POESIA : "L'ULTIMO RESPIRO"

2019

POESIA: “L’ULTIMO RESPIRO” (dedicata a mio padre, che esalò l’ultimo respiro in un pomeriggio d’ottobre dell’anno 2008, in un letto d’ospedale, accompagnato da una, tante guide verso la luce eterna che si era meritata per la sua irreprensibile condotta qui sulla terra, rispettando il prossimo e ottenendo da quest’ultimo sincera gratitudine e molta stima. Dedicata a mio padre, che mi ha dato tanto nella sua vita e con amore: anzitutto la vita. I figli non dimenticano) “L’ULTIMO RESPIRO” (per mio padre) Ascosa era la sua immagine. Riluceva di raggi irradianti nella notte ombrosa la sua fonte: come un baleno, guizzo luminoso. Timidamente come tratteggi incerti di un disegno mai compiuto andava ad apparire la vaga sua labbia innaturale con evanescenti sembianze, e come una barca da me tanto amata parea incagliarsi come avesse urtato contro il massiccio scoglio nell’aria caliginosa. Ne usciva illesa e abilmente si districava nel suo cammino a formarsi, e nulla potevano nembi e cirri nell’oscurità. Acquattato me ne stavo e soffrivo di stupore perché non sapevo. E anelavo all’infinito amore. Orsù, mostrati agli occhi miei col fascino tuo splendente e celato di amori mai sopiti! Potresti mai fermarti ora che con la tua lucentezza ci neghi la visione delle stelle che ci guardano scintillanti nel firmamento? Alzo un braccio a indicar muto ai miei cari la tua presenza e fermare la tua corsa mentre ti stai formando al mio cospetto. Tenerti stretta a me vorrei scintillante d’amor luce la tua parvenza. Ma turberei in siffatto modo il disegno tuo divino che nella volta celeste giace e io morente non avrei più pace. D’un tratto non più orfica mi appari e mi sveli il tuo arcano silenzio. Una carezza d’aura sfiora la mia anima e con gli occhi socchiusi vedo confusamente voi che dalla finestra di questo luogo piangente di sofferenza, dolore e speranza, m’inganno tristemente d’esservi accanto a saziarmi dei miei ardori ancor affamati di vita rubandoli alla morte. Mi rivelasti o mio Altissimo: mia sembianza su carta svellesti dal tuo mobiletto, figlio mio, ma io la ricomporrò. E non potrai sapere. Perché mi hai fatto questo? Non posso così assurgere al divino con la rabbia che è dentro di te. Ma io ti amerò sempre e risplenderò nelle alte vette. Non più uno ma tanti riflessi di amori infiniti dai vivaci colori come caleidoscopi si svelano solo nella mia mente, e voi che siete accanto a me non vedete ciò che io vedo. Vogliono dolcemente tirar fuori l’anima da me morente e non soffrirò più nella valle di una terra insultata senza ormai più lacrime e angosce e che sto lasciando col cuore quieto, stanco e speranzoso. Voglio andar via. Non piangete per me! Di là dal tempo capirete. Anch’io un giorno mi rifletterò a voi a consolarvi allorché abbandonerete senza più forze le vostre ansie di vita. Roberto Zaoner (03/07/2019, rimodulata nella 9^ strofa il 10/05/2022)
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  • Codice:GA157042
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:luglio 2019
  • Archiviata il:lunedì 09 dicembre 2019