PROSA: "E VEDO GLI ANGELI GIOIRE"

2020

PROSA: E VEDO GLI ANGELI GIOIRE E vedo gli angeli gioire, far festa, sulle note di arpe, violini e trombe. Li vedo danzare. Una musica incantevole e ammaliante che mi emoziona e ho brividi lungo il mio corpo, e nelle mie vene scorre sangue purificato, anelante d’amore che tutto vince. Tutti loro non hanno sguardi che per lei. Lei, in mezzo a loro, beatamente sorride e danza, mentre attende. Attende con frenesia qualcuno che venga a trovarla, dopo essere stata condotta laggiù da un’anima pia, chissà…forse a lei già conosciuta. Ma attende. Chi? Io pensavo di saperlo e volevo portargliene a conoscenza. Attendono il cammino verso l’eterna sublimazione. Non rinnegarla, mamma! Accogli la loro benevolenza! Essi fan festa per te. E’ l’inizio di una catarsi che hai bisogno per elevarti. Chiederei un oracolo e attenderei anche una vita per conoscere la futura destinazione dell’anima di colei che mi donò la vita. Ma non so a quale vaticino accostarmi per avvicinarmi alla Verità. Lo voglio per lei e voglio vederla, mia mamma. Mi viene impedito. Chiedo il perché. Non ne ho risposta. Io non appartengo ancora alla loro dimensione. Un’anima quasi perduta, quella al centro della festa. Un’anima che non sapeva che ne aveva una. Una creatura che non credeva a niente, tranne che al nulla. Avrebbe arrischiato il buio eterno. Non voglio che precipiti nell’averno e congiungersi agli inferi. Quella creatura aveva sofferto, tanto sofferto. E la sua sofferenza pare essere adesso in procinto di ricompensa. Ora è un’eterica imago. Forse si libererà dai peccati, compresi quelli di negare Lui. Dio sa sempre perdonare, e quello spirito ha ricompensato con la sua sofferenza terrena la negazione di un’esistenza dell’oltretomba e della luce Divina, che ancora è lontana da lei. E da qui la festa degli angeli: l’aver recuperato un’anima che sembrava perduta. Ora attende. Forse attenderà a lungo. Ma la sua attesa sarà gratificata. Un giorno vedrà la luce eterna. Vedrà l’Onnipotente e tutti i suoi cari a cui lei ha voluto bene qui in terra e da cui è stata amata. Vedrà. Appesantita da tutti i suoi peccati, conoscerà altre anime e riprenderà un’altra vita, lei con la sua diafana parvenza, come tutto non si estingue, ma si modifica. E nascerà una nuova vita. Non sarà tutto perduto e altri orizzonti un giorno si presenteranno a lei, modificata nel corpo, modificata nell’aspetto. Rinascita come l’Araba Fenice, che ogni cinquecento anni si lascia travolgere dalle fiamme, per poi rinascere sempre più pura e incontro alla perfezione per avvicinarsi al Celeste Creatore. Adesso non può presentarsi al cospetto dell’Altissimo con anima purificata e perfetta, ma sta per essere aiutata da tutte le anime che stanno gioendo insieme a lei, angeli in comunione con la Luce Divina. E la festa è un auspicio e una speranza di condurre una povera anima che aveva abbandonato l’impervio, misterioso e tumultuoso sentiero della sua vita, nelle gioie e nei momenti di felicità, ma anche nelle sofferenze, che l’avrebbero condotta alla luce Eterna. Non ha saputo e voluto percorrerlo ed accettarlo, o accogliere con gratitudine ciò che la vita le aveva sempre offerto, anche nel bene. Aveva respinto la vita in tutti i suoi aspetti, che solo le anime pie sanno accettare e i buoni e i generosi, i futuri eletti, godendo delle gioie e sopportando con rassegnazione le sofferenze, che sono il fine ultimo dell’avvicinamento al Celeste. L’avevano resa debole e segnata dai peccati temporali, seppur meritevoli di redenzione. L’indulgenza divina è grande. Ma essa deve meritarsela e rimane solo l’oltretomba il luogo ove potersi redimere. Il cammino è lungo per avvicinarsi alla meta della perfezione divina. Vorrei colmarti di vezzi, ma il tuo sembiante è impalpabile ed etereo. Non ti sento al tatto. Mi sorridi. Vorrei essere il tuo previsore e conoscere il tuo destino spirituale per venirti a raggiungere e stare insieme a te oltre il tempo indefinito. Vorrei togliere quelle occhiaie dal tuo volto e col belletto rendere i tuoi occhi più vividi, dando più colore al tuo viso. La tua carne è di un colore bianco eliodoro e il sangue rassodato. Ma sei sempre bellissima per me. Mi trasformerei per te in una mitica calliope per cantarti dolci melodie mentre accarezzi il mio piumaggio. Io, trasformato per te in usignolo del Creato, e seguirti sempre ove tu vai. Illudendomi che il tuo viso abbia acquisito un timido brillio e una pace rassicurante, mi allontano da te e continuo a percorrere la mia strada dentro a questa fosca caligine nell’incertezza della vita, ma con la speranza di non perderti in vicoli angusti da dove non c’è più ritorno. Ma sappi che ti cercherò sempre. Mi desto. Rimango perplesso. Resto sconvolto di come una dimensione onirica possa ingannare la realtà e turbare o, viceversa, rasserenare l’animo di chi ha sognato. Ma una cosa è certa: il volto disteso di mia madre, racchiuso nella tomba ancora scoperta, e ringiovanito e senza più rughe, mi parlava. Un viso rinvigorito. La pace l’aveva già raggiunta. Rimaneva l’avvicinamento a Dio. Ti accarezzavo con tenerezza, ti guardavo con dolcezza e pregavo. Quasi un sorriso mi hai regalato, mamma, prima di non vederti mai più. Porto con me adesso il profumo del tuo corpo ormai estinto. Ma non me ne curo. Non potrei altrimenti sentirti vicina. 08 luglio 2017, rielaborato il 30 novembre 2020. Roberto Zaoner
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  • Codice:GA173390
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:novembre 2020
  • Archiviata il:martedì 01 dicembre 2020