Biografia

Formazione artistica

SIMONA MOSTRATO – SHINING PIECES OF MEMORY

Simona Mostrato colpisce la sede più profonda della percezione dell’arte visuale; quella che appartiene ai mondi inconoscibili platonici. Quella parte che è sede dei sentimenti ancestrali e della follia creativa legata ad un vissuto non contaminato e/o sporcato dalle visioni medialiche. La forma della sua pittura è legata ai bisogni elementari ed elementari che ha l’essere umano di percepire come propri i paesaggi dell’anima, i ricordi e delle radici che sono necessarie per non essere più soltanto avatar elettronici ma ancora esseri viventi composti di corpo, mente ed anima. Il pensiero profondo, quello più vicino alla poetica estetica, si traduce con della forme umane che riportano i brandelli di memorie in un mondo che fugge via impazzito verso la dissoluzione del virtuale.
Il recupero della radice passa attraverso le forme della visione che, per molti di noi, sfugge alla nostra esperienza diretta; Simona Mostrato ci restituisce, sulla superficie della tela, quella forma del ricordo e della presenza dell’altro che spesso tendiamo a dimenticare. Quelle relazioni che appartengono, nonostante parlino di cose quasi ordinarie, ad un vissuto che tende a scomparire, ad una relazione etica e sociale che, comunque, sopravvive attraverso lo sua personale indagine di artista. Un mondo dal sapore onirico e che è attraversato dalla struggente malinconia del ricordo. La dea Mnemosyne svela il suo volto e nel farlo riempie di meraviglia in nostri occhi di osservatori dell’opera, quasi come se avessimo l’urgenza di guardare il viso della dea prima che sia troppo tardi.
Nei meccanismi del recupero della memoria ancestrale le nuove generazioni assumono, normalmente, la parte più ancestrale che affiora dal ricordo; non è casuale che piercing e tatuaggi appartengano alla prime forme di trasformazione e decorazione che corpo che l’essere umano abbia mai praticato. Ciò che tende a sparire è, invece, la memoria recente, quella che appartiene alle ultime generazioni non ancora influenzate dalle percezioni elettroniche. Un mondo in cui le stagioni della vita abbiano ancora un senso, in cui le mutazioni relazionali non siano soltanto figlie di un invadente inquinamento da eccesso medialico ed in cui lo sguardo sia ancora legato ad un sentimento interiore e non sia contaminato da un eccesso di flussi elettronici. In cui le memorie di una ascendenza familiare abbiano ancora un valore e non siano più ossessivi simulacri di Facebook.
In un secolo attraversato dalla ricerca continua di tendenze innovative, da avanguardie tese disperatamente a cercare un nuovo linguaggio dell’arte, rimane un modo parallelo di fare arte, di recuperare la pittura come dimensione intimistica e personale, dove il senso della cose abbia una forma disperatamente umana, dove ciò che è sistema dell’arte sia qualcosa di lontano, impalpabile, assolutamente distante dalla necessità individuale dell’espressione. Di certo, seppure con una forma diversa, il linguaggio della figurazione ha resistito accanto a rappresentazioni che corrono via con le velocità del mondo contemporaneo. Simona Mostrato più che rifiutare questa forme iconiche semplicemente adotta uno stilema personale; esso non è figlio della negazione o della mancata conoscenza è, piuttosto, una dichiarazione di autenticità personale nel percorrere una strada che tenga solo conto del suo cuore e della sua emozionalità trasferendola agli altri attraverso il linguaggio semplice della malinconia della visione. Simona Mostrato fa della riconoscibilità dei soggetti e dei cromatismi la sua propria personale bandiera, recuperando un modello linguistico semplice e diretto e che non ha pretesa alcuna se non la possibilità espressiva della superficie stessa della tela. Guarda la forma dell’umano consapevole della sua vertiginosa trasformazione; a volte la rappresenta in maniera semplice, diretta, altre volte asseconda i dettami della nuova forma dell’umano senza, per questo, cadere prigioniera delle trappole modaiole; basta guardare la sua sezione della mostra inaugurata recentemente al PAN, a Napoli, per rendersene conto.
A fianco a tutte le tendenze resta, comunque, un bisogno; una necessità che, nella sua esemplificazione, esclude in maniera totale tutti gli elementi concettuali e formali che prevedono la trasformazione dell’opera da pura rappresentazione emozionale della realtà in quanto tale, ad un’arte che prevede che la concettualità abbia una parte preponderante all’interno dell’opera. Una cosa resta centrale nel lavoro di Simona Mostrato: la libertà priva da inflessioni modaiole all’interno del suo lavoro poiché se è vero che non possiamo sapere chi arriverà a passare alla storia dell’arte, gli artisti, quelli che lo sono davvero dentro, hanno il diritto di esprimere le proprie idee nella forma e nei modi che ad ognuno di noi appartengono.
Testo del critico-MASSIMO SGROI

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