Passaggi esistenziali


“Osservando le opere di Giuseppe Bossa si rimane attoniti per la quantità di volti, di mani e di teschi che l’artista ha fissato sulle tele; sembra di tornare al tempo in cui gli artisti venivano pagati per la quantità di busti, di mezzi busti e di figure intere che eseguivano, per cui le opere erano piene di angioletti se si trattava di figurazione sacra, o di volti allegorici, a cornice di vedute o di figure in primo piano. Nella pittura di Giuseppe Bossa si “legge” la sofferenza dell’artista che, a momenti , vorrebbe esplodere per sterminare l’umanità cattiva che lo circonda, mentre, in altri casi, volti tranquilli danno la sensazione di intravedere, attraverso il loro sguardo placido, un mondo migliore, un mondo pieno d’amore. La tavolozza esprime la complessa personalità dell’artista, così come la doppiezza delle figure rappresentate. Chiaramente, si evince che Bossa, attraverso la pittura con la quale si esprime con maestria, dialoga, mette fuori i suoi stati d’animo, il suo pathos (termine molto abusato in altri casi, ma in questo è giustamente appropriato). La pittura di Giuseppe Bossa, dopo il primo , forte impatto, se riflettuta narra molti paesaggio esistenziali dell’essere umano; le vicissitudini e le gioie che ogni uomo vive nella sua permanenza terrena. In sintesi, possiamo dire che Giuseppe Bossa fa una pittura surreale, anche se in alcuni casi appare accademica, tradizionale; l’arte c’è, così come c’è la padronanza di linguaggio cromatico.”

di Aurelio Pellegrino
giornalista
1996

  • Pubblicazione:Giuseppe Bossa:i colori dell'arte, editrice Pubblitaf; Corriere Partenopeo
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