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SCENARIO CREATIVO
Pesce in faccia alle censure di Flash art Rubrica di Pablo Echaurren:

RICEVO DA KETTY3000@LIBERO.IT e pubblico la seguente missiva accusativa, come una qualunque Donna Letizia, una Penna intinta nella Mestizia, una Velina della Dovizia, una Novizia della Notizia, indirizzata a «Flash Art», magazine lider nel mondo lader dell’arte. «Direttore Politi, con rammarico ho constatato che la mia richiesta di delucidazioni sul perché Mario Pesce a Fore fosse stato omesso dalla Top 100 della sua rivista è stata assolutamente ignorata, mi aspettavo da parte sua un poco più d'educazione, magari anche una risposta polemica, acida, critica, le critiche, per quanto feroci, sono sempre costruttive e migliorano.., invece, non solo ha fatto finta di niente cestinando la mia lettera, ma mi ha poi risposto in maniera trasversale dalle pagine della sua rubrica lettere al direttore: ‘Non abbiamo depennato nessuno, salvo uno o due buontemponi con pseudonimi carnascialeschi’. Francamente non mi aspettavo da parte sua una tale mancanza di stile, dal punto di vista dell'immagine degrada la sua creatura, ne perde di credibilità... poi, cosa starebbe a significare? Abbiamo depennato solo chi lo meritava? E in conformità a quale principio? Non si parlava di dittatura dello spettatore? Lo spettatore sarà libero di votare quello che preferisce? Tra l'altro, come può definire carnascialesco il mio lavoro? È un lavoro fatto di gran sacrificio e passa anche per quello pseudonimo. Gradirei da parte sua quantomeno un poco di rispetto in più per chi non è sintonizzato sulla sua stessa frequenza d'onda. La saluto con la nuova preghiera che lei riesca a giustificarmi validamente l'episodio, piuttosto che riconfermarlo con arroganza di traverso, ripeto, sono proprio curioso di sapere uno pseudonimo carnevalesco che attentato potesse costituire alla sua preziosissima Top 100.Napoli, Luglio 2003. Con stima Domenico Di Caterino».Di Caterino, presidente dell’Associazione Culturale M.P.A.F. [Mario Pesce a Fore, l'associazione nata nel 1997 con lo scopo prioritario di cercare una via di comunicazione altra possibile e egocompatibile, al di fuori delle logiche convenzionali del sistema dell'arte, una sorta di antiambiente, di antisalotto, di complotto contro le logiche di mercato], allude a brogli, a inghippi, a scogli della vita contro cui la barca dell’amore s’infrange [Majakovskij]. Sostiene che la M.P.A.F. è stata deliberatamente cassata dalla Top 100 essendo a conoscenza del fatto che in molti, tra Napoli e la Sardegna, le hanno dato la volata, l’hanno indicata come meritevole di menzione, insomma l’hanno regolarmente votata. Ma di tale votazione non c’è traccia nella lista stilata e pubblicata da Flash Art.Di Caterino, dunque, chiede spiegazioni, pretende delucidazioni, esige chiarificazioni sull’episodio, paventando un voto negato, una democrazia fallata, una top pilotata e si domanda «quale fastidio potesse darle il mio eteronomo collettivo, visto che quella classifica è un assoluto calderone dove c'è di tutto e di più».Lo so bene che c’è di tutto e di più, ci sono perfino io, io Pablo.Peggio di così... (Pablo Echaurren da Carta n.30, 2003)

“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione tra arte e realtà. L'atto di mimare la violenza delle immagini che giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante "l'asocialità" del gesto artistico. La banda d'artisti, occupa lo spazio esterno della Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L'azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l'atto creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di interrogare ogni volta il senso nel suo divenire” MariaRosa Sossai, da "Melting pot" di Maggio 1998.





"Domenico Di Caterino, con il suo "Nevrotico mediterraneo" è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d'arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un'essenza plastica, che cede facilmente al volere dell'artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d'antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l'umana condizione e l'austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee” Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”, 2000).  

