BREVE TRATTATO SULLE DIFFERENZE TRA UMANESIMO E ARTI FIGURATIVE E INGEGNERISTICHE, DETTE "ARTI MECCANICHE" - LEONARDO DA VINCI: ARTISTA-ARTIGIANO

Nel Rinascimento italiano gli esponenti della cultura umanistica giudicavano le arti figurative e quelle ingegneristiche come "arti meccaniche", inferiori alle arti liberali, che erano nel Medioevo gli studi seguiti dai chierici che volessero intraprendere quelli universitari. Le arti liberali erano, quindi, quelle attività ove ci si identificava con i lavori squisitamente culturali, diversamente dalle "arti meccaniche". Pertanto, gli artisti-artigiani che volessero presentarsi ai loro coevi come autori di libri e trattati, dovevano necessariamente confrontarsi con gli esponenti della cultura umanistica. L'Umanesimo, ricordiamo, si era affermato nel XIV e XV secolo. Tale movimento culturale era in contrasto con quelli prevalentemente religiosi del Medioevo e si occupavano dello studio umanistico e filologico delle civiltà greca e romana. Da quel necessario confronto con gli esponenti della cultura umanistica da parte degli artisti-artigiani, nacque quella che Italo Calvino definì come la "battaglia della lingua". Nacque, quindi, la necessità anche per Leonardo di fornirsi di un vocabolario “dotto minimo”, che però egli lasciò incompiuto e pronto semmai ad adattarsi ai cambiamenti della realtà. E, comunque, cercò in ogni modo di perfezionare il linguaggio, lui sempre alla ricerca della perfezione, e di renderlo il più consono possibile alle esposizioni che egli ne faceva dei suoi trattati, anche se si rendeva conto che non poteva competere col linguaggio degli umanisti.
Così Leonardo da Vinci scriveva:
«So bene che, per non essere io letterato, che alcuno prosuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll'allegare io essere omo sanza lettere. Gente stolta! Non sanno questi tali ch'io potrei, sì come Mario rispose contro a' patrizi romani, io sì rispondere, dicendo: "Quelli che dall'altrui fatiche se medesimi fanno ornati, le mie a me medesimo non vogliono concedere". Or non sanno questi che le mie cose son più da esser tratte dalla esperienza, che d'altrui parola, la quale fu maestra di chi bene scrisse, e così per maestra la piglio e quella in tutti i casi allegherò.[94]»
"Omo sanza lettere" confessa di essere Leonardo, che ha scarsa conoscenza del latino e ignoranza del greco, ma «Io ho tanti vocaboli nella mia lingua materna, ch'i' m'ho piuttosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole, colle quali bene esprimere il concetto della mente mia»; e se il volgare ha piena capacità di esprimere ogni concetto, il problema riguarda piuttosto quello della verità di ciò che si argomenta. La parola non conta nulla senza l’esperienza, e inorgoglirsi della conoscenza letteraria significa vantarsi di cose non proprie, ma create da altri”.


Leonardo Da Vinci




Su un punto non sono d'accordo con Leonardo Da Vinci. Val anche bene esprimere il concetto col volgare, in specie se si tratta di argomentazioni tecnico-scientifiche. E né il volgare, né il linguaggio umanistico possono argomentare la verità.
Ma, sono del tutto convinto che, al contrario, la parola possa contare molto anche senza l'esperienza. Quale esperienza è dato sapere? Quella delle cose, del reale, dell'esperienza di vita, dell'esperienza empirica, cioè dei fenomeni naturali e di ciò che è pratico e concreto e che fa riferimento ad accadimenti che giungono ai sensi? La scrittura non deve riportare fedelmente ciò che gli avvenimenti ci appaiono in modo del tutto naturali e secondo una precisa legge a cui dobbiamo fedelmente attenerci. La scrittura è anche fantasia, ideologia, invenzione di luoghi, di personaggi, di fatti. E’ descrizione dei sogni, delle irrealtà. Chi scrive ha una percezione quasi divina, immateriale, idealizzata. Ispirazione dall'inconscio. La scrittura non è matematica. Non è una scienza perfetta. E non lo deve essere. La scrittura esce dall'anima e si manifesta in modo, a volte, prorompente. La scrittura è anche creazione. La scrittura rivela chi siamo.


Roberto Zaoner
(19 e 20 aprile 2020)




  • Pubblicata martedì 21 aprile 2020

  • Da Roberto Zaoner

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