BREVE TRATTATO - "CHARLES BUKOWSKI: LO STILE DELLO SCRITTORE"

2020


BREVE TRATTATO:



CHARLES BUKOWSKI: LO STILE DELLO SCRITORE



Charles Bukoswi: scrittore alcolizzato, impenitente puttaniere, dedito alle scommesse e volgare nei suoi scritti mediocri e inconsistenti. I suoi scritti, che io non chiamerei opere, sono un oltraggio, un affronto alla letteratura contemporanea internazionale. Leggendo la sua vita, si coglie il vissuto di un uomo sregolato e dedito prevalentemente ai piaceri estremamente dissoluti, senza regole e sempre in preda alla libidine e al vizio. Colpisce la sua volgarità nell’esprimersi e il contenuto di ciò che scriveva. Uomo licenzioso, godeva andare a puttane e quasi si vantava. Avrebbe fatto meglio a tenerseli per sé quelle sue vicende e di averne la delicatezza di non divulgarle, sapendo oltremodo che i suoi editori non avrebbero colto migliore occasione per rendere pubbliche le sue avventure femminili a pagamento. E poi, termini come: cagare, pisciare……
Qui non si giudica, comunque, l’uomo, al di là del suo comportamento sfrenatamente libidinoso. Poteva fare tutto ciò che voleva nella sua vita, che era solo sua. Si vuole mettere in risalto la volgarità che trapela dai suoi scritti, dettati dal suo animo molto diretto e spontaneo. E’ riprovevole, invece, la sua mancanza di etica morale che trapelano dai suoi libri, considerando quella che era diventata ormai la sua professione principale: quella di scrittore.


Quando uno scrittore afferma che: “le due più grandi invenzioni del mondo sono il letto, che ti tiene lontano dalle noie, e la bomba atomica, che le elimina”, siamo di fronte alla più bieca aberrazione intellettuale. Lui, uomo intellettuale? Si vantava di essere stato con la metà delle prostitute che passeggiavano per le strade di Los Angeles. Il quotidiano “La Stampa” lo aveva definito “un vecchio sporcaccione”. A mio modesto parere, avrebbe fatto meglio a rimanere un impiegato postale. Diceva che doveva scegliere tra due opzioni: rimanere impiegato postale e morire (di noia…) o continuare a scrivere ed essere quindi libero. Quando si separò dalla sua prima moglie, la poetessa texana Barbara Frye, dopo appena due anni di matrimonio, la donna ebbe a dire che come poeta non valeva molto. L’alcol gli fu compagno per la vita. Fu traumatizzato, invece, dalla morte di quella che era stata il suo vero e unico primo amore della sua vita: una certa Jane Cooney Baker, e il suo lutto e la sua devastazione lo portarono a scrivere una quantità di poesie e racconti che piangevano il suo decesso. Era stata la sua Musa più importante.


Ed è forse in questo periodo post-mortem della sua amata compagna che Bukowski esprime il meglio della sua vena di scrittore, il meglio di sé stesso. Era quindi andato dai più folli e aberranti pensieri all’estasi paradisiaca. “L’animo umano è un misterioso e difficilissimo abisso da interpretare”, affermano alcuni suoi lettori. Ma trascorso questo doloroso periodo della sua vita, ritornò a esprimersi in toni volgari, che rivelano la sua mediocrità e inconsistenza, ma anche la sua innata spontaneità (questo glielo dobbiamo…), che ne manifestano la sua sincerità. E’ curioso come per alcuni artisti il vizio dell’alcol abbia sortito in loro effetti stupendi nella creazione di composizioni letterarie, quasi divine. Invece, in lui nei periodi in cui era devastato dall’alcol, non riusciva a esprimere il meglio di sé stesso e scriveva frasi aberranti che suscitano in molti amari sorrisi o indignazioni, con critiche a volte feroci. Alcuni sostengono che lo scrittore “se non fosse volgare non sarebbe Bukowski”. Evidentemente, “lui era così ed è giusto che si mostrasse per come era”, aggiungono i suoi ammiratori. In effetti, in quello che scriveva denotava le vere caratteristiche della sua indole, del suo carattere, del suo spirito. Mostrava quello che era. Può piacere o non piacere. Altri apprezzano, all’opposto, i suoi “quadretti di vita vissuta” (testuali parole di certi lettori) e, quindi: “può anche non piacere. Non si può piacere a tutti”.
E allora ci si dovrebbe chiedere se ai paladini delle frasi, che amano quelle scevre dalle parolacce e sono amanti dei raffinati ed eleganti concetti, nella loro esposizione logica e profonda, valga la pena di perdersi a leggere i libri di Bukowski o di tenersene alla larga.


Agosto 2020
Roberto Zaoner


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  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:agosto 2020
  • Archiviata il:venerdì 14 agosto 2020