Biografia

Stefano Davidson
Nato a Genova il 29 Maggio 1962.
Pittore, scrittore e giornalista
Vive e lavora a Roma.


- L'arte di Stefano Davidson pare voler raffigurare un mondo differente da quello reale, quotidiano, nonostante spesso ne utilizzi le forme e non si possa fare a meno di catalogarla tra i “figurativi” più classici. Nei suoi quadri si respirano però atmosfere molteplici e si va da quelle vagamente legate ad una sorta di neo-romanticismo, ad altre che si impennano nell'allegoria. Alle volte ci si trova a precipitare con rapide picchiate nel fantastico o, addirittura, si vira bruscamente nell'onirico dove, spesso, ci si accosta a quell'istanza profonda che Freud ha descritto nel teorizzare l'inconscio. Nell'opera di Davidson quindi non si tratta più di osservare la natura così com'è o di leggervi un mondo a noi familiare, nonostante l'artista si esprima attraverso tratti assolutamente formali e palesemente figurativi, ma di attingere a qualcosa di insolito che allontani lo spirito dal quotidiano, che dia voce alle angosce e, perché no, alle nevrosi, che presti lo sguardo al sogno più profondo. Ma attenzione! Questo sogno non deve essere attribuito all'individuo, o all'autore soltanto, bensì alla collettività e alla sua cultura, che si snoda sinuosa come un grasso anaconda tra le rovine di una memoria classica, ormai totalmente sbiadita e le macerie di un futuro che, da lontano e molto debolmente, comunica un presentimento di fine del mondo imminente. E' per questo vagare di Davidson all'inseguimento di ognuna di quelle sinapsi che donano al cervello l'ebbrezza della creazione che, osservando la sua opera, ci si può trovare di volta in volta ad osservare incubi antichi o recenti, mistiche disperate, o addirittura ci si addentra nel simbolico e nel surreale.
In sintesi, per dirla con J.K. Huysmans:
“Aveva voluto, per il diletto dello spirito e la gioia degli occhi, qualche opera suggestiva che lo precipitasse in un mondo ignoto, che gli svelasse le tracce di nuove congetture, che gli lacerasse il sistema nervoso con erudite isterie, con incubi complicati, con visioni indolenti e atroci."
- Yves Lirriverance -

Fondatore nel 2008 del movimento artistico NON la cui Prima Esposizione Mondiale si è tenuta a Roma il 24 Aprile scorso presso le Sale d’Arte Contemporanea del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e del Comune di Roma ed Introduzione al catalogo del Sovrintendente al polo Museale della Città di Roma Prof. Claudio Strinati.

“Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma ormai da tempo è sede di Mostre di arte contemporanea e non, tenute presso le ampie sale ad esse adibite. In quest'occasione La Soprintedenza è lieta di ospitare la Prima Esposizione Mondiale NON, un progetto dell'artista Stefano Davidson la cui opera in quest'occasione trasferisce l'arte “visiva” in una dimensione diversa da quelle abitualmente ritrovabili in Mostre di stampo più tradizionale. La si potrebbe infatti definire forse “Surreale”, “Concettuale” o “Provocatoria”, visto che comunque questi sono termini entrati ormai da decenni nel linguaggio dell'arte, anche se di tanto in tanto vanno considerati in accezioni diverse da quelle comunemente adottate. Ciò accade poiché le suddette parole vanno a descrivere “categorie” artistiche legate non tanto all'irreale se non addirittura al bizzarro, bensì a qualcosa di estremamente “stravagante” che esula dai canoni tradizionali di catalogazione. Si potrebbe quindi pensare, assistendo a questa Prima Esposizione Mondiale del NON, che questo sia uno di quei casi. Lo si potrebbe pensare in quanto il suo autore, l'artista Stefano Davidson, è sempre stato legato ad un genere di arte molto tradizionale, la pittura, ed ha sempre preferito descrivere i suoi temi con tratti prettamente figurativi, che esulano completamente dall'astrattismo o dal concettuale. Lo si potrebbe pensare nonostante il figurativo di Davidson molto spesso sfoci nell'onirico, nel simbolico, se non addirittura proprio nel surreale (ricordiamo i dipinti “Cesenacido” o “Palingenesi surrealista” su tutti). Nel caso di questa mostra non però, la provocazione, che non si può negare esista, così come la concettualità, è comunque legata, secondo l'autore, ad una sorta di figurativo “personale” cioè la capacità di generare immagini all'interno di se stesso da parte di ogni essere umano. Ecco quindi che ciò che ci troviamo di fronte, non è più poi così lontano dai canoni di rappresentazione tradizionali; anzi, le informazioni che riceviamo su ciascuna opera dal relativo titolo e dalla sua spiegazione ci consentono di comprendere forse meglio queste ultime rispetto a molte altre forme d'arte dove il concetto espresso fa parte dell’interiorità dell'autore rimanendo “suo proprio”, mentre nel NON è parte intima dello spettatore stesso. In conclusione, a parte queste brevi considerazioni sui contenuti dell'esposizione non, ritengo assolutamente attuale il concetto di necessità di assenze espresso dall'autore, non solo per il sovraccarico di tutto e di più nella nostra società civile, come da lui più volte sottolineato, ma poiché la “crisi” contingente sta lentamente abituando ciascuno di noi a fare a meno di un po' di superfluo facendo così rientrare un po' di NON in ognuna delle nostre vite, e chissà che ciò, in fondo, non possa farci anche un po' bene.”
Prof. Claudio Strinati (Sovrintendente Polo Museale Città di Roma)