  “UN OCEANO PER DELIRARE”- Mario Pesce è il nome di un sessantenne che vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un collettivo napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “Tu artista all’estrogeno ingrassato all’ombra della nomenclatura cattofascista. Rintanato nel fondo dell’aula accademica, a perforare l’ano del discepolo, con la promessa di una mostra. Tu sepolcro di noia, pozzanghera d’Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera”. Così ci s’incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o Quadriennale che dir si voglia. Questi di Mario Pesce a Fore sono dei duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come siluri. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per loro è quello di tenere l’arte lontano dal proprio quotidiano.” Mario Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un’unità creativa nata per interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma colui che si distingue nelle quotazioni d’asta, che ha le mani in pasta, che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie’s. In un tal stato di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota, demente, delinquente, sostenere che l’arte debba rimanere apolitica, vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell’aura mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a Genova. “L’arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente (Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo.” E’ partendo da queste premesse tutt’altro che lesse che Mario Pesce a Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce, residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in perenne stato d’erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in effetti, un Mario Pesce’a fore esiste veramente, si tratta di un tale, più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d’infermiere prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a Mergellina, quattro chilometri a nuoto. Non facciamogli del male, non neghiamogli l’accesso al mare, non togliamoli l’acqua ai vario Mario Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare, spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente, significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire.  (Pablo Echaurren, da Carta n.5, 2003).  



“Tra i partecipanti alla mostra si è distinto per la sua innovata unicità, il gruppo d'artisti "M.P.A.F."…un solo denominatore li accomuna: la voglia di riscattare l'immagine dell'artista contemporaneo, ormai nero emarginato sociale. Il mercato dell'arte, prostrato dal consumismo più spietato, è messo in discussione da quest'autonomo gruppo di ragazzi senza fili di padrone che, con numerose iniziative indipendenti, cerca di restituire una più elevata ed adeguata identità sociale alla figura dell'artista …” Barbara Pelosi, "LA VERITA' DI Napoli”, del 5 –6-00. 

“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un urlosoffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta del portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore incarna primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.” Roberta Vanali ( Dal catalogo di maram@rte 2003).

“Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con isuoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lo spettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall'organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre ericopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destino sfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell'esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsi d'angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio dove anche il sollievo del grido soffoca”. Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004). 














da Exib Art del  4 Novembre 2002
L'Associazione Culturale Mario Pesce a Fore è entusiasta dell'iniziativa, da sempre contro il sistema dell'arte e gli AGM (Artisti Geneticamente Modificati) del mercato artistico globale, mercato che in realtà è un elitario pseudo artigianato d'avanguardia decaduta. Troviamo assolutamente giusto che oggi l'artista s'interroghi sul senso sociale del fare arte per non prostrarsi ad un mercato globale dell'arte che lo relega a zerbino concettuale schiavo delle mode e delle tendenze decretate da quelle non più di duecento persone che decidono cosa sia arte oggi e cosa no. Siamo per una arte biologica, non più schiava di giochi politici di curatori avidi di potere culturale che selezionano artisti aderenti alle loro idee concettuali che poi consegnano in cliché alla Storia dell'Arte, creando così gravi omissioni e falsi storici, per esempio A.B.O. che propone come Transavanguardisti per il mercato elitario globale solo i suoi cinque pupilli quando negli anni Ottanta dipingevano come loro in Italia migliaia di persone, o come Bonami che ex pittore da curatore per la prossima Biennale di Venezia decreta la neo morte della pittura. Siamo per una ridistribuzione equa del valore dell'arte contemporanea, perchè tutti abbiano la dignità sociale dell'essere pittore, scultore ecc., releghiamo Paladino e c. ad artigiani, perché è quello che sono, onesti pittori come
tant'altri, proclamiamo l'indipendenza dell'arte dal mercato globale e per questo cantiamo l'arte di retroguardia, quella dei pittori senza prezzo che non si sottomettono alle leggi del curatore d'arte e rifiutano i festivalbar dell'arte, siamo tutti pittori, tutti scultori, tutti decoratori, tutti performer, ridisegniamo le valutazioni di mercato. Aderiamo a tutti i punti del Domani-festo perchè li condividiamo tutti, purtroppo non potremmo essere a Firenze (per il Social Forum) perché al momento per motivi di lavoro, visto che d'arte non si può vivere senza passare per gallerie o riviste-logo, siamo disseminati nel continente, ci rendiamo però disponibili per qualsiasi tipo d'iniziativa futura. Una idea comunque ve la proponiamo, perchè non presentarsi tutti in passamontagna armati solo delle proprie opere simulando una vera e propria marcia di zapatismo estetico per salvaguardare gli ideali alti del fare artistico?



PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI-
Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori (molti) e opere d'arte (una).
Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile.
Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell'ex salotto culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi.
(Da City Naples del 7-11-2006)




IMPORTANTE: “Con questa corrispondenza consideriamo esaurita la collaborazione di Domenico Di Caterino. Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccacesca. Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino, artista dilettante e soprattutto “disobbediente”, incuriositi dalle sue esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del sistema dell'arte.
Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo un attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può avallare. Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza, augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo ai suoi giochi autoerotici e avrà veramente qualcosa di più trasgressivo da comunicare”.
(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Dicembre-Gennaio 2007, p.57).


IL PARTECIPANTE ZERO- “...Assiste incredulo allo sciacallaggio politico e mediatico seguito al crollo delle twin towers e dichiara senza essere stato ancora smentito: Non esporrò mai in una galleria privata transnazionale.....Attualmente è ricercato dal sistema globale interplanetario e sembra essere nascosto in una miniera dismessa del Sulcis Iglesiente. Il suo folle progetto consiste nell'esporre gratuitamente in permanente nel salotto di casa (scantinato, cucina o bagno) di chiunque faccia richiesta, per proseguire in autonomia e con dignità la propria libera ricerca artistica attraverso un lento lavoro di autoinflazionamento”.
(Dal catalogo di “Segnaletico”, concorso internazionale di arte temporanea urbana 2006, Foligno-PG).










ARTISTA PER CUCCARE?
Cara Claudia,anche tu prezzolata e plagiata da questo narcisista leader disubbidiente, no global e precario(non precario come no global ma come docente) che per “cuccare” cerca di fare l’artista?
Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano la collezione di farfalle o di figurine per impressionare le sartine o le compagne di classe.
Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere alla Di Caterino (guardare per credere).
Cara amica di Napoli o dintorni, ma se vuoi leggere le esternazioni logorroiche del tuo Di Caterino basta cliccare sui portali pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni. O farsi inviare da lui, che vive solo per questo, le sue esternazioni quotidiane.
Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica su Flash Art sai quante lettere ci inviava per ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente sue foto personali, sexy, abbronzato, scamiciato. Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure. Dilettante è colui che si diletta di una cosa ma anche colui che non riesce, suo malgrado a superare i limiti formali del diletto, il tuo Di Caterino è uno di questi.
Ma se io rispetto i dilettanti, perché si realizzano entro i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, pretende come diritto di entrare nel sistema dell’arte, di esporre, di vendere, di avere visibilità, senza avere alcuna qualità, senza dover superare filtri selettivi.
Ritiene debba essere un suo diritto partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,solo per il fatto che dipinge e produce opere come quella pubblicata.
Ritiene che qualsiasi dilettante, come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.
Reclama e proclama di voler attuare la democrazia in arte, dove tutti debbano essere invitati alla Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è diventato insegnante (anche se precario) senza avere alcun merito.
Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna arte questo Domenico Di Caterino.
Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo? Vorrei parlare con il Direttore e chiedergli quali sono i meccanismi e gli eventuali esami che permettono a una persona senza alcuna preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione e di arroganza pericolosa, di diventare docenti di arte o di qualsiasi altra cosa.
Sono tutti così i precari?
Cosa può insegnare (a meno che non sia
docente di educazione fisica) questo Di Caterino?
Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane?
Chissà quanta scuola italiana, senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi “disobbedienti” senza qualità? Qualcuno potrebbe dirmelo?
Grazie.

(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Febbraio-Marzo del 2007).



“A ROMA, I POSTER GLOBALI DELL'ARTE DI STRADA”:......Gli organizzatori, attraverso il sito www.woostercollective.com, hanno lanciato un appello internazionale che ha visto moltissime adesioni..... Significative sono le presenze di artisti che hanno elaborato un percorso legato ai temi espressi dai movimenti sociali degli ultimi anni.....Non mancano però anche artisti che hanno preferito sviluppare forme espressive più “personali”.
(Da “Il Manifesto” del 4-5-2007, p.15, di David Sacco)


