CDA3097 - Senza titolo

ATZA ANTONIO, olio, tela

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:CDA3097
  • Artista:ATZA ANTONIO
  • Misure:60 cm x 50 cm
  • Tecnica:olio
  • Supporto:tela
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:COLLEZIONE PRIVATA - Renzo Carboni - Sadali - CA -
  • Disponibile: no
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Descrizione

la pinacoteca, dedicata ad Antonio Atza, nato a Bauladu nel 1925 e morto a Bosa nel gennaio del 2009, è situata nel Corso Vittorio Emanuele, di fronte al Museo Civico “Casa Deriu”.
L'esposizione personale, suddivisa in cinque sale è composta da 65 opere donate dallo stesso autore al Comune di Bosa e da circa 40 pezzi regalati o scambiati con alcuni autori sardi e non, tra i quali figurano Antonio Corriga, Michele Cascella, Carmelo Floris, Ernesto Treccani, Emilio Scanavino, Stanis Dessy e Mauro Manca.
La visita alla pinacoteca consente di ammirare, sia alcune delle primissime opere realistiche, sia alcune di quelle che l'hanno portato ad essere definito uno fra i più importanti protagonisti dell'arte visiva sarda. Al centro di questo percorso non possono mancare le famose realizzazioni polimateriche come: “Le Sabbie” (1958-59) e i “Blues “(primi anni '60).
Inizia presto a disegnare e dipingere e, dopo il ginnasio, s'iscrive all'Istituto Statale d'Arte di Sassari dove ha come insegnanti Stanis Dessy, Salvatore Fara e Filippo Figari, e come compagni Vittorio Calvi, Nino Dore e Francesco Becciu.
Alla fine degli studi inizia l'insegnamento e insieme la sua ricerca artistica.
Le sue prime opere hanno come protagonisti dei personaggi bosani di cui esegue i ritratti, e scorci paesaggistici. Il 1957 si rivela un anno importante per l'arte sarda, perché si svolge a Nuoro la prima edizione del Premio Sardegna. Il primo premio viene assegnato a Mauro Manca al quale si deve l'introduzione delle novità artistiche in Sardegna. Il pittore instaura una grande amicizia con Mauro Manca a cui lo legherà una profonda stima. Intanto anche a Cagliari iniziano ad essere evidenti i primi segnali di una svolta nel campo artistico e nel 1958 viene creata l'associazione culturale Studio 58, della quale fanno parte numerosi giovani artisti. Proprio in questi anni Atza dipinge la sua prima tela di stile futurista, Autoritratto (1958). Giunge a Cagliari nel 1957 ed entra presto in contatto con gli artisti appartenenti al gruppo 58, tra cui ritroviamo: PRIMO PANTOLI, GAETANO BRUNDU, LUIGI PASCALIS, TONINO CASULA, POSSANA ROSSI, MIRIAM SCASSEDDU, BIAGIO CIVIALE. All'anno successivo, 1959, sono da ricondurre i quadri a soggetto ferroviario, e di stile neorealista. Nel 1960 alla mostra allestita dallo Studio 58 presso il portico di Sant'Antonio, Atza presenta le Sabbie, serie di polimaterici su tela, che aveva iniziato a realizzare nel 1958. I Blues risalgono al 1960, e la serie si concretizza con delle opere astratte in cui compaiono delle simblogie assimilabili al mare e al sogno. Le tele di grandi dimensioni vengono cosparse di colla alla quale si aggiunge della carta velina che viene poi ricoperta con dei colori. A metà degli anni '60 la sua personale ricerca artistica si apre alle esperienza della pop art, visibile nei suoi telai "a cassetta", creando un linguaggi innovativo e surreale, nella quale utilizza dei fili di plastica colorati.
La Pinacoteca Atza si trova a Bosa, nel corso Vittorio Emanuele di fronte alla Casa Deriu, e occupa i locali della ex Biblioteca comunale.