Principali Mostre ed esposizioni

Paranoipnol - Schegge di delirio – (Personale -Bologna 1991)
Resplandor de profundo (Personale - Galleria El Actico -Porlamar, Venezuela 1994)
Equilibrium -Cats on the roof- (Personale - Casino's Gallery -Malindi, KENYA 1997)
Syri Ya M’buyu - Il segreto del baobab - (Personale - Casino's Gallery -Malindi, KENYA 1998)
Is there anybody out there (Personale – Queen's Gate Gallery – Londra 2000)
Ritratti d’Autori (Personale – Libreria Riminese - Rimini, 2003)
Jazzapennello (Personale – Galleria dell'Iridis -Rimini, 2004)
All that jets (Personale – Isola della Moda - Milano, 2005)
La cognizione del colore (Personale - Le Myricae - Roma, 2006)
Proposte 4 (Collettiva – Teatro Eliseo - Roma 2007)
13x17 (Collettiva - Padiglione Italia- Venezia – 2007)
Sull'acqua (Personale – Isola del Cinema -Galleria Tartaglia – Roma 2007)
Immagina Arte ( Fiera di Reggio Emilia – 2007)
Il futuro è già passato …ma non ero presente (Personale -Galleria Tartaglia – Roma 2008)
Don Chisciotte e altre storie (Collettiva – Galleria La Spadarina – Piacenza 2008)
I Quadri di Stefano Davidson - (Personale - Le Myricae - Roma, 2008)
TELETHON 2008 - (Personale - BNL RIMINI Corso d'Augusto - 2008)
NON - l’arte dell’assenza o l’assenza dell’arte -(Museo Nazionale degli Strumenti Musicali – Roma 2009)
Arte e Motori 2009 - (Collettiva - Palazzo dei Congressi - Riccione - 2009)
NON - la non essenza o, meglio, l'essenza dell'assenza (Personale - San Jacopo in Campo Corbolini - Firenze - 2009)
TELETHON 2009 - (Personale - BNL RICCIONE Viale Dante - 2009)
L'arte si fece infanzia (Collettiva - Galleria Tartaglia Arte - Roma - 2010)
Tavole e Tavolozze (Personale - Farini13 - Rimini - 2010)
Gentes (Collettiva - Cittadella of arts - Gozo - Malta - 2010)
Autoanalisi(Personale - Loro Piceno (MC)-2010)
East meets West (Collettiva - Istituto Italiano di Cultura - La Valletta- Malta - 2010)
Opera & Art Exhibition (Collettiva - Teatru tal'Opera Aurora - Gozo - Malta - 2010)



Formazione artistica

Autodidatta

Tematiche

“Dipingo quando non ho più parole, scrivo quando non mi bastano i colori.”
(Stefano Davidson)

