POESIA: "L'ARATRO" (di Roberto Zaoner)

2018

Questa è la mia terra. Questi sono
i tomoli della mia campagna che
mai lascerò che il mio aratro rimanga
sfaccendato per il duro lavoro che mi
aspetta e che mi lega ancor più ad esso.


Il vomere del mio aratro stacca dalla
terra, ormai soda, zolle e le rovescia
per la fertilità e non più assetate sono,
e chiedono letami per concimi. Vogliono
rinascere a nuova vita e attendono la
mano del mio aratro.


Ed io con la mia zappa a continuar la
fatica nei recessi ove il mio aratro non
può giungere. Ne prendo una zolla e
lentamente la rilascio sui palmi di
queste mie rugate mani.


La guardo sorridente ed è come perla
che delicatamente l’accarezzo e brilla
di luce propria. E penso che è degna
ricompensa del mio lavoro e di quello
che la natura mi offre.


Ne farò mosto da questi vigneti
e lo calpesterò coi miei ignudi piedi.
Raccoglierò olive da questo mio
uliveto e le porterò al più vicino
frantoio per farne olio.


Il contatto con la mia terra m’infonde
serenità e soddisfa i miei sensi.
Mi adagio stanco sul giaciglio di questo
mio rudere per un limitato riposo e
libero il mio sudore con sfilacciati
e vecchi cenci.


E più in là, sterco per concimi e balle
di fieno per foraggi alle mie bestie.
E su questo mucchio di paglia
affondo il mio sonno riconquistato.


E vedo dietro a quelle piccole colline
all’orizzonte un arcobaleno ove
i raggi di questo sole hanno
attraversato particelle d’acqua
piovana sospese nell’aria di un
temporale ormai andato.


E mi pare un caleidoscopio con
minuti specchi e frammenti di
opachi vetri che riflettono luci
dai molteplici colori, e il
cromatismo che ne consegue
allieta i miei stupori.


E il sole al tramonto e piccole
nuvole che sembrano guidarlo
dietro all’orizzonte, che mi
appaiono come damigelle d’onore
che accompagnano le spose all’altare.


E tutto il cielo si rischiara e si
dipinge di rosso. Mi desto da
questo sogno e riprendo il mio
lavoro, e questo sereno cielo
ravviva le mie tempra.


Lasciare questo mio terreno
non potevo, in triste e trascurato
stato, che riarso era quando
il mio buon padre me lo concesse,
nel tempo in cui le sue forze
vennero a mancare.


Sei la mia vitalità. Sei il mio
vigore. Fatica non sento quando
ti dedico le mie energie.
E sempre dolcemente mi
prenderò cura di te, mia amata terra.

Santa Margherita Marina (Me), 1° luglio 2018.
Roberto Zaoner.
Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA158773
Lascia un commento / scrivimi
Inserisci il tuo nome
Inserisci un indirizzo email corretto
Inserisci un messaggio
Pubblico (mostra in questa pagina) Privato (invia solo a Roberto Zaoner) Commento pubblico o privato
Cliccando su "invia il messaggio" accetto che il mio nome e la mail vengano salvate per la corretta erogazione del servizio


  • Codice:GA158773
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:luglio 2018
  • Archiviata il:domenica 19 gennaio 2020