Al suo interno si trova una ricca esposizione permanente che permette di conoscere le tele del pittore Antonio Atza, bosano d'adozione, e scoprire le varie fasi del suo percorso artistico. L'esposizione, suddivisa in varie sale, è composta da opere donate dallo stesso autore al Comune di Bosa e comprende sia alcune delle primissime esecuzioni realistiche, sia alcuni di quei dipinti "surrealisti", che lo inseriscono fra i protagonisti dell'arte sarda del dopoguerra. Pezzi importanti del suo percorso pittorico sono le famose "Sabbie", dipinte alla fine degli anni cinquanta, i "Blues" dei primi anni sessanta e le opere di chiara ispirazione futurista, come l'"Autoritratto" e i "Venditori di brocche".
Uno spazio è dedicato alle opere dei vari artisti con i quali Antonio Atza aveva stretto rapporti di amicizia: Stanis Dessy, Giovanni Thermes e Giovanni Pisano.
pubblicato mercoledì 4 aprile 2001
Il nucleo di opere, costituito da 96 pezzi, consta di 55 dipinti realizzati dall'artista e 41 pezzi donati o scambiati con alcuni autori sardi e non, tra i quali figurano Michele Cascella, Antonio Corriga, Carmelo Floris, Mauro Manca, Ernesto Treccani, Emilio Scanavino e Stanis Dessì. Quest'ultimo, grande amico di Atza, aveva l'abitudine di omaggiarlo di alcune opere in occasione delle festività natalizie, in mostra possiamo ammirare tre incisioni, tra cui una xilografia del 1934, un acquerello e due ritratti di Antonio Atza realizzati dal vero e donati all'artista.
Carmelo Floris, oltre ad avergli insegnato la tecnica del monotipo, gli mise a disposizione i suoi strumenti di stampa. Della sua produzione in mostra due acqueforti realizzate negli anni '50, "I giocatori" e "La bettola".
Interessante il ciclo d'incisioni "I segni dello zodiaco", ideato da Renzo Margonari e stampato da Renzo Sommaruga, nel quale ogni artista partecipante realizzò il proprio segno zodiacale. Quest'ultimo, come il ritratto eseguito a biro da Dessy, si trovava nella sua camera da letto, ad indicare il profondo affetto che legava l'artista ai suoi compagni d'avventura. Uno di questi fu Nino Dore, che in cambio di un olio, realizzato nel 1960, scelse uno dei "Blues" di Atza.
Al corpus dell'artista appartengono alcune opere polimateriche portate a compimento tra gli anni '50 e i primi anni '60, di cui fanno parte "Sabbie", nel quale esprime le bellezze dei fondali marini e le scogliere del litorale bosano.
Un autoritratto del 1958 documenta la fase futurista del pittore, mentre "Lidia dormiente" indica l'influenza di Voillard nella sua opera. Negli anni '70 si dedica ai paesaggi classicheggianti e surreali tra i quali "Modificazioni" e "Rifugi per gabbiani".
Al termine dei lavori di ristrutturazione, la mostra permanente troverà la sua collocazione definitiva nell'ex Convento dei Carmelitani.
Della raccolta fanno parte alcune opere di Calvi, Cascella, Vallazza, Mosconi, Margonari, Contini, Corriga, Beccheroni, Crippa, Girardello, Sommaruga, Tomiolo, Abacuc, Lucarelli, Floris, Motzo, Zanon, Piras, Pisano, Thermes, Dessy, Manca, Masu, Pagnacco, Pala e Renink.

Il museo permette la conoscenza di un artista annoverato tra i maestri dell'arte sarda del secondo Novecento. I suoi dipinti sono infatti presenti nei principali musei dell'isola e sono ricercati e ambiti dai collezionisti..

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  • Codice:CDA3097
  • Tipo:Pittura
  • Archiviata il:marted 29 luglio 2014