POESIA: "UN BORGO MARINARO" (di Roberto Zaoner)

2018

Tipico olezzo delle casette
marinaresche ci percuote
e volgiamo lo sguardo al
borgo, e donne a stendere
i loro panni ad asciugare.


E ormai deboli raggi del sole
irradiano questa incerta
giornata di maggio con
ammassate nubi e il crepuscolo
adombra il borgo dissimulando
le nostre ansie di vita.


Lì al castello s’interrompe
l’abitato e la stradina
acciottolata che lo circonda.
E tutto si confonde da lontano
col mare azzurro cupo.


E’ ora di andare verso l’abitato
di questo borgo marinaro.
I miei pensieri vengono
distratti dal fischio di un treno
che lo attraversa.


I rumori pressanti delle ruote
sui binari non oscurano il
mio slancio verso di te,
e teneramente ti bacio.


Ci allontaniamo dalla
spiaggia e ci avviciniamo
al paesino che con le
sue casette basse e variopinte
sembrano apparire incorniciate
in un dipinto d’altri tempi.


Ci addentriamo nei vicoli
e nelle stradine, e in ogni
dove scorgiamo il mare
e la spiaggia.


Ci incamminiamo verso
il piccolo nucleo storico
medievale, ove si erge
fiero un rimaneggiato
castello di un’antica,
nobile e allor tempo
potente famiglia di Sicilia.


Aria odorosa di alberi di
tigli e magnolie e fiori
gigliacei, glicini, violette.
Fragranze floreali che
ci imprigionano insieme
alla tipica esalazione
delle case, ove le massaie
lavorano in cucina.
Tempi andati.


Nel vespero della giornata,
turisti e gente del luogo
coi loro brusii si assiepano
nei bar all’aperto, e tipici
profumi di pasticcini,
scivolando nell’etere,
esaltano le nostre fantasie
olfattive e ne sono catturati.


E da lì escono dolci e
leggere note musicali,
di fronte al mare ormai
stanco e illuminato
dai lampioni di luci
gialle che pian piano
vanno accendendosi
lungo le stradine e i
piccolo vicoli.


Magica atmosfera
è la sera a venire.
La stagione estiva non
è ancora viva. E’ solo
fin di primavera. E una
casetta pare invitarci
a vivere lì una notte
di fatato incanto.


Nelle mie vene fluisce
sangue di un incessante
e disioso d’intenso amor
con te. E con te vivrò
questa notte.


Strappo da una piccola
zolla gambi gigliacei
lanceolati e violette
e te le porgo, ed è un
olezzo che si confonde
con quello della tua pelle.


Rimango dolcemente
estasiato. Intensamente
mi guardi. Quest’ode
è per te.

Castel di Tusa (Me)
22/05/2018
(testo rielaborato il 30/04/2019)
Roberto Zaoner
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  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:maggio 2018
  • Archiviata il:domenica 19 gennaio 2020