Aggiornamenti su www.michelegiardinaartista.it

16.05.2013 > Nuova opera pubblicata

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17.03.2013 > Nuove notizie

05.02.2013 > Biografia aggiornata

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Scritta il 17/03/2013 alle ore 17:11

Partecipazioni recenti

Michele Giardina è stato presente con i suoi dipinti nelle seguenti mostre:

Grande Expò alla Sapienza

2/12 Novembre 2012
Nell'ambito del progetto "Pittura e Dintorni" (Sapienza in Movimento)
Sede Università degli Studi La Sapienza di Roma, Sala del Rettorato
Curatela: Daniele Radini Tedeschi
Michele Giardina ha conquistato un premio con il quadro "Red Bull" che è stato successivamente aggiudicato presso la famosa Casa d'Aste Antonina di Roma (http://www.antonina1890.it)

I Big dell'Arte contemporanea

12 /18 Giugno 2012
Sede Complesso Monumentale Museale Galleria L'Agostiniana, P.zza del Popolo 12/a Roma
Curatore Dott.Gianni Dunil

Esposizione Internazionale Triennale di Arti Visive a Roma 2011

03-13 Ottobre 2011
a cura di Daniele Radini Tedeschi, Sergio Rossi, Stefania Pieralice
Sede: Complesso Monumentale Museale L'Agostiniana, Piazza del Popolo 12, Roma
A corollario della prestigiosa Rassegna d'Arte la Pubblicaz.Scientifica "Itinerari d'Arte Contemporanea"

Scritta il 22/01/2013 alle ore 10:17

Recensione di Daniele Radini Tedeschi

dal Libro "MANENT - Libro d'oro del'arte contemporanea" di Daniele Radini Tedeschi

Egli non segue pedissequamente nessun altro artista, non copia e non si ispira a nulla di
già esistente ma confeziona opere piene di vita e di seducente bellezza.

Egli è uno spirito puro che indaga, studia e comprende il reale trasfigurando talvolta
questo in "ideale", ovvero compiendo quella metamorfosi di superamento dallo stato mate-
riale a quello spirituale.

Nei ritratti si coglie perfettamente questo suo processo di indagine grazie alla profondità
psicologica che risiede in quei volti, in quegli sguardi cosi vivi, in quelle espressioni piene
di emozioni e di sentimenti.

La tecnica inoltre appare a dir poco perfetta: egli utilizza uno stile figurativo quasi acca-
demico e il disegno risulta spontaneo ma allo stesso tempo studiato e ragionato fino
all'estrema sua potenzialità. Inoltre il colore è un mezzo per ampliare lo spettro del suo
messaggio -che come nei migliori pittori del Novecento presenta affinità sostanziali anche
con altri linguaggi quali il teatro e la scultura- poiché la sapiente resa dei toni è evidenziata
dalla coinvolgente partitura delle cromie e dalla felice intuizione delle tinte.

In Giardina non sempre il significato coincide con il significante; ciò appare evidente in
opere dal gusto simbolico quali quelle figurazioni di pagliacci e di clown che si muovono
silenziosi nello spazio.

Questi personaggi sono ricondotti alla loro natura di figure e di comparse rispetto ad un
mondo pieno di segreti e di misteri. I clown sono delle figure transitorie, a metà tra la vita e
la morte, essi indossano una maschera, quella del sorriso ed il loro marchio di allegria li fa
forieri di messaggi a volte ambigui e particolari.

La diffusione di immagini con pagliacci tristi è utilizzata dagli artisti per celebrare que-
sto bifrontismo, questa duplicità ossimorica tra gaiezza e tristezza, felicità e malinconia,
vita e morte.

La vita è intesa dall'artista come palcoscenico, skenè, ovvero luogo ove recitare una
parte, seguendo un canovaccio imposto. L'improvvisazione diventa quasi impossibile.

Non a caso questa scena è popolata o da pagliacci o da figure nude. Quest'ultime rap-
presentano la verità, ovvero la libera espressione di se, l' affrancato desiderio di offrirsi in
modo naturale, sincero ed onesto.

L'intero opus di Giardina riflette questa continua analisi introspettiva e allo stesso tem-
po esteriore perpetrata dall'artista per scandire il vero attraverso una conoscenza concreta
del sentimento e della sua rappresentazione.

Per usare un termine schopenhaueriano si potrebbe dire che Giardina oltrepassi il velo
di Maya per affrontare direttamente con la sua arte il reale contenuto delle cose, degli enti e
delle situazioni. Il suo stile raffinato ed elitario funge da strumento cognitivo all'interno
della sua riflessione pittorica.

Scritta il 31/01/2011 alle ore 12:14

Recensione di Paolo Levi

dal Libro "CREAZIONI" di Paolo Levi

In queste sue prove. Michele Giardina prende
spunto dal mondo del teatro, con figure sorprese
dietro le quinte, appena un attimo prima, si
direbbe, di entrare in scena.

