MONOLOGO (pièce teatrale): "IO E LA VOCE"

2020

MONOLOGO:

(pièce teatrale)

"IO E LA VOCE"

(di Roberto Zaoner)

Mi arrivano complimenti sinceri da molti
lettori, ma non so se me li merito del
tutto. Comunque, mi fanno sempre piacere
e mi tolgono da quella piccola e leggera
depressione che opprimente non è, di cui
per poco tempo, ma spesso, affiora e ne soffro.

VOCE: Meritatissimi per chi comprende.

Io ti ringrazio sinceramente, cara mia voce.
A volte, è il tempo che mi uccide dentro.
E’ la sua caducità e velocità per come vanno via
e si allontanano da me . Dovrei essere felice
per quello che ho. E lo sono. Ringrazio il Cielo
per quello che ho avuto e sto avendo in vita.
Ed è proprio per questo che ho paura che
un giorno perderò tutto e mi ritroverò in una
valle che conforto non me ne darà a sufficienza.
L’Ade, se esiste, è un punto interrogativo per
come staremo forse in grazia divina. E se fossi
un vaticinatore sarebbe tutto più semplice.
Ma potrei lanciare vaticini solo per cose terrene.
Sono lontani dai miei pensieri i negromanti che
pretendono di evocare le ombre dei morti, predicendo
così il futuro. Non credo alla negromanzia, non credo
ai vaticini. Nell’antica Grecia e nella Roma imperiale
era tutto concesso. Nel tempo coevo sarebbero
riconosciuti come tremenda utopia. Nella fisica
moderna, quantistica, si immagina un multiverso,
ove la filosofia matematica ammette per vere
dimensioni parallele che sono verosimilmente
universi coesistenti tra loro e paralleli al nostro,
fuori dallo spazio-tempo per come lo immaginiamo.
In uno di essi ne facciamo parte. La nostra realtà
è immagazzinata nel nostro spazio e nel nostro tempo,
che ci siamo creati noi stessi. Al di fuori di essi,
non si può più ragionare in questi termini, perché
né lo spazio, né il tempo esistono come li immaginiamo
noi. E’ come pensare che esistano altri parametri al di
fuori del nostro cosmo. Ogni universo ha propri
parametri. E’ difficile non immaginare che esiste lo spazio
e il tempo e che negli universi paralleli al nostro non vi siano
né il tempo che trasforma tutto, né lo spazio ove pianeti e stelle
si muovono entro propri spazi in una continua spirale che si
potrebbe assimilare ad un vortice che si muove continuamente
finché avrà esaurito le proprie energie.
Nel nostro tempo tutto passa, anche le
cose brutte. Ma soffro al solo pensiero che
vadano via anche le cose belle, che ho avuto
la fortuna di avere in vita. Vorrei che
continuassi ad averle anche nell’oltretomba,
di cui dubito l’esistenza e tutto si perde. E chi
non ha avuto in vita e ha sofferto troverà pace.
Non parlo solo delle cose materiali che si dissolvono
in una notte tempestosa, ma di quelle che più
valgono e ci fanno sentire veramente felici, non
per un solo istante (amore, salute, famiglia, prole,
lavoro).

VOCE: Devi solo aver fiducia in te e sperare in un
futuro sempre più luminoso. Sei e sei sempre stato
una buona persona e ottimo padre di famiglia. E’
tutto meritato.

Grazie. ????? Mistero

VOCE: !!!!! (immagine di una stella)

C’è chi vive alla giornata e fa bene. Come posso criticarli…????
Non li invidio. Ho solo pietà per loro. Poi, sapranno o non
sapranno.

VOCE: Sei un saggio.

(Testolina che esprime tristezza)
…..e si perderanno.

VOCE: (Testolina che esprime benevolenza ed estasi paradisiaca)

La mente corta aiuta ad essere più felici, e io che ho avuto più
di loro ne sono meno. Ho paura di perdere tutto e tutti. Ma che
ne so degli altri…??? Sembrano sereni anche di ciò che non hanno.
Sembrano tranquilli e fiduciosi, o sono limitati e la loro mente non va oltre.
E allora avrei voluto essere come loro se la felicità, o ancor più
la serenità, è non pensare…ognuno per il proprio destino, se
esiste anche questo. Tanta gente allegra, o apparentemente
allegra, perché pensa a solo a soddisfare i propri sensi: mangiare,
viaggiare (è bellissimo), fare l’amore o fare sesso, drogarsi per
i più infelici o viziosi, bere per vincere la noia e non pensare, darsi alle scommesse e al gioco per illudersi di ottenere facili guadagni senza sforzi e sacrifici.
Come posso giudicarli? Chi sono io per farlo? Giudica prima te
stesso! E poi, se ci riesci, tenta di conoscere gli altri prima di
giudicarli e sappi del loro passato prima di avventurarti a entrare
nelle loro menti per dare un giudizio, che sbaglieresti comunque,
anche se ne sei convinto. Lascia perdere la presunzione! E’ per gli
ignoranti e piccoli animi e cuori. Non giudicare mai! Non si finisce
mai d’imparare e quindi di conoscere. Conosci te stesso! Ti basta.

VOCE: I saggi greci dicevano “Gnose autos!” (conosci te stesso)

FINE DEL MONOLOGO

NDR: L’esortazione “Conosci te stesso” (in greco: “Gnose autos!”) è una massima religiosa greco-latina incisa sul fronte del tempio di Apollo a Delfi, che è un importante sito archeologico, nonché una storica città dell’antica Grecia, sede del più venerato oracolo del Dio Apollo. La locuzione latina corrispondente è:
“Nosce te ipsum!” o anche “Temet nosce!”

N.B. Questo è il testo di una chat avuta con mia zia, la mattina del 15 agosto 2020. Codesta persona è la voce. Io sono il protagonista del monologo. Mia zia Maria Martino, coniugata Zaoner, è una ex autorevole e validissima insegnante di lettere del più prestigioso liceo classico di Palermo: Il “Garibaldi”.
Il testo è una dedica che faccio a lei, rigorosa ma umana e dolce insegnante di lettere, che i suoi alunni ricordano con vero piacere e meritata stima, perché col suo giusto rigore hanno ricevuto da lei un bellissimo esempio di insegnamento umanistico classico-letterario e di vita, e sono stati forgiati a dovere per intraprendere qualsiasi professione. Hanno, inoltre, ricevuto da lei le basi per divenire esperti, qualificati e degni professionisti in tutte le professioni che ognuno di loro ha svolto con passione.

15/08/2020, riformulato
il mattino successivo
Roberto Zaoner
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  • Codice:GA168202
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:agosto 2020
  • Archiviata il:lunedì 17 agosto 2020