"Mi spiace ma devo essere neutrale facendo parte dell'antagonista di flash art, anche se sostengo la vostra idea
tra l'altro se ne fa parte Domenico Di Caterino (che conosco da molti anni e col quale ho collaborato in passato) non se ne parla proprio e non sto qui a spiegarti, è la persona più inaffidabile che conosca e comunque non lo avvallo perché faccio parte di Exib Art e non voglio avere niente a che fare con flash art, stop.
Domenico Di Caterino farà di tutto per strumentalizzarti per i suoi scopi da psicopatico, dopodiché quando non gli girerà troppo bene inizierà a provocarti e a sputtanarti girando le tue mail a chiunque faccia parte della sua mailing list, oppure inventandosi storielle sui forum di ogni sito d'arte per prenderti per i fondelli, ricordati che la fine che fanno i tanti "polli bolliti" o chiunque gli capiti sotto tiro la farai anche tu prima o poi.
Lui non cerca nulla di particolare, cerca sostegno in ogni dove, ma ti assicuro che è pericoloso, ha messo nei casini tante persone che naturalmente lo hanno allontanato. Mi spiace ma non posso aiutarti, stai in guardia e fammi sapere, lui è preparato è vero, ma non vuole dire nulla, buonanotte".
(Roberta Vanali, curatrice e collaboratrice di Exib Art per la Sardegna, discutendo con Francesco Dau privatamente su Exib Art su Domenico Di Caterino, la notte del 24 Luglio 2007).










Dall'Unione Sarda del 4-9-2007, pag.21:
A CASA LONIS UNA MOSTRA D'ARTE DEDICATA A SANTA BARBARA
Una mostra d'arte dedicata a Santa Barbara. E' un progetto del pittore Francesco Dau. Verrà inaugurata giovedi alle 18 e 30 nella Casa Lonis.
Quadri e sculture realizzate con lo stile dell'arte contemporanea che avranno come tema ricorrente il culto della Santa, protettrice dei minatori.
"L'iniziativa è nata in rete", spiega Francesco Dau. "Così come sempre, grazie ad Internet, sono stati coinvolti vari artisti che presenteranno le proprie opere a Senorbì. L'obiettivo è quello di dare vita ad una rassegna che sia anche un confronto tra gli artisti ed il pubblico, senza mediazioni di nessun genere".
Infatti saranno gli stessi autori delle opere a spiegare e illustrare i lavori realizzati.
"Puntiamo a rapportarci direttamente con il pubblico", precisa Domenico Di Caterino, coordinatore concettuale dell'intera rassegna. "Solo in questo modo diventa possibile presentare le opere senza filtro e senza la cappa protettiva che si viene a creare a causa di logiche di mercato sempre più vincolanti nel lavoro di un artista".
La mostra potrà essere visitata, nei locali della Casa Lonis e all'interno del Museo civico "Sa Domu Nosta", sino al 16 settembre.
Severino Sirigu

Dall'”Unione Sarda” del 11-9-2007
SENORBì - QUARANTA PITTORI SI CONFRONTANO SU ARTE E RELIGIONE: mostra a casa Lonis.
...“Ogni artista ha scelto un suo stile e una sua tecnica, privilegiando opere di natura concettuale”, sottolinea il coordinatore del progetto Mimmo Di Caterino. “Il risultato è una vera e propria rivisitazione della tradizionale iconografia della Santa”.
Severino Sirigu









UNA MOSTRA DEDICATA A SANTA BARBARA E ALLA "AUTENTICITà" DELL'ARTE

"L'arte deve essere libera, deve offrire sensazioni senza filtri o vincoli di nessun genere". Questo è il messaggio che hanno voluto trasmettere gli oltri quaranta artisti che hanno curato la rassegna "Santa Barbara free and open project, prima cava d'estrazione d'arte contemporanea" allestita nella Casa Lonis ed all'interno dei locali del museo civico "Sa domu nostu" nella prima metà di Settembre.
Adesso queste stesse opere attraverseranno la Sardegna e quindi porteranno il messaggio a centinaia e centinaia di appassionati, cultori o semplici curiosi.
"L'importante è non mortificare le opere con logiche di mercato che non hanno nulla a che fare con i veri lavori artistici", ha spiegato il coordinatore del progetto Mimmo Di Caterino.
Da questo punto di vista le finalità del progetto possono veramente considerarsi originali ed innovative. Così come incuriosisce l'origine stessa della mostra: La mostra è nata dall'esigenza degli artisti di ricercare un dialogo diretto con il pubblico senza filtri di nessun genere", precisa l'ideatore del progetto Francesco Dau: "Un progetto che è nato su internet, grazie alla comunicazione in rete è stato possibile coinvolgere numerosi pittori e scultori e realizzare una rassegna d'arte contemporanea per certi versi innovativa. Tutte le opere esposte sono dedicate alla patrona di Senorbì, Santa Barbara".

Severino Sirigu.