si dovesse coprire gran parte della tela, per deteminare subito la tonalità globale. Ho dipinto tanto "en plein air". La nostra provincia, per non parlare della Liguria, offre ottimi spunti e motivi validi per dipingere in modo impressionista. John Rewald, noto autore di numerose opere sulla pittura francese, asserisce che i pittori impressionisti, identificandosi così bene nel loro tempo, appaiono agli occhi moderni come gli ultimi grandi pittori del paesaggio. Evidentemente i loro paesaggi facevano parte di un mondo perduto, svanito ma non per questo l'impressionismo è da ritenersi finito...
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