Biografia


Italo Turri è nato ad Anagni il 13 Febbraio 1926 in via del Trivio, uno dei più caratteristici vicoli del centro storico. E’il terzogenito di Vincenzo Turri, calzolaio, e Caterina Baldassarri.
Hanno avuto quattro figli, tre maschi e una femmina. Frequenta con profitto le cinque classi elementari, come si legge nel suo certificato di studio, al termine del secondo corso della scuola professionale (sezione ebanisteria) ad Anagni, finito nel 1940 viene data valutazione sufficiente (lodevole invece, il giudizio della condotta, il rispetto all’igiene, pulizia e cura della persona). Dal 15 settembre 1943 al giugno 1944 fa parte della formazione partigiana “Anagni” con la qualifica gerarchica “partigiano di gregario”, motivo per il quale viene arruolato nell’esercito, da dove viene congedato definitivamente il 22 Novembre del 1948.
Due anni dopo si sposa e va a vivere a Santa Chiara dove nasceranno nel 1951 e nel 1953 le due figlie.
Nel 1955 il matrimonio finisce ed Italo torna nella sua casa paterna di via del Trivio, insieme al fratello minore. Dopo un breve periodo di occupazione presso il Comune di Anagni come netturbino, si dedica completamente alla pittura, una passione coltivata da sempre.
Disegna esclusivamente su materiali da scarto, sui quali realizza i suoi “cartoni” che quasi sempre regala.
La sua produzione è molto vasta, così come la sua vena creativa, anche se per un riconoscimento ufficiale bisognerà attendere il 1993, quando il comune di Anagni e l’associazione Pro Loco organizza una mostra dei suoi lavori nella galleria comunale, dal 30 Maggio al 10 Giugno vengono esposte al pubblico 36 opere di Italo Turri e in quella occasione il critico d’Arte Lorenzo Ostuni conia per lui la definizione “ Il lunatico dell’innocenza”.
Per l’immagine di Italo Turri si apre una nuova era: le sue opere ricevono attenzioni e apprezzamenti da più parti (un plauso arriva anche da Vittorio Sgarbi), la sua vita “on the road” viene rivalutata.
Muore ad Anagni il 9 Aprile 1995 all’età di 69 anni.
(Daniela Pesoli)


Formazione artistica

Istituto statale d'Arte di Anagni

Tematiche

MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE

1993 - Galleria Comunale di Anagni (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura e Pro Loco città di Anagni)
1994 - Gavignano Roma (Collettiva)
1995 - Centro "Incontri artistici e Letterari" Campoli Appennino (Personale)
1996 - Centro Culturale "Arte & Libertà " Avellino (Collettiva)
( Premio Internazionale Città di Avellino)

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1997 - PONTIFICIO COLLEGIO LEONIANO ANAGNI PRESENTAZIONE E PUBBLICAZIONE DELLA MONOGRAFIA:
"MONZON-VITA E PITTURA DI ITALO TURRI"

Commenti di:
Dott. Giuseppe Selvaggi (autore della Monografia)
Fratelli Palombi (editori)
Monsignor Luigi Belloli (Vescovo della Diocesi Anagni-Alatri)
Avv. Loreto Gentile (Presidente della Provincia di Frosinone)
Ingegner Riccardo Capobianchi (vice Sindaco della Città di Anagni)
Avv. Pier Ludovico Passa (Storico della Città di Anagni)
Daniela Pesoli (Giornalista)
Wilma Santesarti ( Assessore alla Culura Città di Fiuggi)

