Biografia

Luca Amendola
nato a Napoli il 1977
Inizia per gioco con l Aerosol Art nel 1995 quando era adolescente facendosi conoscere ben presto nel mondo underground dei Graffiti.
Le sue Tag le si potevano trovare nei posti più disparati ,continua a lavorare sul muro e treni per lungo tempo.Per un breve periodo riproduce e ripropone in chiave pop immagini sacre su tela utilizzando l'aerografo
Dal 2008 si dedica al proprio lavoro grafico e digitale proponendo opere che vanno dalla denuncia sociale al sacro e profano

Formazione artistica

per corrispondenza
C.P n°10 succursale 22,40134 Bologna

Tematiche

politica,religione,denuncia sociale,

Tecniche

computer grafica,collage fotografico

Bibliografia

Amendola, dentro l'Opera Eretika
di Alessandro Chetta
“Voglio creare un’opera che non mi vergognerei di mostrare a Giotto” affermò Sol Lewitt, sommo concettualista. Invece Luca Amendola, benché spudorato, forse un po’ di timore lo proverebbe. Ma solo perché gli ineguagliabili del Trecento lo accoglierebbero, affascinati e sospetti, come folletto deviante, specchio iridescente e divertito dei loro rigorosi capolavori. E allora Amendola riuscirebbe a spiegare non tanto ai posteri quanto agli avi la contemporaneità meglio di quanto non possa fare Lewitt con l’arte sistematica e sofista del secolo breve. Nel secolo in corso invece la opus heretica di cui parliamo sa radunare in playlist archetipi paleocristiani, Gesù manieristi fosforescenti e dogmi del secondo millennio. Cimabue e Piero annodati a lettere serpeggianti di writing. L’abito del dipinto è cucito a mano coi crismi della pubblicità e rispetto ai primi lavori si evolve: le tinte delle scatole di Dash si mischiano alla gamma delle marche di chewing-gum, dei maglioni di lanamerinos, delle consolle dei videogame. Il corpo di tele amendoliane avidamente trattiene i sapori senza gusto di un umanesimo sfiancato, moltiplicabile, irridente, ma capace di orientarsi nel caos. I personaggi ingabbiati e chiazzati di calce tecnologica sanno regolarsi tra i rintocchi dell’eterno presente e gli strati plurimi di cromature scomposte, nascoste e riemerse. Altro che sacro e profano. Qui il profano è sacralizzato: i solchi plastici dei graffiti murali incasellano icone legnose di cherubini perplessi e Marie cubiche, non ridicolizzate ma messe una volta di più in trono dall’alta marea del senso contemporaneo. Esaltato/esilarato è il contrasto tra la dolente Passione quattrocentesca e l’indolente, alcolico, brindare alla vita con bollicine di pixel. C’è poco da fare: non appena mi avvicino e guardo le “opere eretike” uno schiaffone colorato mi becca in faccia. Caduto a terra, mentre mi massaggio la guancia per la botta, sorrido.

Attestati / Premi

Biennale Montecarlo 2012
PRemio Cromica 2012
BIennale PAlermo 2013
Artisti PEr Sgarbi
Premio Afrodite