ANALOGIE E DIFFORMITA’ TRA L’ARTE CREATIVA DELLA SCRITTRICE MELINDA MICELI E QUELLA DELLO SCRITTORE FRANCESE MARIE-HENRI BEYLE, IN ARTE STENDHAL

2019

ANALOGIE E DIFFORMITA’ TRA L’ARTE CREATIVA DELLA SCRITTRICE MELINDA MICELI E QUELLA DELLO SCRITTORE FRANCESE MARIE-HENRI BEYLE, IN ARTE STENDHAL


Due scrittori dalle menti poliedriche, così lontani nelle loro epoche, ma molto similari per vita vissuta, nel sistema di concepire l’arte, nell’eleganza di esporre i fatti e le loro esperienze, anche in considerazione dei viaggi che hanno contribuito a far sviluppare in loro una capacità espressiva e mai superficiale nei loro scritti. Una comunanza tra le figure di questi due personaggi, ove entrambi hanno nutrito una passione sviscerata per l’arte e che l’hanno sapientemente descritta in tutte le sue sfaccettature in alcune delle loro opere. E anche se storicizzate in contesti diversi (il XIX secolo ed il XXI secolo), ne intravediamo la stessa impronta storiografica, laddove la metodologia della ricerca storica è confinata a rigorose ricerche che richiedono sempre riscontri obiettivi inconfutabili e che non ammettono ingerenza alcuna.


Col suo spirito molto critico e sarcastico, l’incollerito Stendhal non mancava di far notare che il potere assoluto (allora rappresentato da Napoleone Bonaparte, nella sua massima espansione imperiale) voleva irreggimentare il popolo francese ed europeo in generale. E non risparmiava critiche allo Stato Pontificio, ai granducati che governavano zone più o meno vaste d’Italia, e all’avanzata espansionistica dell’impero austro-ungarico nel nord Italia, e non solo. Spirito libero, dunque, come lo è sempre stata Melinda Miceli, ove ha approfondito anche la descrizione della storia nei suoi saggi. Ed è sottesa l’iconografia, come fosse arte figurativa, che la Miceli ci porge nei soggetti da lei rappresentati, frutto d’instancabile studio storico che accompagna i suoi personaggi.


E ancor prima che impressi su carta o p/c, la dottoressa Miceli ne anticipa un’ideazione di quelli che rappresenteranno i suoi personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche personali. Li immagina nella sua fervida fantasia e ne traccia il profilo, attribuendo a ciascuno di loro una personalità unica. Personaggi che rimangono impressi al lettore. Ed è un sublimare immutabile nei due scrittori nei loro immaginifici animi, non solo in ambito poetico. Instancabile viaggiatore Stendhal. Instancabile viaggiatrice la Miceli, che ha cercato forse di compensare coi suoi viaggi il vuoto deprimente che le aveva lasciato il padre ad appena ventuno anni. Alla scrittrice, poetessa, critico d’arte e saggista veniva a mancare improvvisamente la figura paterna quand’era ancora in giovane età. Ma lei rimaneva così forte e determinata da superare ogni ostacolo nella sua vita di studentessa, amante dell'arte e studiosa, che ne facevano di lei una donna ricca di cultura. Oltre a tutto ciò, la scrittrice ha avuto le capacità di affacciarsi ed affermarsi senza alcuna difficoltà nel panorama letterario, con le sue opere degne della massima approvazione di qualunque critico letterario e intellettuale.


La difformità tra le opere della scrittrice di Lentini e quelle di Marie-Henri Beyle sono da ritenersi in contrapposizione. Leggendo e rileggendo gli scritti della Miceli, si evince un’impronta prettamente surrealista. Quelli dello scrittore di Grenoble sono, invece, permeati di un realismo inconfondibile per tema e per stile. Passione dello scrittore è stata la matematica: scienza che non confutava le sue affermazioni, escludendo per principio tutto ciò che è vago e impreciso. Era iperrealista convinto. Esigeva chiare e rigorose dimostrazioni che, a suo dire, non venivano soddisfatte dal suo professore Dupuy de Bordes. La scrittrice siracusana, invece, si accosta al surrealismo e assurge con le sue opere ad emblema di vera donna moderna, libera da ogni contraffazione esterna. Onestà intellettuale e purezza nell’anima.


Tratto caratteristico di tutti i personaggi di Stendhal sono l’egotismo estremizzato. I comportamenti sociali e la ricerca epicurea del piacere vengono realizzati in un’osservazione realistica. Nell’intento dello scrittore c’è la volontà di mettere a nudo le ipocrisie del suo tempo. I suoi personaggi sono figure romantiche. I suoi temi principali sono un marcato romanticismo e uno spirito critico non comune.
La dottoressa Melinda Miceli, nel suo surrealismo, usa termini che possono apparire inconsueti nel suo ultimo lavoro, dal titolo “Prima Donna in Sicilia”, come: mondo iniziatico, messaggi delle scienze occulte, esoterismo, tendenze inconsce e irrazionali, contestazione del materialismo epicureo, la conoscenza del trascendentale, teorie teosofiche. Messaggi che apparirebbero fuori da ogni logica al lettore, ma che la scrittrice sapientemente ne spiega il senso, dimostrando notevole capacità espressiva tale da cancellare ogni possibile dubbio di comprensione di cui potrebbe essere investito il lettore leggendo le sue opere, inconfutabilmente profonde nel loro significato ed eleganti per forma. Gli scritti della studiosa e critica d'arte, dottoressa Melinda Miceli, si rivelano dunque chiare e prive di ogni logica di ricercata e lambiccata impronta, se letti con la dovuta attenzione che qualsiasi lettore colto, e non, può facilmente cogliere nella loro essenza e nei loro profondi significati. E' da rimarcare, infatti, che le sue opere non fanno alcuna distinzione tra i diversi livelli culturali di coloro che vogliono avvicinarsi alla lettura di questi gioielli. E' la passione e l'attenzione che il cultore d'arte, che sia intenditore o no, deve avere per godere di queste pregevoli opere che Melinda Miceli ci propone con tanta devozione per l'arte che ella sempre ci dimostra.

14/02/2019.
Roberto Zaoner
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  • Codice:GA166200
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:febbraio 2019
  • Archiviata il:lunedì 22 giugno 2020