RACCONTO: "UN'ANIMA, UNA GUIDA"

1985

UN’ANIMA, UNA GUIDA Da lontano vidi uno spiraglio di luce farsi sempre più intenso. Ne rimasi sorpreso. Ero frastornato. Da quella luce uscì un’ombra, che con fare rassicurante mi veniva incontro, e via via diventò sempre più luminosa. Io, spaventato, volevo fuggire da lei, in guisa che non se ne accorgesse. Ma era inutile. Si rivelò ai miei occhi, nella sua figura informe, e assumeva piano piano le sembianze di un angelo evanescente, di un pallore alabastrino. Le chiesi chi fosse e da dove venisse. Ma lei non rispose, accennando semplicemente ad un sorriso luminoso. Era un sorriso che non mi lasciava indifferente. Aveva assunto le sembianze di un corpo opalescente. L’espressione dei suoi occhi mi ricordavano qualcuno, ma non sapevo chi. Ero immerso in una vaga atmosfera. Capii che veniva in mio aiuto. “Chi sei, che non ti risparmi di venirmi incontro?” E lei: “Devo salvare un comune peccatore. Io sono soltanto la sua guida spirituale, ma sono stata chiamata ad intercedere presso l’Altissimo per alleggerirlo con l’indulgenza che solo Dio può dare per la remissione dei peccati temporali e dei mali comuni di cui troppi uomini si macchiano in tutto il mondo e di cui anche lui ne fa parte, avendo vissuto senza aver amato appieno e avendo goduto soltanto delle attrazioni terrene, tralasciando i valori spirituali. Con i peccati rimessi sarà salvato dalla pena eterna. Non rivestito di un’anima pura è stato quel peccatore. Lasciati aiutare e guidare! La mano del Cristo sarà mossa in segno di atto benedicente anche per la tua salvezza di cui hai bisogno per elevarti a purificazione della tua anima e vedrai la vera Eterna Luce.” Io ribattei: “Non voglio rimanere in questo limbo pieno di oscurità, di solitudine e di peccati non ancora assolti. Com’è scuro e freddo l’Averno…non mi conforta e m’inquieta. Vedi gli Inferi che chiedono aiuto? Non puoi andargli incontro a consolarli? L’Altissimo voglia perdonarli. Io sono stato un impenitente peccatore, ma vorrò percorrere una via diversa, ora che so. Temo che sia troppo tardi per il pentimento e dunque la tua intercessione mi sia d’aiuto. Ma tu che fai?” le chiesi: “Annuisci, ma sorridi. Non capisco”. E lei: “Volgi lo sguardo di fronte a te!” La luce diveniva sempre più evanescente, e questo preoccupava quell’essere che ora si presentava ai miei occhi nelle sembianze di un corpo diafano. Ma poi aggiunse: “Forse faremo ancora in tempo. Non lasciarmi ritornare da sola! Devo compiere questa mia missione, e anche se non ne conosco ancora il motivo, sento che è giusto così. Presto! Prima che sia troppo tardi”. Il suo corpo stava assumendo un aspetto impalpabile ed etereo. Qualcosa di poco definibile, come un’ombra che allontanandosi perdeva la sua consistenza di incorporeo essere, che seppur informe era pur sempre presente e che volteggiava sopra la mia energia di creatura smarrita. Vedevo in quella sembianza l’aspetto di chi sta pian piano perdendo la sua consistenza. Cominciavo a temere di essermi lasciato sfuggire una rara occasione di salvezza. La speranza era l’unica mia fonte d’energia. E questo mi restava. Tutto a un tratto però, la sua ormai rarefatta forma d’angelo ritornò a splendere e io, senza capirne il motivo, mi sentii attratto da quella rivelazione fatta donna e amore, e insieme volammo via verso quella che ormai mi appariva la più pura espressione d’amore e di felicità. Mi convinsi allora che quello non era più il luogo dove potevo e dovevo stare, se volevo salvarmi. Mentre volavo via con lei, girai per un attimo lo sguardo dietro di me e guardavo il mondo allontanarsi, ma inspiegabilmente