Piero Racchi

pittore

Piero Racchi è un pittore, scultore, compositore, batterista e scrittore, L’attività pittorica l’ha iniziata a trentatrè anni. La grafica è stata la sua prima passione. In seguito è passato alla pittura all’olio dipingendo quadri surreali. Dopo varie tecniche e sperimentazioni, ha creato una personale serie di quadri polimaterici intitolati “vedute spaziali”. Infine, rapito dal piacere di realizzare opere utilizzando materiali diversi, è approdato nel genere attuale che lo caratterizza e differenzia da tutti gli altri pittori e scultori. Le sue sculture “tutto tondo” e quadri, hanno un unico significato: la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Essa, con le sue lunghe dita vegetali, serpeggia, avvinghia, penetra in ogni crepa e pertugio dei gelidi e ambigui manufatti umani e, come un lenzuolo sepolcrale, con la presunzione di far nascere un nuovo ciclo di vita, li ricopre.

Formazione

AUTODIDATTA. HO INIZIATO A SPERIMENTARE - PER CERCARE DI ESSERE DIVERSO DAGLI ALTRI - DAL PRIMO GIORNO DELLA MIA ESPERIENZA ARTISTICA. ORA HO UNA MIA PERSONALITA', UNA MIA TECNICA E UN TEMA A ME MOLTO CARO: "LA NATURA"

Tematiche


Non si scappa. Ogni opera di Piero racchi, artista operante ad Acqui Terme, si intitola nello stesso modo, Natura e artificio. Binomio fra i più ricorrenti nelle vicende del pensiero universale, e non solo di quello occidentale, che ha inteso distinguere, ma non necessariamente contrapporre l'ambito di ciò che esiste indipendentemente dalla capacità creativa dell'uomo e ciò che dall'homo faber invece dipende. In filosofia, e di riflesso anche nell'arte che si é posta come espressione estetizzata di particolari mentalità, la natura ha assunto valore positivo nelle visioni idealiste, convinte della sostanziale perfezione del creato in corrispondenza di quella del principio creante. In questa prospettiva, all'uomo non rimane che ricercare il massimo livello di armonia con la Grande Madre, potendo al massimo aspirare alla sua emulazione. Così la vedevano, per esempio, i classicisti rinascimentali; ma già col Manierismo e il Barocco, si afferma la volontà di individuare nell'artificio un'altra possibile natura, parallela a quella reale, eppure dotata di autonomia normativa rispetto ad essa. Nell'ottocento, due novità destinate a influenzare enormemente la mentalità moderna: da una parte, l'incrinazione, in filosofia, del primato idealista in favore del pensiero negativo (da cui anche la leopardiana “natura matrigna”), dall'altra la progressiva identificazione dell'artificio con il progresso tecnologico, capace di determinare nuovi mondi più di quanto l'arte sarebbe stata in grado di fare. La Natura e artificio di Racchi, intesa come programma complessivo della sua opera, é coerente con la storia appena sintetizzata. Il confronto, stridente, é ormai fra le origini della materia di cui Racchi si serve, la natura in un verso, l'industria nell'altro. L'armonia classicista é ormai un mito lontano, ma non del tutto dissolto; perché in fondo Racchi, componendo assemblages eterogenei di radici, metallo, polistirolo o plastilina, continua a contemplare la possibilità di una mediazione fra estremi che l'attualità vorrebbe sempre più inconciliabili, ognuno non negando l'esistenza altrui. E' l'intuizione dell'artista, associando liberamente l'inconsueto, organizzandolo in una forma plastica che non si deve al caso, ma all'applicazione di un preciso criterio regolatore, lo stesso riscontrabile nella logica della macchina, a stabilire una nuova condizione che tende a superare i vecchi steccati concettuali. E’ da qui che la vita, non solo dello spirito, può ripartire.                                                                                                                                 Vittorio Sgarbi

Tecniche

Le mie opere sono tutte polimateriche.Hanno tutte lo stesso significato:la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Essa, con le sue lunghe dita vegetali, serpeggia, avvinghia, penetra in ogni crepa e pertugio dei gelidi e ambigui manufatti umani e, come un lenzuolo sepolcrale, con la presunzione di far nascere un nuovo ciclo di vita, li ricopre.

Quotazione

I miei quadri sono valutati da 100.00 a 5000,00 €

Premi

Piero racchi, per principio, non ha mai partecipato a concorsi.

Bibliografia

Racchi con inalterata sensibilità, continua, a voler sperimentare, scoprire: permane il bisogno istintivo di esprimersi, di dare corpo alla produzione incessante di apparizioni che popolano il suo universo immaginativo e i suoi labirintici percorsi.
I colori dispensano un’impronta di magica fioritura, a volte inquietante, e hanno una fondamentale importanza fino a diventare, nel loro ruolo di collanti, veri e propri protagonisti, riuscendo a dare campo a speranze e paure, in cui c’è lo spazio per tutto e tutto appare possibile. Essi ricoprono i suoi assemblaggi, le sue proliferazioni, con un velo lucido dall’effetto porcellanato; il gusto del paradosso fornisce lo spunto per pensare a Piero come ad un novello Luca della Robbia, improvvisamente calato in un’atmosfera extraterrestre senza tempo.
Soprattutto attraverso la scultura, l’artista incontra realtà concrete, pezzi scartati con la loro storia, raccolti e combinati che lo chiamano dal loro vissuto, pronti a meravigliose trasformazioni. Si tratta di materiali trovati per caso o scrupolosamente cercati, che, nella nuova fusione, acquistano la dignità di piccoli monumenti. Nel suo lavoro la polemica ecologista contro la mole sempre più soffocante degli oggetti che vengono gettati via si sposa con l’idea schwitteriana della riqualificazione estetica delle cose inutili, non più in uso.
Tutto allude sempre ad un qualcosa di enigmatico, straniante e, questo, in genere, non è conseguenza soltanto del processo alchemico della forma, quanto dell’alchimia del gesto, nel senso che l’opera è l’espressione immediata dei movimenti dell’essere e il luogo di inaspettate metamorfosi.
Se l’alchimia, dunque, è in grado di diventare strumento di indagine e di conoscenza, può, a buon diritto, essere avvicinata all’opera di Racchi, nella misura in cui l’opera stessa è una continua ricerca di libertà, nell’arte e nella vita. Quella libertà che Piero concede allo spettatore che, decifrando e interpretando, aggiunge il proprio contributo al processo creativo.

Arturo Vercellino