Come in un testo di Pirandello. il confine fra la vita e
la finzione teatrale appare labile: gli attori sono inquieti,
cristallizzati in una condizione di attesa. I volti sono
contratti, rivolti verso un mistenoso altrove. Le donne
ritratte spesso nella loro nudità, rivelano una magrezza
emaciata, le teste talvolta calve, mentre gli uomini
portano un costume di scena da Pierrot tristi.

Anche la pittura di Giardina può essere definita teatrale
come i suoi soggetti: il chiaroscuro si tinge di tensioni
drammatiche, i personaggi sono illuminati da una
luce intensa ed evidentemente artificiale, che li mette
a nudo impietosamente, facendoli assomigliare a crea-
ture aliene. Le quinte invece sono di un nero ctonio,
omogeneo e luttuoso, pronto a inghiottire i protagonisti
del dramma che sta per essere rappresentato.

Ouesti lavori hanno un innegabile fascino ipnotico,
densi come sono di significati metafisici, e portatori
di un messaggio inquietante.
Molte domande sono qui possibili, su questo universo
cosi claustrofobico, scuro, minaccioso, Paura, forse
un'idea di condanna senza remissione, una sospensione
al di fuori del tempo e dello spazio.
Forse inferno in terra, ma anche consapevolezza e te-
stimonianza di un dolore cosmico e ineluttabile. Infine,
alla base di queste rappresentazioni cosi significative,
è una pittura precisa, netta e realistica nel segno, e nel
colore distribuito con estrema attenzione, che rileva i
contrasti, scava i lineamenti, si infittisce negli sguardi
attoniti.
Una pittura solo apparentemente fredda e obiettiva,
in realtà passionale ma controllata, per dire al meglio
il suo messaggio criptico.

Scritta il 19/01/2011 alle ore 12:13

Recensione di Francesco Gallo

dal Libro "INDEX" di Francesco Gallo

Michele Giardina esplora, pittoricamente, un universo umano non proprio normale, molto
stilizzato, tra il provocatorio imbellettato e l'atteggiamento di una nudità esibita proprio con
estraneità, come se non appartenesse ai corpi che la mostrano, mentre il loro volto e il loro
sguardo sono attratti da qualche cosa che accade in mezzo ad essi, che li calamita irresi-
stibilmente, mentre tutto intorno è come se l'uno si moltiplicasse in tante figure timbriche,
puramente virtuali, per fare effetto plurale, effetto fenomenico, in un ambito, nonostante se
stesso, essenzialmente metafisico. Una pittura tra l'inquietante e l'affascinante replicante di
un corteo teatrale, dove la messa in scena è tanto efficace da sembrare verisimile, anche alla
luce delle molteplici variazioni filmiche che ci vanno rincorrendo da tutti i canali, di questo
invadente agorà che è la virtualità televisiva, l'unica che può contenere gli effetti di quanto
viene indotto, nel massacro pubblicitario, in cui il nudo urta con il crudo, come forma ori-
ginaria e il vestito urta con il cotto, come forma originale, in una grande simulazione, che
rischia di dare all'irreale venature alienanti, da sindrome del poema del "drogato", come
in un effetto anamorfico, sui generis. E' il surrealismo che spunta da tutte le parti e riesce
ad essere dominante e totalizzante, mentre della realtà, quella vera o che tale continuiamo
a considerarla, alla luce degli effetti prevalenti e senza troppo proliferare gli effetti speciali,
che appartengono anche all'ordinario della cui versione qui si prescinde. L'orologio di questi
personaggi è sicuramente tarato ad un'ora di futuro inquietante, in cui il senso dell'individuo
è cambiato, in un transito gregario e, in fondo, la pittura deve avere questo momento di
utopia, anche negativa, che può indurre alla correzione della corsa al baratro. Nella densità
scenica delle rappresentazioni, che non allenta quel senso di solitudine in cui ogni figura
è immersa, una solitudine tanto più totale, in quanto quelli che la dovrebbero infrangere
sono là, ma non l'intaccano nemmeno. Soprattutto per quel quid di automatico artificiale
che caratterizza questa umanità pupazzesca, che è chiaramente un paradosso cui l'artista
si serve per le sue incursioni nef mondo immaginario che, però, a forza di essere tale e per
virtù dei media, sempre più spesso è intorno a noi. In sostanza, di che si tratta, la domanda
si pone automaticamente, come exitu di una combinazione, che traina tutta una processione
teatrante, che fa immaginare un pubblico giudicante, che potrebbe non esistere, come per
incanto, per cui lo spettacolo si rivolge agli stessi recitanti, come il dato di un narcisismo
perverso, che l'autore scopre, come ineluttabile in tutti i tempi ma, a maggior ragione, nel
nostro tempo, che è tempo di individui e di folli, ma con il paradosso, che spesso, l'individuo
è solo, ombra, alienazione, sofferenza, la sua esigenza resta intatta.

Scritta il 19/01/2009 alle ore 12:11

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