Vecchia megera

Piga Giorgio, olio, tela, 1977

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:CDA848
  • Artista:Piga Giorgio
  • Misure:35 cm x 45 cm
  • Tecnica:olio
  • Stile:figurativo
  • Supporto:tela
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:Collezione privata Carboni renzo - roma
  • Disponibile: no
PROPOSTA D'ACQUISTO
Inserisci il tuo nome
Inserisci un indirizzo email corretto
Inserisci la tua proposta in euro
Inserisci un messaggio
Descrizione

Giorgio Piga e' nato a Cagliari nel 1950, morto a Gravina di Puglia nel 2003.
E' diplomato presso l'Istituto d'Arte "S. Leucio" di Caserta e in Grafica e Calcografia presso il centro "Tholos" di Alberobello; partecipa attivamente a mostre collettive e personali fra le quali prediligie quelle a soggetto.
Espone dal 1972.
Bari, Alberobello, S. Giorgio del Sannio, Avellino (II classificato), Conversano, Mottola (premiato), Cagliari, Roma (premiato per la grafica), Benevento, Rimini (Malatestiana), Castellaneta, Firenze, Grosseto, Reggio Calabria (II classificato), Caserta (I premio trofeo "Vanvitelli 1983")...
Membro dell'Accademia dei "500" e dell' Accademia Universale "Guglielmo Marconi".
Socio del Circolo degli Artisti "Casa Di Dante" - Firenze.
Premiato dall' "Istituto Superiore Internazionale di Studi Umanistici" di Parigi.
Quotazioni sul Catalogo Nazionale BOLAFFI.

mi sono incantato a guardare quei personaggi da sogno, da mito, da leggenda, personaggi da fiaba che fanno parte del mondo che piu' ci affascina e che ha nutrito profondamente la cultura di ogni paese.
Federico Fellini

A me pare che Giorgio Piga dipinga per affermare a se stesso una identita' etica, cioe' avvalorare i motivi dell'istinto e connetterli in quelle che sono le realta' del territorio entro cui vive; e', oggi, un'operazione di tipo essenzialmente culturale. L'uomo vuole vedersi innanzitutto garantito e confermato nelle sue origini e Piga con le sue figurazioni, ora grottesche, ora bucoliche riesce ad ottenere quel che piu' gli urge: etica, come ripeto anche in quella parte dell'abbigliamento da dare alle sue figure, quella colorita' pugliese e generalmente del nostro meridione. In termini estetici e di ricerca tutto cio' dovrebbe confinare con interessi a cui l'espressionismo si e' dedicato nel centro Europa ed e' oggi un po' diffuso nelle valide ricerche degli artisti moderni, cioe' di quelli che non stanno fermi ai canoni oppressivi delle tradizioni locali, le quali arrivano sempre per danneggiare i giovani talenti.
Remo Brindisi

... ha un metodo espressivo meraviglioso, un po' caricaturale. Dovrebbe trovare dentro di se' il coraggio di lavorare guardando soprattutto i grandi maestri moderni.
Alberto Moravia


... ho visto che Lei ha talento e che possiede un suo mondo, tra reale e surreale, da esprimere. E queste sono cose importanti. Io, semmai, Le consiglierei qualche scorreia attenta e rapace nel mondo reale e, questo, proprio per rimpinguare e rinforzare il bottino surrealista che Lei gia' possiede e che tanto l'affascina.
Pietro Annigoni

... mai dissacrante, spesso sarcastico, Piga cerca di divertirsi con le sue figure e le presenta in maniera personalissima, molto originale, ponendole in un tutto quasi surreale. Una pittura intelligente che colpisce alla prima lettura, ma che va letta e riletta. Soltanto in questo modo sara' chiaro al nostro occhio e soprattutto al nostro animo il tormento, l'amarezza di quel sarcasmo, il significato di quel suo mondo fantastico.
da "Il Giornale"

