Alexander Luigi Di Meglio
artista
Le opere più recenti di Alexander Luigi Di Meglio nascono da una ricerca formale geometrica di taglio costruttivista, organizzando le grandi superfici ed elaborando una sintesi degli elementi naturali. Nel percorso delle sue ultime opere si ritrovano due momenti fondamentali: da una parte la tecnica Cezanniana del paesaggio (vedi, Roma appunti di viaggio) dove la definizione di un elemento in uno spazio fittizio viene elisa, fusa con le forme contigue, ed il cui rapporto vive in uno spazio ipoteticamente misurato dalla profondità; dall’altra parte il gusto della costruzione, dettato certamente dagli studi di architettura, da cui discende un elaborato più geometrico, rigoroso, fatto di piani di luce, luce che attraversa gli elementi, come nel caso di “svegliarsi al mattino presto in piazza del Popolo” dove la luce simbolo di una dimensione metatemporale si irradia dalla facciata della porta, attraverso la stella dello stemma di Alessandro VII Chigi per diffondersi in tutta l’opera. L’artista crea atmosfere ricche di suggestioni riferimenti a modelli culturali diversi: impressionismo, costruttivismo e cubismo. In questo sito sono presentati vari momenti della sua evoluzione artistica, dalle nature morte, all’episodio naturalistico – psicologico delle papere, all’ultima produzione geometrizzante, un percorso di vita, da cui possiamo immaginare l’evoluzione futura, la vita che verrà. Tutto questo fa parte di una ricerca continua attraverso un tempo artistico i cui valori ed insegnamenti sono trasformati ed elaborati in un linguaggio originale e personalissimo. Assunta Paravati, pittrice Le opere paesaggistiche di Alexander Luigi Di Meglio propongono grandi spazi architettonici attraverso una traduzione sognata e felice di passati modelli pittorici, il cubismo e il costruttivismo. L’armonia dei tenui colori e delle linee geometriche donano profondità all’insieme, contrassegnando i piani di luce ed ombra. Nell’opera di Di Meglio l’aggressività cubista viene smorzata e si evidenzia il gusto dell’artista verso la costruzione. L’immediata sensazione di una dimensione solare ed allegra delle piazze romane permane nell’occhio dell’osservatore. Così nel suo “Roma appunti di viaggio – frammenti del foro romano” del 1998 la luce sembra filtrare dall’acqua del Tevere per irradiarsi tra i porticati dei templi, riflettersi sui vetri degli antichi edifici, giocare con le ombre sulle lontane cupole per essere infine catturata dal verde dei suoi parchi. Qui gli elementi fondamentali del paesaggio vengono esaltati, ma non imposti, rimanendo elementi di una grande corale superficie, dove tutto è essenziale. Il naturale ottimismo dell’artista, supportato dai suoi studi di architettura e dalle sue esperienze di vita negli Stati Uniti dove ha passato lunghe stagioni, rendono l’artista capace di suggestive e personali visioni di ambienti cittadini reali o sognati, i quali sembrano proporre una drastica alternativa ai malinconici sogni della metafisica. Stefano Cosenz Stefano Cosenz vive e lavora tra Nizza e Roma, dove collabora con Il messaggero e riviste di pittura ed arte