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1998 - Teatro delle fonti Fiuggi (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura città di Fiuggi)
1998 - Art Booklet "Quadrato di idea Roma (Personale)
1999 - Centro Culturale "Arte & Libertà (Collettiva)
(Premio Intenazionale Città di Avellino)
(Premiazione e recenzione in catalogo)
1999 - Premio Internazionale "Filignano Arte 1999"
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Molise e assessorato alla cultura città di Filignano)
(Premio alla memoria e recenzione in catalogo)
1999 - Salone di Rappresentanza - Unione Industriale di Frosinone (Personale)
2000 - Chiostro di San Francesco Alatri (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio e Assessorato alla cultura città di Alatri)
2000 – Palazzo del Collegio Martino Filetico Ferentino (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio, e Assessorato alla cultura città Ferentino)
2001 - Gran Hotel Palazzo della Fonte Fiuggi (Personale)
2002 - Sala Giubileo di Palazzo Valentini (Roma)
Con il patrocinio
(Amministrazione provinciale di Roma e Assessorato alla cultura Regione Lazio)
2003 - Mostra Itinerante “Eventi D’Arte”
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Abruzzo)
esposizione nelle città di Pescara-chieti-L’Aquila-Rieti-Roma (Catalogo)
2004 – Villa Comunale di Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio e Assessorato alla Cultura città di Frosinone)
2005 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi Salone delle Meschite (Personale)
2006 - Galleria Crispi Roma (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio, Comune di Roma, Provincia di Frosinone
2007 - Fiuggi Terme 15 Luglio 15 Settembre (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2008 - Saloni Banca Sella-Piazza Poli Roma (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2008 – Roma Centro Internazionale O.A.D. (Collettiva)
2008 – Roma Galleria “La Pigna” (Collettiva)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2010 – Villa Comunale di Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio e Assessorato alla Cultura città e provincia di Frosinone)




Tecniche

Smalti e impiallacciatura su cartone e materiali residuali

Valutazione artistica

500/20.000

Bibliografia

TESTI CRITICI

LA FIGURA DI ITALO TURRI
(Di Claudio Strinati)

La figura di Italo Turri è enigmatica e poderosa. Il suo linguaggio perfettamente coerente e unitario dalla prima all’ ultima opera è aspro, ridotto all’osso, apparentemente trascurato e spicciativo, fatto di pennellate stese con la brutale indifferenza di chi vernicia una staccionata, di chi sbozza una prova di colore, di chi graffia e scortica una superficie già dipinta per sovrapporci qualcosa. Ne scaturiscono immagini ruvide e spettrali, che sembrano promanare da un mondo grossolano, abbrutito, mortificato da una vita grama e solitaria dove le forme a mala pena riescono a assumere l’aspetto di una vaga verosimiglianza strapazzata da segni che trasformano tutto in ectoplasmi e fantasmi grottescamente deformati.
L’ artista più che osservare aggredisce le proprie stesse immagini. Sembra disprezzarle, massacrarle di odio e di rabbia. La stesura arida e selvaggia, senza preparazione e senza rifinitura, travolge tutto ciò che viene rappresentato, animali e persone, città e campagna, alta società e poveracci, gente che va e che viene senza ragione e senza spazi, appesa al nulla e ricacciata dentro lo spazio da cui vorrebbe forse emergere.
E’ un luogo incivile e inospitale quello che il pittore scaraventa addosso ai suoi osservatori. Eppure quanto amore sviscerato e ardente per l’arte intesa come uscita clamorosa e irritata dal mondo che non ci piace!
Turri è un giudice forse ingiusto con se stesso e con gli altri, ma nello stesso tempo è una specie di involontario terapeuta che estrae implacabilmente lo sbalordimento e la preoccupazione che ognuno di noi prova quando si trova di fronte a ciò che non riesce a tollerare e che provoca ripulsa o fastidio.
Turri ha ricostruito un mondo parallelo a quello della normalità e del quotidiano, un mondo che è in definitiva altrettanto normale e quotidiano ma è attraversato da una allucinazione complessiva che rende tutto uguale e tutto rimescola in una specie di immobile fermata di un treno che non può attraversare il tempo, non parte e non arriva.
E’ impressionante, insomma, l’insieme delle opere che restituiscono una personalità densa e fremente. Turri è un vero inventore di immagini. Può certamente essere avvicinato a tanti altri pittori che nel Novecento si sono mossi in una prospettiva simile ma resta unico e incomparabile. Certo si potrebbe dire che è una specie di Rouault redivivo quando non appare come un Eliano Fantuzzi sconquassato e alieno da qualunque forma di edonismo alla buona. Ma al di là di suggestioni del genere è evidente come l’invenzione della forma in questo pittore non ha precedenti, non conosce influssi.
E’ in effetti un artista vero e strano che sembra non voler né piacere né comunicare. Eppure il suo messaggio arriva in modo sorprendente. Un poeta scorbutico e perennemente fuori dalle righe che non intende insegnare né educare eppure ha la forza incredibile del vero testimone che vigila sulle nostre percezioni e apre porte inattese anche se sovente inquietanti.

