RECENSIONE DEL DIPINTO: "L'OSTENSORIO"

2022

“L’OSTENSORIO” (mia recensione di un dipinto di un’artista fiorentina, soprano e pittrice. Il dipinto rappresenta un ostensorio) L’Ade si appresta a rivelarsi al moribondo. Ed è luce per chi sta andando incontro all’aldilà. Il calice che contiene l’ostia consacrata non rappresenta Dio, ma è Dio stesso nel corpo e nello spirito. È lì dentro, trasformato in ostia che con il sacramento dell’eucaristia redime l’uomo dai peccati temporali. Si può immaginare l’uomo morente, che guadagnerà col sacramento della comunione il Paradiso eterno per essere stato giusto, onesto, corretto, saggio ed eticamente irreprensibile per la sua condotta morale. Si avvicina alla perfezione divina e diventa un eletto dell’Altissimo. Ma l’ostia consacrata è anche nuova vita nella cerimonia della Prima comunione che dà nuova linfa a chi la riceve e spiana la strada dell’eternità ai credenti. E ogni qualvolta i fedeli la ricevono, si avvicinano all’amore di Dio che perdona tutto col suo amore. Ed è nuova vita anch’essa, lontana dai mali e dalle seduzioni del demonio, anche se per tempo limitato, perché il male è sempre in agguato e occorre tanta forza per respingere le tentazioni, spesso presenti, e avvicinarsi al bene, che apre le porte all’amore divino e irrinunciabile. Al centro del dipinto non si scorge l’immagine di Dio, nascosto dentro il calice, ed esso è quasi un abbaglio, impulso del creato, una luce nei vividi e vivaci colori, e ne scorgiamo il calore e la perfezione del cosmo in un abbraccio divino per ciò che contiene: l’essenza di Dio. Ed è la creazione voluta da chi ci ama incondizionatamente, senza nulla chiedere e che si mostra col suo inesauribile amore, per mezzo dell’ostia consacrata. Il dipinto, coi suoi stupefacenti colori, che sembrano abbagliare con la loro vividezza e intensità l’osservatore, ci porta ad immaginare l’onnipotente in un abbraccio universale teso a tutti gli esseri della terra e dell’universo e chiama a sé le colombe portatrici di pace nell’atto di spiccare il volo. Esse non si vedono, ma possono essere immaginate con una non troppo fervida fantasia che non guasta, nell’ammirare questa tela, in specie se si riceve un segnale profondo nel suo significato, dopo avere esaminato il valore di quest’opera. Essa è pregevole per ciò che vuole far emergere ed è lontana da interpretazioni oscure, ma pur sempre si deve cogliere il giusto senso per ammirala come le spetta e amarla per il suo significato universale. La tela rapisce sia la sensibilità di un attento intenditore, che quella di un distratto osservatore, se si sofferma un po’ a guardarla come merita. Il senso del dipinto è chiaro in tutti i suoi tratti, e in ogni pennellata di forme e di colori tende a non lasciare posto all’immaginazione o ad interpretazioni che si allontanerebbero da ciò che ci ha voluto rendere partecipi l’autore. Ma noi, per certi aspetti, possiamo comunque immaginare, pur senza vederle, le colombe, creature inneggianti al bene, nell’atto di spiccare il volo divinatorio, che profetizza il bene e l’amore assoluto e che vincerà su tutto, e s’innalzano inni al cielo. Le immaginiamo mitici e divini uccelli che aleggiano nell’etere che gli antichi greci ponevano sopra l’atmosfera terrestre, e si presentano simili all’aquila reale col piumaggio dai variopinti colori. Originariamente passeri e aironi cinerini e trasformati nel Benu, uccello sacro di fuoco per gli antichi egizi: l’Araba fenice che risorgeva ogni cinquecento anni dalle sue ceneri, simbolo dell’eternità della vita: nascita, morte e resurrezione. Non risorgeva come il mito greco dalle fiamme, ma dalle acque, che con la loro enorme vastità sulla terra accarezzano in una comunione indissolubile la terra in ogni suo angolo e l’amano. Le braccia del divino, dunque, come ali protettrici di ogni essere vivente, animale e vegetale, del nostro cosmo, intero e armonico spazio siderale. La cosmogonia: l’origine era il caos. E poi fu il verbo, e tutto fu ordinato e perfetto. Come non pensare allora alla ruota del “Samsara”? Ruota dell’esistenza nelle religioni orientali: ciclo di vita, morte e rinascita, oceano dell’esistenza, volto ad indicare la vita terrena permeata di sofferenza e di dolore. Il mondo è visto come un miraggio, un’illusione; l’uomo vittima di un’ignoranza dei principi universali della realtà, al di là di ogni esperienza diretta e fuori da ogni contesto di conoscenze sensibili (metafisica) e quindi è rappresentato dalla ruota della vita, dal “Samsara”, al cui centro vengono rappresentati tre veleni: la cupidigia, l’odio e l’ignoranza, resi iconograficamente da un gallo, un serpente e un cinghiale. Ciascuno morde la coda dell’altro, a significare che ogni passione velenosa si trasmette nelle altre in una spirale ove non è possibile uscirne. La cupidigia: desiderio sfrenato di beni e piaceri materiali e immateriali; concupiscenza, lussuria, ingordigia. È un sentimento grave, ma non meno gravi sono l’odio e l’ignoranza. Al centro della ruota è posto un anello che per metà è nero e per l’altra metà è bianco. Al suo interno sono rappresentati in senso orario il feto, la piena maturità e la vecchiaia. Ma se nella parte nera si trovano i demoni, in quella bianca viene in soccorso un Bodhisattva, per la salvezza dell’uomo, che nel Buddhismo è una persona che pur avendo raggiunto il ciclo delle sue esistenze terrene che ne hanno permesso l’illuminazione, si spinge a rinunciare provvisoriamente al nirvana, di quello stato di quiete perfetta e inattaccabile, e quindi felicità ideale buddistica, con la liberazione dal dolore attraverso un progressivo distacco dalle cose materiali e dalle passioni. Il Bodhisattva, dunque, decide di reincarnarsi sotto la spinta della compassione in soccorso agli altri esseri umani per essere da loro raggiunto e rinunciando quindi alle sue virtù che erano state raccolte col sacrificio e le rinunce. Il recensore, pertanto, pur peccando di digressione da quella che è la descrizione del dipinto e di quello che esso stesso ci trasmette e ne costituisce il senso, tende a riflettere e a concludere che ogni religione ha il suo Salvatore. L’uomo vinto dalle tentazioni e dalle passioni terrene è destinato ad essere soccorso, quando si ravvede, e viene salvato dalla compassione e dalla redenzione divina. Dio, in ogni forma in cui si vuole rappresentare, è grande e vede gli uomini come facenti parte di un’unica comunità, identità e natura. Sono i suoi figli. L’uomo che ha da sempre avuto diverse interpretazioni del divino e lo ha concepito con immagini e spiritualità diverse, non riesce ancora a comprendere che Dio è unico. È solo quello. L’unicità è universale. (ottobre 2020, rielaborato il 23/02/2022) Roberto Zaoner
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  • Codice:GA190949
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:febbraio 2022
  • Archiviata il:mercoledì 23 febbraio 2022