Alderucci Corrado
artista
Corrado Alderucci Ricerca nella Serialità Alcuni artisti a volte ritrovano delle aree di confort e, ripetendo infinitamente uno stesso tema, tendenzialmente quando questi ha ottenuto un riscontro positivo dalla critica o dal pubblico, quasi secondo tradizione serigrafica o litografica realizzano una ‘tiratura’ non enumerabile tramite le semplici ‘decine’. Il confine tra la motivazione al comportamento dato dalla ‘richiesta di mercato’ rispetto alla possibile ‘opera che diviene mercanzia’ è davvero, in questo caso, labile. Non è così se la serialità è invece intesa come ‘ricerca’, quasi ossessiva o scientifica, dell’essenza, del significato intrinseco. Si può trascorrere pertanto un’intera esistenza, in tal caso, ad interrogarsi e a non trovare un’unica, convincente, spiegazione. La tela è lì, con la sua area delimitata, gli strumenti sono gli stessi, la tecnica è equivalente: ciò che muta è l’animo dell’artista, che pur adottando gli stessi mezzi e pur ‘disponendo’, in un gioco quasi ‘matematico’, gli elementi, ritrova sempre significati differenti e, in realtà, più interrogativi che risposte. In questo è forse l’essenza del lavoro di Corrado Alderucci: artista classe 1946, Alderucci nasce ad Avola (SR) e si trasferisce a Torino nel Novembre del 1961, dove vive tuttora. Frequenta il Liceo Artistico “ Vittorio Veneto “,dove apprende le basi dell’arte pittorica sotto la guida del maestro Pontecorvo. Nel 1965 sospende gli studi per la morte del padre e per tre anni frequenta i corsi serali ENALC per cartellonistica e grafica, seguito dal maestro Bercetti. Dal 1966 partecipa con successo a mostre collettive, concorsi e rassegne organizzate dalle Associazioni, approdando in particolare alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia Torino Esposizioni (Palazzo Nervi) Alderucci attraversa diverse fasi pittoriche ma sarebbe sbagliato provare a schematizzare nel tempo l’attività compositiva: dalle prime opere alle ultime, sebbene lo stile sia evidentemente maturato, la linea guida è la medesima, unica. Sintetizzabile in una costante ricerca. E così, appare naturale che dalle linee pittoriche iniziali, con le quali l’artista sperimenta per circa un ventennio non solo materiali e strumenti diversi (olio, acrilico, pastelli, etc…) ma anche modalità esecutive differenti (che possono essere, vagamente, ricondotte a seconda delle opere a movimenti ora cubisti ora figurativi ora astrattisti), si passi alle linee successive, in cui l’autore rimarca, con uno stile più maturo, quanto già traspariva dalle prime opere e si giunga, infine, alle composizioni dell’ultimo decennio. In queste, l’artista non ha di certo abbandonato ‘il suo essere’, che ripeto traspare dalla prima all’ultima opera, bensì ne ha ‘chiarificato’ alcuni aspetti. Ciò che affascina a mio avviso di più è il lavoro, come già affermato, seriale e scientifico, eclatante nelle composizioni a partire dal 1998. La fonte d’ispirazione di Alderucci sono in questo caso alcuni elementi che si ritrovano ossessivamente: le matite, le conchiglie, le chiocciole, le case, le barchette di carta, le onde. A questi fattori, si affiancano a volte visi, appena accennati, a volte corpi, in un gioco affascinante e surreale. Sembra che l’autore voglia rendere eterno ciò che potrebbe essere più caro a un animo semplice, umile ma non per questo insensibile. Le opere non definiscono un tempo specifico, ne riconducono la mente a uno specifico contesto o periodo storico: la purezza delle immagini, la bellezza degli acrilici adottati, le tonalità tenui, assopiscono il pensiero e lasciano per lo più intravedere un sogno (a volte, dal ricordo anche malinconico). Cosimo Pedale