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ITALO TURRI MONZON

L’arte di Italo Turri-Monzon è pittura dialetticamente e segnicamente sintetica, primordiale, diacronica, concettuale…è pittura che si discosta totalmente dalla mimesis artistica tradizionale, ma è anzi essenzialmente deformante nella bidimensionalità delle composizioni e nell’impasto dei toni matericamente plasmati sul cartone. La semiotica del suo gesto pittorico è racchiusa in quelle forme approssimate nella mancanza di proporzione, in quella sovversione spaziale che è caratteristica di quest’arte simbolica più che povera. Monzon è accostabile ai grandi delle avanguardie novecentesche: egli è infatti surreale, metafisico, naif, dadaista, espressionista, cubista…La sua arte richiama i primi esperimenti plurimaterici picassiani nel riutilizzo di materiali tridimensionali derivanti dal quotidiano (cartoni, stracci), richiama gli esperimenti di Burri, l’espressionismo munchiano e la visione di Grosz, oltre che le raffigurazioni “capricciose” di Goya e quelle “allucinate” di Bosch. Ne “Le aristocratiche” appaiono evidenti tali richiami: figure umanizzate in riquadri geometrici che ne limitano lo spazio d’azione, inespressive, “chiuse” in sé stesse da neri bottoni verticalmente cuciti sui corpi conici (privi di arti), incapaci dunque di interagire e comunicare; figure allegoriche di una società altezzosa e stucchevole, da cui Turri si è allontanato auto-emarginandosi ai confini della propria realtà e sensibilità individuali. Le opere di questo artista non sono mai datate e diventano quindi il sunto, il resoconto di un vissuto artistico che ad oggi appare metastorico ed è quanto mai attuale e contemporaneo.
(Carla Ferraris)
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Italo Turri “Monzon”: la metafora della vita
(di Caterina Zonno)

Italo Turri “Monzon”, affermato artista scomparso, è apprezzato e stimato in tutto il mondo. La sua pittura , definita da alcuni critici la “poesia del quotidiano” , rimanda alla bellezza ed alla dolcezza degli affetti familiari, al calore delle amicizie, a figure e personaggi, a volte resi con ironia espressiva, che immaginiamo di vedere camminare e soffermarsi nelle piazze dei paesi, in un tempo passato. La purezza del segno grafico e l'effetto cromatico conferiscono al tempo stesso realismo ed evanescenza, suscitando atmosfere di rara poesia. La genialità di Italo Turri sta nel rappresentare su tela e con magia, non solo le persone e gli oggetti, ma le emozioni e le suggestioni da essi evocati, con forte carica espressiva e comunicativa. Il pittore-poeta Italo Turri rimanda ad un immaginario d'infanzia, denso di sogni, fantasie ed illusioni e per questo, osservando le sue tele, sembra di conoscerlo da sempre.

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IL COMMENTO DI MARIA TERESA VALERI
(Di Laura Collinoli)

<< Commozione di fronte all’umanità di Turri>>

Questa la testimonianza della professoressa Maria Teresa Valeri , in relazione alla mostra di Palazzo Martino Filetico.
La signora Valeri, critico della nostra provincia, si rivolge direttamente al genero di Italo Turri, signor Magno Carroccia, organizzatore delle mostre di Monzon.