quella voce dolce e soave e dal tono rassicurante, che mi invitava a stringermi a lei e che non avrei voluto mai lasciare, mi disse che saremmo dovuti tornare indietro. Riprendemmo la strada del ritorno. Lei ebbe un sussulto. Di colpo, si voltò a guardarmi quasi ad accertarsi che ero ancora con lei, mi sorrise e d’un tratto svanì. La vidi allontanare e la sua figura si faceva sempre più piccola per poi scomparire dalla mia vista. Io non capivo. Volevo rimanere con lei. Avevo vissuto momenti di pace interiore, serenità come non l’avevo mai vissuta. Ero in una dimensione estatica, immersiva di benessere irriducibile. Era forse quella la vera felicità e avrei potuto dire con certezza di averla vissuta con vero trasporto. Ero rapito da un’intensa sensazione di gaudio mai provata prima. Compresi che doveva avere fine. Lentamente, sentii il mio corpo farsi pesante e risvegliarsi dal pesante torpore, e con gli occhi ancora chiusi mi toccavo. Cominciai a muovere le mani, che sentivo ancora pesanti. Sentivo delle voci confuse, ma alcune erano familiari. Aprii con fatica i miei occhi e tremolanti erano le mie ciglia. Dapprima la mia vista era annebbiata. Poi, a poco a poco, l’immagine che si presentava ai miei occhi era sempre più chiara. Dalle ombre si era passati a corpi che io vedevo ormai distintamente. Erano i medici che mi guardavano, attorno al mio letto d’ospedale, nella sala di terapia intensiva, a sorvegliarmi, e poi tutti insieme ad esprimere profonda soddisfazione e a gridare di gioia per essere riusciti a salvarmi, e un coro di letizia e di liberazione si alzò da quella stanza d’ospedale. Erano riusciti a riattivare la mia attività cerebrale. E il mio cuore riprese a battere e a segnare nuovamente tracciati nell’apparecchiatura che mi teneva in vita. Fecero poi entrare nella sala la mia donna, che accortasi del mio risveglio, mi corse incontro e si piegò baciandomi e abbracciandomi con delicatezza, per non poggiarsi su quella ferita lungo il mio addome. Era impazzita di gioia e trattenne a stento le lacrime. Lacrime di felicità. Lacrime di un amore riconquistato. E poi, i miei genitori e mio fratello. Tutti quanti non poterono trattenere le lacrime per il mio agognato e sopraggiunto risveglio. Ero vivo. E quella figura compresi essere il mio angelo custode, che vagamente aveva le sembianze di una mia zia, deceduta anni addietro, e che tanto affetto mi aveva sempre dimostrato. Grazie, mia cara zia, che mi hai regalato, in quello che sembrava un sogno, meravigliosi momenti di amore, al di sopra dei limiti terreni, vivendo una fantastica dimensione trascendentale. Grazie di esserti posta come mio angelo custode. D’ora in avanti, saprò che mi proteggerai sempre, per tutto il resto della mia vita. Mi hai insegnato che della morte non si deve aver paura. Mi hai insegnato ad amare con tutto me stesso. La vita non la lascerò più scivolare via, e saprò adesso come godermela. Un’esperienza che mi ha cambiato nello spirito e mi ha risvegliato sentimenti d’amore verso tutto e verso tutti. 17/12/1985, riadattato il 23/04/2018 e il 09/07/2021. Roberto Zaoner.
Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA183828
Lascia un commento / scrivimi
Inserisci il tuo nome
Inserisci un indirizzo email corretto
Inserisci un messaggio
Pubblico (mostra in questa pagina) Privato (invia solo a Roberto Zaoner) Commento pubblico o privato
Cliccando su "invia il messaggio" accetto che il mio nome e la mail vengano salvate per la corretta erogazione del servizio


  • Codice:GA183828
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:dicembre 1985
  • Archiviata il:lunedì 12 luglio 2021