L’opera di Stefano Davidson e la filosofia che ne rappresenta le fondamenta si possono considerare un caso particolare all’interno del mondo dell’arte. Spesso in cerca delle surrealtà e dei paradossi che avvolgono il quotidiano, Davidson ha dipinto tele che seguono proprie logiche assolutamente soggettive dove spesso, se non sempre, il titolo è parte integrante nella creazione della stessa, è insomma partenza ed insieme traguardo del pensiero che vi si sviluppa all’interno.
Se consideriamo infatti quadri come Il pasto nudo, dove la citazione di William Borroughs è palese e rappresenta la chiave d’interpretazione principe del dipinto, o Cesenacido, dove la crasi (Cesenatico-acido) la fa da padrona nel descrivere a chiare lettere il contenuto dell’opera, ecco che l’animo dell’artista e la sua volontà di espressione sono ancor più evidenti dopo la lettura del titolo. Di contro, anche quando la denominazione è semplice descrizione del quadro e quest’ultimo è semplice rappresentazione di quel che vi è ritratto, è palese come il pennello sia comunque andato a scavare nell’intimità del soggetto che ci si para davanti. E così, un opera come Sara (all’apparenza semplice rappresentazione di un gatto) diventa l’occasione per il pittore di cimentarsi con l’anima del gatto stesso (Davidson “convive” con undici felini e Sara è una di quelli) estratta a forza di pennellate dagli e negli occhi di quel felino. Parimenti in Sabbia, ecco che il pennello è tutto proteso non tanto ad esaltare le forme sinuose della modella ritratta, quanto la presenza su quel corpo di sabbia, nonché il fastidio che questa presenza produce, evidenziato egregiamente dal gesto della mano destra. Gli aforismi che l’autore ha abbinato a ciascuna delle opere raccolte in questo catalogo sui generis sono frutto della ricerca di una ulteriore chiave di lettura da donare all’osservatore, che possa permettere una ancor più più precisa collimazione tra la volontà di rappresentazione del pittore e l’interpretazione del suo pensiero. Davidson rappresenta il mondo e l’immagine attraverso il filtro di una combinazione di scenografia e mistero. Non è l’incomprensibilità dell’immagine o delle scelte cromatiche a dare anima alla sua opera, bensì la personalissima logica che muove il suo pensiero e l’uso che egli fa delle parole d’accompagnamento, ben evidenti nei titoli e/o negli aforismi di cui sopra. Davidson ha probabilmente reinventato un linguaggio pittorico che, pur partendo da una rappresentazione quasi classica dei soggetti di volta in volta scelti, porta l’osservatore in un mondo dove la parola è spesso luce indispensabile ad illuminare il significato dell’immagine e dove il pensiero è un colore fondamentale quanto quelli tradizionali dell’iride.
Nell' osservazione dell’intera opera di Davidson non dimentichiamo mai comunque l’innata propensione dell’autore verso il gioco, la dissacrazione ed il nonsense, che sono evidentemente ben rappresentati nella scelta di alcuni degli aforismi di accompagnamento a temi decisamente “pesanti” o eccessivamente palesi. A questo proposito è quindi bene tener presente che il consiglio dell’autore a chi si accinge a guardare le sue opere è il solito che da sempre egli accompagna alla presentazione di ogni suo libro: “tutto ciò leggerete e che vi sembrerà molto serio ed impegnativo sarà da prendere con estrema leggerezza ed ironia, mentre tutto quanto vi parrà divertente e “tres fou” sarà invece da considerare in modo assolutamente serio e profondo.”


Tecniche

Olio su tela / Oil on canvas
Acquarello / Watercolours
Pastelli a olio /Oil Pastels
Carboncino / Charchoal

Bibliografia

- LA COGNIZIONE DEL COLORE - Raffaelli ed. 2007
- IL FUTURO E' GIA' PASSATO (...MA NON ERO PRESENTE) Tartaglia Arte 2008
- NON "L'ARTE DELL'ASSENZA O L'ASSENZA DELL'ARTE"- Tartaglia Arte 2009

come scrittore ha pubblicato

POCHI ATTIMI (Edizioni Gemini – Verona -1984)
IRACCONTINUTILI(Gianni Monduzzi Editore - Bologna - 1998)
MOTO PERPETUO IN CHIAVE DI SOL ( La Voce Editore - Rimini -1999)
ARMONICUM "IL VIOLINO DI DIO" ( Raffaelli Editore - Rimini -2000)
INCHIOSTRO D'ASSENZIO (Raffaelli Editore - Rimini – 2001)
SI SALVI CHI VUOLE! - (Raffaelli Editore - Rimini – 2006)