Carissimo signor Magno,
La ringrazio profondamente per le sue cortesi comunicazioni.
I successi dell'opera di suo suocero mi riempiono di gioia, perché ciò dimostra che il bene e il bello autentico viene riconosciuto e apprezzato dalla gente. Basta solo avere pazienza e seguire i sentieri giusti, come lei sapientemente sta facendo. Sono particolamente contenta, perché anche io, come tutti coloro che incontrano l'opera di suo suocero senza "veli", cioé senza pregiudizi, ho provato la commozione profonda dell'anima, di fronte alla limpida e ricca umanità di Italo Turri.
Non potrò dimenticare l'emozione che provai la mattina del 28 settembre 2000, quando, durante una pausa della mia giornata lavorativa a scuola, venni a visitare la mostra di opere di suo suocero, che lei stava allestendo nel Palazzo del "Martino Filetico", per poter conoscere le opere, che io non avevo mai visto prima, e raccogliere spunti critici da elaborare nella inaugurazione, che, solo nella sera del 27 settembre ero stata invitata a presenziare, in sostituzione del dott. Giuseppe Selvaggi, impossibilitato ad intervenire per sopraggiunti motivi di salute. Mentre ascoltavo le sue parole, che mi raccontavano la vicenda umana di suo suocero, osservavo i quadri già sui cavalletti e progressivamente la figura di Italo Turri mi diveniva sempre più familiare: mi sembrava di conoscerlo da sempre; mi sentivo circondata da un'atmosfera di pace, come se fossi davvero al cospetto di un uomo vivo, ricco di tenerezza, che, desideroso di riversare il suo affetto su qualcuno, comunicava con la pittura il suo amore per la vita con la delicatezza tipica di un bambino sensibile ed innocente, che aborrisce il male ed ha fiducia nella vittoria della verità. Suo suocero, agli occhi "velati" della gente che lo circondava, appariva come un perdente; invece ha avuto il coraggio di essere se stesso, rifiutando le convenzioni sociali, che apparentemente lo relegavano alla marginalità. Il suo coraggio è stato premiato e il suo cuore continua ancora a palpitare e a trasmettere la sua energia e il suo sorriso bonario. Che sia così lo dimostra il fatto che chi "incontra" davvero suo suocero nella sua produzione pittorica, non può fare a meno di commuoversi e provare affetto per lui: la recente, l'esperienza della Giornalista di Rai 3 ne è l'ultima conferma. Italo Turri con la sua sconvolgente semplicità continua a ricordarci che il potere e il successo passano inesorabilmente, ma la bellezza di un animo semplice, puro e generoso non tramonta mai.
Caro signor Magno, la ringrazio ancora per l'azione di autentica promozione culturale, che effettua portando il nome ed il messaggio artistico di suo suocero oltre i confini della Ciociaria.
Nel salutarla con viva cordialità, la prego di estendere i miei sentimenti di amicizia e stima anche alla sua gentile consorte, Anna, e ai suoi figli.
Maria Teresa Valeri

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ITALO TURRI
“IL LUNATICO DELL'INNOCENZA”

“La Culla il Nulla.
Il nulla la Culla.”

.....Quei cartoni sono una strana orchestra che suona una musica sconosciuta, a volte facendosi conato dimesso e infantile, a volte disponendosi nel golfo azzardato delle visioni liriche.
quei cartoni non vanno né sepolti, né diseppelliti, vanno percepiti. Turri non va né legato, né slegato: va compreso, va aiutato. va amato. Quanto al resto nessuno come lui possiede, nella sua pienezza vuota l’arte della dimenticanza proprio perchè nessuno come lui detiene la pittura della memoria.
.....in effetti Italo Turri dipinge, per impregnazione e per infestazione, l’improbabilità sensoria di ci che si sente di sentire, la ipercinesia di ci che vede di vedere. La sua una biosfera pitturante della illogica metapsichica dell’incoscio e biologia pitturata della propria disperata volontà di non morire. Pittura come sisma, come eruzione lavica, come esperienza anonima dell’inanità e vittoria sulla inanità. ......
Caro Italo Turri, so che queste mie righe (peraltro superflue nel tuo extrasistolico universo) non le leggerai mai, tuttavia io sento il bisogno di dirti grazie de esistere!, grazie della tua sfida! grazie di aver dipinto tutta la tua umile via crucis!, grazie di aver inondato di smembranti percezioni i sotterranei e i cieli della tua città!.
Le strade vengono cancellate, le traccie no.

