"LETTERA AL PARADISO"

2020

LETTERA AL PARADISO (a Diego Armando Maradona: mito e leggenda di un uomo che fece grande il Napoli calcio e che ha fatto sognare generazioni col suo talento e la sua umanità) Uomini hanno tradito la tua lealtà. Sei stato confinato in una casa povera e ti hanno lasciato solo. Non meritavi questo. Uomini che si compiacevano farsi ritrarre accanto alla tua bara, ove tu giacevi e ne ho visto le foto, col pollice della loro mano alzato, come fosse un loro trofeo. Ho il cuore che mi piange per l’immoralità, l’insensibilità, la mancanza di rispetto, lo sciacallaggio di uomini ingiusti e crudeli. Da lassù, tua madre gridava disperata e tuo padre aveva pena per te e implorava Dio nel rendere l’uomo più umano. Avevi aiutato tanta gente ad uscire dalla miseria. Hai donato. La tua generosità era immensa. La tua umanità e la tua umiltà erano esemplari e avevi sempre una parola buona per tutti. I tuoi errori te li sei accollati sulle tue spalle. La tua ingenuità è stata il tuo dramma. Noi non ti possiamo giudicare per questo. La vita era solo tua e solo tu ne potevi disporre il destino. Sei stato grande, col tuo amore che riversavi a tutti. Il tuo impegno e il tuo altruismo, degni di perenne e incondizionata stima, ti hanno nobilitato. Sei stato un esempio per tutti, per tenerezza che elargivi e bontà che esprimevi. Ti sei assunto le tue responsabilità, da uomo vero, che hai pagato con la vita e l’hai data ad altre anime che ora volgono lo sguardo in alto nel lindo cielo in cerca di te, ansiosi di riceverne un tuo segno divino che invii a noi mortali e ci dici che sei lassù, nell’etere che gli antichi greci collocavano sopra l’atmosfera che avvolge deliziosamente la terra in cui viviamo. Molti ancor giovani, nati dai tuoi rapporti con donne che hai amato, li hai riconosciuti e li hai amati. E ti curavi di loro. E questo è un tuo merito che ti fa onore. Non tutti hanno fatto quello che hai fatto tu, e sono rimaste anime giovani senza padre, perché non sono stati riconosciuti. Tu, invece, sei stato loro padre e a volte anche amico, spesso presente quando il poco tempo che avevi a disposizione te lo permetteva. Non importa quanti figli hai concepito, perché li hai fatti con amore e tenerezza. E quando nel verde campo, ricco di erba fresca e odorosa, eri nel gioco in contrasto coi tuoi avversari, avevi sempre gesti affettuosi e di rispetto: una pacca sulle spalle o una carezza, e via, il gioco continuava contrastato, ma mai con cattiveria. L’effluvio dell’erba si elevava nell’aria e ammaliava gli spettatori che venivano sempre a vederti giocare, e i loro sguardi erano tutti per te. E la tua immensa classe e le tue coordinate movenze e stile indiscutibili anch’essi si elevavano in alto nel cielo. Sei stato un mito. Tale sei rimasto e leggenda ora sei. Quando il pallone arrivava ai tuoi piedi era come si fosse trasformato in corindone di zaffiro trasparente che gli avversari facevano fatica a vedere, come fosse eterica, con la palla incollata al tuo sinistro e fatato piede. Le tue giocate erano come passi d’opere che rimanevano impresse nei trattati d’arte. Tu, venerato come un semidio, hai fatto diventare lo stadio dove giocavi un tempio d’indissolubili, amorevoli e perpetui ricordi, che adesso porta il tuo nome. Reminiscenze che non avranno mai fine. E lassù, nel terso cielo di questa meravigliosa Napoli, tutto diventa magico. E ogni cosa, col tuo tocco, strega pure gli angeli e fanno festa per il tuo ritorno verso la Casa del Padre. E adesso, davanti agli sguardi dei tuoi cari genitori, col tuo sorriso continui a palleggiare, e quell’eterea gemma preziosa e sferica di zaffiro, che ricorda il colore azzurro della tua casacca, disegna una perfetta ed evanescente forma rotonda ai tuoi piedi. Un incantevole suono di trombe, violini e arpe per quelle anime elette è in tuo onore, e angeli suonano, cantano e fanno festa per la tua gloria in Paradiso. Roberto Zaoner 25/12/2020 “Eterica morte, madre di sventura e male che tutto spazza via e nemmeno ossa per piangere rimarranno nel tempo perenne e immemore la carne s’adombra. Oh Dio possa il mio spirto staccarsi dal mio corpo che brucerà nel tempo a venire e possa l’Altissimo rendersi visibile e fulgido al cospetto mio e perdonare i miei peccati con l’indulgenza perpetua e sarà libera l’anima mia che ha amato” Roberto Zaoner 25/12/2020
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  • Codice:GA174715
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:dicembre 2020
  • Archiviata il:sabato 26 dicembre 2020