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Informazioni

Italy

La Spezia (SP)

Nato/a il 16 Gennaio 1934

Web: sito ufficiale

Carissimi amici amanti dell'Arte. Ho cercato di inserire in questo sito, quasi tutto il mio lavoro di oltre trentacinque anni di attività. Desidero con piacere esporre i miei lavori, affinchè tutti possano visionarli. Occorre altresì considerare che la pittura non è mai stata la mia occupazione primaria nella vita. La mia costanza, tanta volontà, e un poco di estro artistico, che il buon Dio mi ha concesso, mi hanno permesso di imparare e migliorare via via, con il passare degli anni. Solo con tanto lavoro, si ottengono buone cose. Un grande pittore del quale mi onoro di riportare un suo pensiero, rivolto ad un allievo disse: "Dipingi più che puoi e meglio che puoi, senza paura di sbagliare; se la tua pittura non migliora, io non posso farci nulla." E ancora Giovanni Segantini, pittore divisionista del''800 si esprimeva così:" L'Arte deve rivelare sensazioni nuove allo spirito dell'iniziato: l'Arte che lascia indifferente l'osservatore non ha ragione d'essere." Spero tanto che vi siano graditi questi miei lavori.

ITINERARIO D'UN AUTODIDATTA
RICORDI, RIFLESSIONI, RIMPIANTI, CONVINCIMENTI.

La predisposizione per il disegno l'ho sempre avuta. Da ragazzo quando andavo a scuola, spesso l'insegnante mi chiamava alla lavagna per eseguire con i gessetti disegni maccanici o altri motivi affichè gli amici in classe potessero copiarli agevolmente.
Ho disegnato a matita, con pastelli, con l'inchiostro di china, più tardi con i pennarelli proprio per il piacere di realizzare qualcosa che mi desse una certa forma di piacere visivo. Molti di questi lavori, purtroppo, sono andati dispersi o distrutti. Ora mi rammarico di queste perdite. Attorno ai 25 anni ho voluto provare l'acquerello, e pur riconoscendone la bellezza e la delicatezza della resa pittorica, ho capito subito la difficoltà alla quale sarei andato incontro. A proposito di queste difficoltà mi piace ricordare ciò che scriveva Josè Liobera sulla tecnica dell'aquerello:" Prima di tutto una gran semplicità nella realizzazione tecnica. I colori debbono essere trasparenti, limpidi, diafani. Chi sa dipingere all'acquerello, raggiunge il risultato prefisso con pochissime pennellate, semplici, senza complicazioni nè ritocchi. Deve saper ottenere il tono esatto praticamente sulla tavolozza per applicarlo con sicurezza, senza tema, al lavoro. Ogni colore deve "respirare" in mezzo agli altri.
Poi bisogna saper scegliere il tema.L'acquerello, proprio a causa della trasparenza dei suoi colori, non deve essere utilizzato per temi densi, fortemente colorati, ma per temi semplici che vadano d'accordo con l'apparente semplicità dell'esecuzione tecnica.
Questa straordinaria qualità dell'acquerello - la trasparenza dei colori e l'apparente semplicità che emana da quella tecnica - è una trappola per gli incauti. C'è chi non dà importanza a questa tecnica, chi la considera al di sotto del livello che occupa realmente; troppo semplice per soddisfare le aspirazioni artistiche. Eppure, l'apparente semplicità dell'acquerello è lo scoglio contro cui inciampano tutti coloro che mancano della dovuta preparazione. E la sua reale difficoltà è il banco di prova del vero artista che si sente orgoglioso quando arriva ad essere padrone di quella "apparente" facilità." Ecco perchè ho ben presto lasciato l'acquerello....
La pittura ad olio, per contro all'acquerello, mi ha subito attratto; avevo trovato il modo di esprimermi che più mi piaceva e che, in ogni modo mi riusciva agevole capirne la tecnica, la maniera di operare, l'apprendimento rapido delle tematiche (che ora chiamo tecnica impressionista).
Gli inizi, tuttavia, non sono stati molto confortanti. Avevo una miriade di dubbi che mi frullavano in testa: i tubi di colori offrivano una vastissima gamma di toni, dovevano essere usati tal quale o diluiti?, se si con che cosa? Quali tipi e forme dovevano avere i pennelli? dovevo usare pennelli o spatole? Quali tipi di tela, le dimensioni, i cartoni telati ecc. Un'altra difficoltà che incontravo, e non era di poco conto, era quella della scelta ottimale dei motivi da dpingere. Sono invero un poco esigente a questo proposito e mi ricordo che dopo avere girovagato per la campagna senza aver trovato nulla di buono, me ne ritornavo a casa senza aver dato nemmeno un colpo di pennello o tirato giu uno schizzo...
Non ho avuto, forse per mia fortuna, la possibilità di andare a "bottega" come si dice, ma ho fatto tutto da solo, senza dubbio con grosse difficoltà e perdite di tempo notevoli. Questo modo di dipingere mi rendeva il procedere lento e incerto e con il pericolo di non essere soddisfatto del lavoro svolto, come il più delle volte accadeva, tanto da pensare seriamente di desistere dall"impresa".
Tuttavia era tanta la volontà d'imparare che piano piano, e guardandomi attorno, cominciai ad acquistare libri d'arte, visitare mostre, chiedere lumi a pittori più anziani, sul come potevano essere risolti alcuni problemi pittorici.
I primi lavori erano sicuramente inguardabili, se visti con gli occhi d'oggi; ma quando penso alle opere d'arte moderna come la tecnica informale, la tecnica astratta, la tecnica surrealista, la pittura anticonformista e quant'altre forme d'espressione attuali, allora penso che qualcosa d'accettabile forse facevo anch'io, magari inconsiamente. Questi miei primissimi lavori, avevano ricevuto senza rimpianti, una buona dose di cementite affinchè scomparissero per sempre. Per fortuna mi accorsi che una predisposizione più marcata, direi congenita, l'avevo per la rappresentazione del paesaggio. La natura l'ho presa a mia unica e grande maestra. Un trampolino di lancio immenso con i suoi mutamenti di colore, le varietà di motivi, la facilità con cui il mio occhio iniziava a vedere le sfumature, a scrutare il tono delle ombre, i colori dei vari piani, le prospettive, l'incresparsi dell'acqua, e i riflessi sulla stessa. Ebbene, su questi temi ho cominciato a lavorare con passione e convincimento. Dipingevo e distruggevo ciò che ritenevo non accettabile, fino a quando mi accorgevo che qualcosa di buono avevo realizzato. Queste poche cose buone che realizzavo mi davano la forza di continuare e d'avere fiducia in me stesso...