Lorenzo Ostuni
critico d’arte
docente di psicologia presso
l’ESALAN INSTITUTE di California

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ITALO TURRI, LA POETICA DELL’ASSENZA
(Di Rocco Zani)

Italo Turri non l’ho mai incontrato.
Eppure talvolta accade che il “peso” di una conoscenza compiuta – capace oltremodo di tracimare in annotazioni affettive e umorali – possa limitare le pretese del sogno o addirittura porre margini a rappresentazioni meno essenziali. Restano i resoconti della bocca trasmessi per curiosità o indiscrezione, ovvero per sottolineare la stranezza dell’uomo, quel suo incedere bizzarro, il rifiuto delle parole tediose, l’ira di certi giorni, la frenesia, il rifiuto. Eppure tali immagini rimanderebbero ad una sorta di liturgia sanguigna, confinata, inevitabilmente di facciata.
Ed è forte la tentazione – di molti – di collocare Turri al di fuori dello scenario, comunemente inteso, di un’arte necessariamente contemporanea. Come se la sua personalità – il suo no incorruttibile ai guasti del quotidiano, la sua poetica assenza – lo ponesse fatalmente ai margini di un’arte cosiddetta colta.
Avremmo avuto per lui, forse, un sentimento ringhioso o di accomodante sopportazione. Come lo è, oggi, per i diseredati e gli oziosi, per chi non segue lo sciame di un’integrazione a tutto tondo. Per chi, ancora, ha lo sguardo disincantato e sorride lieve alle nostre armi e alle nostre battaglie. O, forse, avremmo provato invidia per gli stessi motivi e per l’incapacità – questa volta tutta nostra – di astenerci, di rifiutare, di navigare lungo nuove coste.
La mancata conoscenza dell’uomo sembra condurci invero verso un’analisi di esclusivo pronunciamento artistico, rigettando la passione e l’emozione per un incontro e precludento ogni presumibile condizionamento. Avrei voluto, in poche parole, isolare e commentare la sua presenza pittorica su valenze esclusivamente narrative, formali, cromatiche. Avrei voluto, ancora, rimarcare l’essenziale giudizio storico, centralista, inespugnabile dalle periferiche attrazioni dell’immaginifico.
Ma non è così. Perché la pittura di Italo Turri ha il dono curioso di ribadire - oltre ogni eventuale indizio - i termini di una storia intima ed epocale al contempo, autobiografica e sconfinata, di quartiere e metropolitana. Come se l’occhio del pittore cogliesse, nel suo libertario incedere, le miserie frettolosamente riposte, le rotte della polvere, la noia dei giorni consumati, la compagnia del vuoto. Ovvero, l’inconfessabile timore di sopravvivere.
C’è nelle fessure di biacca e vermiglio che rimescolano la certezza della città annerita il tentativo – appena abbozzato – di immaginare solarità inaccessibili, bambinesche aspirazioni. Ma la sequenza delle giometrie che dettano il tempo e i gesti, i segni – appena percettibili – di un’umanità fuggiasca sembrano cogliere quel male di vivere che è l’unico, smisurato convincimento, del nostro andare.

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PER ITALO TURRI, NELLA PITTURA D'OGGI
(di Giuseppe Selvaggi)

Roma dai tanti cuori, ognuno con energia propria, ad un pittore che sta nascendo dopo la morte – Italo Turri chiamato anche, per sua scelta misteriosa come i suoi quadri, Monzon -, offre l’occasione per una circolazione diffusa e vincente, fuori della sua Anagni. Questo cuore di Roma è la Provincia, con il suo Palazzo su Piazza Venezia, che sta divenendo una centralità d’arte che agli artisti dona linfa di vitalità per cui restano vivi. Certo, quando l’artista ne ha la sostanza. E’ il caso di Monzon. Italo Turri diventerà un artista che chiede, ed avrà, una sua consistenza nella storia dell’arte Italiana di fattura popolar-aristocratica. Adesso è un artista di culto: con la delicatezza della religiosità e con la convinzione critica. La nostra storia dell’arte contemporanea ha bisogno di presenze come questa di Monzon per affermare che lo scontro tra le informalità e la figurazione tradizionale continua ad avere soluzioni di incontro come questo che realizza Italo Turri. E’ discorso da avviare, meditando su questa mostra di un artista che ha dipinto solo nell’interesse di rappresentare il mondo con la pittura. Senza la vanità del successo. La storia per menti inventive come Monzon, è mistero della realtà, risolto – come nei quadri più sibillini di Turri – ponendo a chi guarda, domande, ed aprendo finestre per capire chi siamo. Mistero dell’arte.
Grazie, Monzon.

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ITALO TURRI: UN’ANIMA IMPRESSA SUL CARTONE
(di Nello Proia)

Un atteggiamento tra l’emarginazione e l’anticonformismo, uno spirito tra il “clochard” e il contestatore, un carattere tra il misantropo e il disincantato: ecco i connotati che, a prima vista, emergono scorrendo dapprima la vita venturosa e poi l’arte graffitica di Italo Turri, popolarmente chiamato anche “Monzon” per un’evidente reale analogia con il campione argentino che, come lui, fu un “combattente della vita”.
Addentrandoci, però, gradatamente nei meandri della sua personalità e della sua creatività ci si avvede di trovarci sempre più al cospetto di un uomo che – pur nella sua esistenza sofferta e controversa - ha lasciato, morendo prematuramente e quasi in silenzio un segno indelebile di alta umanità e di non comune talento artistico.
Grazie al riconoscente affetto della figlia Anna e del genero Magno, in virtù della stupefatta e sincera ammirazione di tutti quei concittadini che ebbero l’opportunità (oggi rara) di venire in possesso dei suoi “cartoni” e soprattutto per merito di esperti “talent-scout” dell’Arte Figurativa (e tra questi anche Vittorio Sgarbi) che ne intuirono, scoprirono e divulgavano le doti, Italo Turri è divenuto uno dei più improvvisi sorprendenti e clamorosi casi artistici di questi ultimi anni, assurgendo addirittura a protagonista e simbolo di una certa cultura - locale in particolare, esterna in generale - che da tempo non eccelleva più per prolificità, eclatanza ed originalità.
Tra coloro che hanno “riesumato” il Monzon pittore ad avvenuta scomparsa del Monzon uomo, il primo posto in assoluto spetta a Giuseppe Selvaggi, notevole figura di giornalista e critico oltre che poeta.Nel 1997 , su iniziativa dei familiari del Turri e con il patrocinio dei comuni di Anagni, Alatri , Fiuggi, Frosinone e della Provincia frusinate, Selvaggi ha pubblicato – presso l’editore Palombi di Roma – il volume “Monzon: vita e pittura di Italo Turri”.E’ stata la svolta per rivelare, ad anagnini e forestieri, l’altro vero volto di un uomo che tutti conobbero e considerarono solo come un “vinto” ed un “appartato”, alla stregua di quei personaggi intrisi di realismo decadente cari alla penna di Gogol, Dostojeweskij, Gorkj, Hugo, ma bene adatti anche al mondo avventuroso e “bestialesco” di London e Stevenson.
Selvaggi, con l’acume del critico nato, risale l’intero ecxursus esistenziale e creativo di Italo Turri, avvalendosi anche della sobria biografia esposta da Daniela Pesoli la quale – assai felicemente - descrive la parabola umana ed artistica del Turri come una tipica vita “on the road”.
Il critico paragona lo spirito e il comportamento di “Monzon” a quello del Santo d’Assisi, accomunando i due nella loro “fame” di vita: Francesco cercava con brama, ovunque, un pezzo di pane con cui sfamarsi; “Monzon”, “affamato di pittura”, svuotava cassettoni e bidoni di immondizie per ricavarne i cartoni su cui trasferire, in immagini e sensazioni, le effervescenze della sua anima.