 

Mi ritengo un pittore "copiatore", nel senso che non riesco a fare nulla senza avere un soggetto o motivo da ritrarre, davanti agli occhi. Non mi fido della memoria. I colori cambiano con il variare della luce: ciò che al mattino si vede il tono del verde brillante illuminato dal sole, al contrario, cambia sensibilmente il pomeriggio assumendo il tono cupo caratteristico del verde in ombra. Del resto, Vincent Van Googh, si preoccupava di annotare sui suoi schizzi, nei vari punti di ogni campitura, il nome del colore che andava deposto sul quadro finale. Ebbene, qualche volta l'ho fatto anch'io.

Per me il paesaggio va analizzato, scelto secondo la propria sensibilità pittorica e tradotto sulla tela secondo la propria impressione avuta, affinchè possa trasmettere al visitatore le stesse emozioni che il pittore ha provato durante il suo lavoro...

 

Quale grande insegnamento ci hanno dato a questo proposito i pittori cosidetti "impressionisti" francesi del 1800 da Claude Monet, Camille Pissarro, Berte Morisot, e ancora Sisley, Bazille, Renoir e Manet. Ognuno di loro aveva da esprimere emozioni diverse, vedute diverse, punti di vista diversi, ma quasi tutti, chi più chi meno, adottavano una tecnica pittorica particolare, anche se all'inizio per quei tempi era derisa e non benevolmente accettata dalla critica del momento. Questa, preferiva opere ispirate ai soggetti religiosi, storici classici, e ritratti. I paesaggi avevano poca considerazione ed erano considerati una forma d'arte minore. Evidentemente questi critici d'arte, sbagliavano.