Questi miseri cartoni diventavano opere compiute che costituivano una specie di sfida (la “sfida dei cartoni”) ed una sorta di reazione verso la società, il vivere comune, le istituzioni e i formalismi, dai quali egli, uomo e pittore “sui generis”, si sentiva distaccato ed estraniato.
Poi Selvaggi accosta Turri, pur nella sua genuina primitività creativa, a due “monumenti” dell’arte contemporanea: a Georges Rouault, grande maestro espressionista (e nel celebre “Cristo in croce”, squisita acqua-tinta su carta, ritengo ci sia molto dell’ ”humus”riproposto da Turri) e ad Alberto Burri, autentico predecessore di “Monzon”, che dal nulla di materiale usato recuperato riesce a far risorgere autentici capolavori di creatività e di espressione.
Selvaggi sostiene che Turri, “in regola contro le regole…vive ed opera con il coraggio dei santi e dell’arte” ed accosta i “segnucci” del pittore anagnino (allegorie di animali, di eventi, di donne, di luoghi) ai versi che aprono l’ “Ode all’Usignolo” di John Keats esaltanti l’euforia derivata dal bere che è un efficace stimolo alla creatività (che Monzon esprime con un netto e crudo “mo ci vò lu beve”): “Mi duole il cuore e i sensi un sonnolente/stupore tien quasi avessi alla mia sete/ cicuta offerto o un torbido nepente”.
Io oso accostare la pittura di Italo Turri,- spesso surreale, talvolta onirica, permeata da influssi naif e dada ma sempre fortemente realistica -, anche all’emotività di Munch, ai “capricci” di Goya, alle “caricature” di Daumier, alle “visioni” di Grotz ed alle “allucinazioni” di Jeronimus Bosch, in cui la commedia o la tragedia del vivere umano sono drammaticamente riproposte nelle soffuse fattispecie della satira dell’ironia e del grottesco.
Italo Turri è nato in febbraio. Tra i nati in questo mese pingue di genii e di menti straordinarie rientrano anche François Rabelais, Charles Dickens, Jules Verne, e James Joyce che, al pari di “Monzon”, hanno descritto e esaltato-tra il paradossale e l’umoristico, tra il tragico e il patetico, tra il reale e il misterioso-le vicende dei poveri, dei perseguitati, dei derelitti, degli umiliati, degli offesila di fuori della società apparentemente ricca ed opulenta ma da vizi e mali insiti. Questo mese, inoltre, fu chiamato dagli antichi Greci”Ametisthos”, cioè ametista: e che questo colore violaceo-scuro, soffuso di rauche ombre e di cupe tonalità, è la tinta che prevale sulle creazioni “su cartone”di Italo Turri.
Su miseri, consunti, deteriorati ed abbandonati pezzi di cartone Italo Turri è riuscito a ricostruire un intero mondo di sensazioni, di sentimenti, di stati d’animo, forse anche di sogni e di speranze. Questo mondo, oggi, è più vivo che mai. E con esso risalta sempre più cristallino il talento di Italo Turri detto “Monzon”, un genio dell’ “Arte Povera”, diventato ricco per stima e rispettato per elogi solo dopo la sua morte.