La tecnica pittorica di questi artisti, si riprometteva di trascurare il particolare in sè, ma accentuare la disposizione del colore in piccole pennellate attigue in modo da indurre l'occhio del visitatore a valutare l'opera traendone sensazioni ed emozioni dell'insieme. Un impatto immediato dell'occhio sulla cromaticità e sulle forme apparentemente poco definite, dovevano suscitare un'impressione di forte emozione e piacere. Questo è quanto io ho provato andando a visitare una stupenda mostra a Treviso alla Casa dei Carraresi, di circa novanta quadri di Claude Monet. Questa tecnica da me amatissima è l'Impressionismo, il cui nome è dovuto, a quei tempi, ad un arguto critico, Louis Leroy che vedendo il noto quadro di Claude Monet "Impression soleil levant" coniò il termine impressionista allo stesso pittore, da cui il movimento pittorico...

 

Fra tutti questi grandi maestri della pittura ottocentesca, ne ho scelto in particolare uno, che ho assunto come mio maestro ideale, al quale mi sono spesso ispirato e ho goduto dei suoi altissimi insegnamenti, rivedendo, analizzando, anche "discutendo" idealmente con lui mentre lavoro per portare a termine i miei dipinti. Non è stata una scelta casuale, ma un'attrazione, un filing intrinseco, una scelta dettata da una sensibilità artistica che probabilmente mi porto inconsciamente dentro. Questo pittore è Claude Monet. Il pittore della luce, dell'acqua, dei riflessi, delle serie, dei fiori, della ricerca di tutto quello che la natura ci offre in un giorno particolare, ad un'ora particolare. Claude Monet ha dipinto per circa sessantacinque anni con grande fervore, e ostinazione, un pò per bisogno e un pò per la grande passione verso questa attività che attanaglia l'anima, sfidando la pioggia, il vento, il freddo pungente dell'inverno di Normandia, e molte volte pure con i piedi sulla neve, soprattutto il paesaggio dal vero sul motivo. Solo così, egli, ha colto le sfumature dei toni, e i colori variabili col passare delle ore e quindi della luce.

"Bisogna dipingere in fretta, coprire tutta la tela con una prima stesura a pennellate rapide e toni più bassi, e poi ritornarvi sopra fino a quando si capisce che non c'è più altro da mettere"

Questo è un pensiero di Camille Pissarro, che io condivido pienamente...

 

Emile Zola, il grande romanziere francese ed amico degli impressionisti, in una delle sue discussioni animate con i pittori, affermava che l'artista esiste per se stesso e non per i soggetti che sceglie. " L'oggetto, la persona o il motivo da dipingere sono i pretesti; il genio consiste nel rendere oggetto, persona o motivo in un senso nuovo, più vero e più grande. Quanto a me non è l'albero, il volto, il motivo rappresentato che mi commuove; è l'uomo che trovo nell'opera, è l'individualità potente che ha saputo creare, accanto al mondo di Dio, un suo mondo personale che i miei occhi non potranno più dimenticare, che riconosceranno dappertutto".

Comprai un cavalletto da campo e cominciai a percorrere sentieri, vallette, sponde del fiume, boschetti, piccoli paesetti della nostra Liguria e mi misi a schizzare motivi o a matita o a pastello, oppure fare qualche bozzetto ad olio, per poi svilupparlo in studio Io mi sento un pittore impressionista, non ho nessuna intenzione di cambiare tecnica anche se posso essere criticato per il fatto di percorrere una strada intrapresa più di cento anni fa da altri pittori. Auguste Renoir affermava che era nei musei che si imparava a dipingere e che per lui il dipingere era un divertimento; e ancora "...Mi sono limitato a continuare ciò che altri hanno fatto meglio di me".
Io mi sento di fare altrettanto, naturalmente con tanta umiltà, e con uno spirito di divertimento. In circa trentacinque anni ho dipinto con questa tecnica, all'inizio con grande difficoltà, come ho detto, ma poi per la passione e l'impegno impiegati con costanza, credo di avere raggiunto un'accettabile livello...

 

Ricordo che in occasione di una mia mostra personale alla galleria "La Sprugola" nel lontano 1977, gestita allora dagli amici F. Levi e F. Ortis, venne a visitare la mostra con mio grande piacere, la pittrice Maria Questa. Una gentile signora già in su con gli anni e con un fisico asciutto ed elegante, con il suo immancabile basco nero, fece un giro rapido della mostra, accennando solo alcune parole di convenienza; si sedette poi a chiacchierare con qualcuno di noi pittori. Le opinioni della Questa erano sempre bene accettate, sia per la sua competenza, sia per la lunga attività di pittrice e disegnatrice.
Ad una mia domanda di come era possibile ottenere in pittura uno "stile proprio" personale, inconfondibile e riconoscibile al primo colpo d'occhio, ella mi rispose tranquillamente e senza pensarci troppo: "Caro, devi arrivare almeno a dipingere mille quadri, poi ti saprò dare una risposta". Purtroppo non saprò mai più quale sarebbe stato il suo parere, perchè a mille quadri non sono ancora arrivato e Maria non c'è più. Questa frase tuttavia mi è rimasta bene impressa nella mente, anche se sono passati numerosi anni. Mille quadri sono tanti; anche perchè la pittura per me non è un obbligo ma solamente un hobby. I quadri che ho realizzato finora fra piccoli e grandi sono circa seicento. Aveva pienamente ragione Maria Questa, perchè chi dipinge per hobby, è difficile che raggiunga quel numero...

 

Con il mio cavalletto a valigetta cominciai a dipingere sul motivo dal vero. Iniziai a dialogare con la natura, senza timori o riverenze, e senza pretendere di fare capolavori, semplicemente seguendo gli insegnamenti degli impressionisti. Essa è lì immobile che attende. Solo la luce cambia, il sole si alza sempre di più, e le ombre si accorciano o si allungano. I toni cambiano rapidamente. Dipingo velocemente, subito eseguo un disegno di massima e poi un abbozzo. Metto un poco di olio siccativo nell'olio di lino per accelerare il prosciugamento del pigmento. Vi ritorno sopra e tiro a finire senza preoccuparmi troppo dei particolari.

Phoebe Pool, specialista di pittura francese dell'ottocento, affermava nel suo libro "Impressionismo" : Un'opera impressionista non può essere una trascrizione precisa, bensì la registrazione di un'emozione irripetibile in un istante del tempo che non si ripeterarà più".
Anche lo stesso Monet riteneva che fosse la prima occhiata a un soggetto quella che poteva produrre l'impressione più fedele e che fin dalla prima seduta si dovesse coprire gran parte della tela, per deteminare subito la tonalità globale. Ho dipinto tanto "en plein air". La nostra provincia, per non parlare della Liguria, offre ottimi spunti e motivi validi per dipingere in modo impressionista. John Rewald, noto autore di numerose opere sulla pittura francese, asserisce che i pittori impressionisti, identificandosi così bene nel loro tempo, appaiono agli occhi moderni come gli ultimi grandi pittori del paesaggio. Evidentemente i loro paesaggi facevano parte di un mondo perduto, svanito ma non per questo l'impressionismo è da ritenersi finito...

 

Gli sconvolgimenti culturali, economici, sociali, per non parlare delle due terribil guerre che l'umanità, specialmente quella innocente, ha dovuto sopportare e non ultimi i recenti fatti tragici dell'Irak, dell'Afganistan con atti di terrorismo, hanno modificato radicamlmente la visione umana ed idilliaca che i pittori di allora potevano osservare. La vita frenetica, la televisione. i telefoni cellulari, la corsa allo spazio, il computer ecc. pur donando all'uomo grandi potenzialità di progresso e di conquista - senza dubbio giustamente - lo hanno reso quasi simile ad un automa, sempre alla ricerca spasmodica di ulteriori rivincite sulla natura e sulla sopraffazione dei più elementari diritti umani. Ma la natura è sempre la solita. Basta saperla cercare nei più piccoli anfratti, nelle cose anche insignificanti. La natura, anche se l'uomo ha infierito su di essa, è sempre quella di 100-150 anni fa, quando Monet dipingeva le spiagge della Normandia, le barche sulla Senna, le strade innevate di Vetheuil; e Pissarro dipingeva i soggetti rurali di Pontoise e i contadini che lavoravano i campi. No!, il mondo degli impressionisti, il nostro mondo, visto con i nostri occhi, nonostante tutto,per me, non è andato perduto definitivamente.