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I GIORNALI HANNO SCRITTO

-Monzon: dalla povertà alla gioia della pittura (Il giornale d'Italia) 10 Dicembre 1997
-L'Arte di Turri, genio incompreso (Il Messaggero) 5 Dicembre 1997
-L'Arte e il Mistero "La vita dentro l'opera d'arte tra simbolico e informale"(Città Mese ) Aprile 1997
-Un posto tra i grandi del 900 per Italo Turri :Amministrazione Provinciale di Frosinone - (settantennale della provincia 1927-1997)
-Da umile a grande del 900 (Ciociaria Oggi) 11 Dicembre 1997
-Pittura, continua la consacrazione post-mortem di Italo Turri (Corriere di Frosinone)
-Italo Turri, il "Ligabue" della Ciociaria (Il messaggero) 9 Gennaio 1998
-Block Notes di un critico "La Magia di Italo Turri" (Ciociaria Oggi) 4 Aprile 1998
-Filignano premia Turri (Ciociaria Oggi) 7 Settembre 1998
-Premiate le Opere di Italo Turri (Cronache Cittadine) 2 Ottobre 1998
-L'arte di Monzon viaggia in Internet (Il Tempo) Gennaio 1999
-Le Opere del Lunatico sbarcano su Internet (La Provincia) Gennaio 1999
-Il mondo struggente di Turri "Omaggio dell'unione industriale" (Ciociaria oggi) Giugno 1999
-Angelo dal cuore di tenebra (La Provincia) 22 Giugno 1999
-Il realismo onirico di Turri (Ciociaria Oggi) 2 Luglio 1999
-Turri, un artista su Internet (Il Messaggero) 21 gennaio 2000
-E gli scarti diventarono Arte (Il Messaggero) 10 Marzo 2000
-Monzon continua a sussurare il suo segreto (La provincia) 10 Marzo 2000
-Italo Turri, l'emozione trasmessa attraverso l'ecocentrismo onirico (Sud Lazio) 18 Marzo 2000
-L'espressionismo inconscio e la poesia pittorica (La Provincia) 30 Marzo 2000
-Italo Turri, arte pura per emozioni forti (Cronache Cittadine) 23 Aprile 2000
-Studenti alla mostra di Turri per una lezione di arte e di vita (Ciociaria Oggi) 31 Marzo 2000
-Alla scoperta dell'Arte di Monzon (Il Tempo) Settembre 2000
-Ferentino rende omaggio a Turri (La Provincia) 23 settembre 2000
-La pittura di Turri incanta gli alunni (La Provincia) 17 Ottobre 200
-I ragazzi del "Filetico" analizzano l'Arte di Turri (Il Tempo) 20 Ottobre 2000
-I liceali di Ferentino scoprono la pittura del grande Monzon (Il Messaggero) 20 Ottobre 2000
-Italo Turri e la sua Arte (La Provincia) 20 Agosto 2001
- Opere di Turri esposte a Roma (Cronache Cittadine) 7 Ottobre 2001
- L'arte di Turri a Palazzo Valentini (La Provincia) 18 Settembre 2002
- La Poesia del quotidiano nelle testimonianze di Italo Turri (Il Tempo) 19 Settembre 2002
- L'arte di Turri incanta Roma (La Provincia) 27 Settembre 2002
- Il Quotidiano l'arte di Monzon (Ciociaria Oggi) 25 Settembre 2002
- Arte, Monzon incanta Roma (Il Messaggero) 4 Ottobre 2002
- Omaggio di Roma a Turri ( Il Tempo) 10 Ottobre 2002
- Turri un pittore talentuoso (La Provincia) 09 giugno 2003
- Anima impressa sul cartone (La Provincia) 10 giugno 2003
- Italo Turri, quell'anima impressa sul cartone (Cronache Cittadine) 01 luglio 2003
- L'arte di Monzon fa il giro d'Italia (La Provincia) 06 Agosto 2003
- Mostra itinerante per le opere di Monzon (La Provincia) 02 Gennaio 2004
- L'arte di Monzon nel capoluogo (La Provincia) 17 Dicembre 2004
- Turri, il grande pittore che usava i cartoni (Il Messaggero) 18 Dicembre 2004
-Tracce Quotidiane "si inaugura sabato a Frosinone la retrospettiva di Italo Turri, il tributo postumo a un Artista stravagante" (Il Tempo) 16 Dicembre 2004
- Turri, omaggio al Poeta del Quotidiano (Il Tempo)
- Italo Turri Monzon "lo spazio alterato" (Eventi Culturali)
- Arte e Cultura a Roma e nel Lazio
- Monzon, L’Arte come fine ( Ciociaria oggi)
- Si apre oggi a Roma la mostra personale di Italo Turri (Il Messaggero)
- Arte, L’estro bohèmien di Italo Turri. Una Pittura graffiante ed istintiva, sofferta e densa di significato, combattiva e priva di condizionamenti proprio come Monzon: dipinti realizzati su materiali poveri che conferiscono concretezza reale all’opera, modellata sull’esperienza umana. (La Provincia)
- L’arte di Turri in mostra nella Capitale (La Provincia)
- L’Artista “Monzon” La sua Pittura è vibrante di violenta dolcezza.(Francesco Giulio Farachi) (Ciociaria Oggi) Novembre
"Il cuore delle cose" nelle opere di Monzon (Ciociaria Oggi)