...la sua e' una pittura molto interessante...
Carlo Giulio Argan

Quando la "Galleria Michelangelo" riapri' i battenti al pubblico, fece un atto di coraggio: non presento' un nome di richiamo, un pittore affermato e famoso, ma un giovane autore, Giorgio Piga, con lo studio pieno di tele e di sogni, con una grande voglia di comunicare, attraverso i colori e le forme, un messaggio di follia e di speranza. La mostra si intitolava "I Cavalieri" ed impressiono' molto il pubblico per la forza espressiva con cui venivano proposti i pensieri del subconscio, l'ansia dell'esistenza, la voglia di essere al di fuori dell'alienazione della societa' moderna. Comincio' cosi' la storia di una pittura che non aveva nulla di accademico, di convenzionale, di calligrafico e di scontato. Piga continuo' a lavorare senza sosta e senza adagiarsi su schemi prestabiliti ben accetti alle facili mode. Affronto' il pubblico di Firenze con "Il Pesaggio Umano", una serie di tele in cui proietta sulla scena della pittura le visioni di un parossismo interiore, la metamorfosi senza fine della creazione divina in caricatura demoniaca, l'interruzione della superficie terrestre delle larve, delle passioni, delle tentazioni, degli impulsi grotteschi che ogni uomo cerca di reprimere. Tale mostra ebbe a Firenze consensi ed entusiasmo. Annigoni, che la visito', su di un cartoncino scrisse: "bravo" e sotto vi appose la sua firma. Era un riconoscimento insperato che un po' segnava la via del giovane pittore e lo incoraggiava. Infatti Piga, nonostante le difficolta' che oggi l'artista incontra, (le esigenze di mercato sono tali da stroncare qualsiasi velleita' se non ci sono genialita' e costanza) continua, nel suo studio, ad impastare luce e colore fra l'angoscia e la speranza, fra il dubbio e la fede. Perche' Piga e' una realta' pittorica vivissima.
Michele Ardito

GRAVINA IN PUGLIA INFORMA LA FONDAZIONE OSPITA LE OPERE DI GIORGIO PIGA






La pinacoteca del palazzo Santomasi, sede dell’omonima Fondazione, ospiterà la mostra antologica del noto pittore cagliaritano Giorgio Piga.
Saranno in mostra dal 25 al 31 maggio presso la pinacoteca della Fondazione Pomarici Santomasi le opere del famoso pittore cagliaritano Giorgio Piga. Il noto artista sardo, che si è formato in Puglia ed in Veneto dove attualmente vive e lavora, presenterà una mostra antologica delle sue opere.
Piga, molto apprezzato in Italia e all’estero tanto da meritarsi un premio dall’Istituto Superiore Internazionale di Studi Umanistici di Parigi, ha esposto di recente in Olanda e in Belgio, mentre in Italia ha tenuto personali a Verona, Firenze, Grosseto, Cagliari, Benevento, Avellino, Reggio Calabria, Caserta, Rimini e Roma. La mostra che verrà inaugurata alle 19,30 di domenica 25 maggio, sarà visitabile la mattina dalle 09,30 alle 12,30 e nel pomeriggio dalle 16,00 alle 19,00.
Un artista che a vederlo non indovineresti mai quale tipo di pittura e' capace di esprimere quando si concentra con tele e pennelli sottraendosi alle occupazioni quotidiane. Ne' ti dice molto il primo approccio ai suoi quadri, di segno inconfondibile, dove reale e surreale s'impostano in visioni grottesche che stravolgono il comune aspetto della figura umana in composizioni a prima vista ermetiche in cui l'uomo sfuma nella bestia e la bestia in mostro, a rievocare antiche paure o incubi di bambino divorato dalla febbre, e se c'e' accenno di paesaggio, questo rievoca architetture classiche segno di tempi lontani, di altro tempo dal nostro. Tanto che saresti portato a concludere che Giorgio Piga non voglia fere un discorso sull'oggi ne' sulla storia, ma si tenga pago di esprimere una sua sostanza psichica di disadattato, una sua fantasia malata e contorta che niente abbia a che fare con noi, un messaggio incomunicabile. E invece devi avere pazienza di superare il primo impatto ruvido e di leggere dentro quei segni, di decifrare il codice di comunicazione che la sua pittura ti impone deciso e personalissimo. Allora cominci a "vedere" veramente cio' che hanno colto i suoi occhi puntati come laser sul "nostro" reale, e vi scorgi la nostra storia e il nostro presente, una storia e un presente con cui tutti abbiamo un conto aperto che va saldato, e t'accorgi che Giorgio Piga ti vuol dare una mano, insomma ti vuol fare il suo discorso, comunicare il suo messaggio. Un contrasto subito ti risalta stridente fra il modo di rappresentare la donna e quello di rappresentare l'uomo, un contrasto presente in ogni composizione: i volti di donna sono impastati di colori tenui e contornati da linee purissime che li fissano in una eterna stagione quasi adolescenziale; ma in quei volti levigati non c'e' ombra di sorriso, gli occhi sono persi in una lontananza come a cercare l'altro senza mai trovarlo, chiusi in una solitudine irreversibile senza ombra di speranza. Assai spesso le loro chiome morbide finiscono confuse in orribili mostri nei cui contorni si ravvisano i segni di una subumanita' a meta' strada fra l'uomo e l'animale, cerotm aterializzazione di come la donna pensa l'universo maschile intessuto di violenza bruta e di ferina irrazionalita', disperando di poter mai incontrare quel principe azzurro che si ostina tuttavia a cercare coi suoi occhi di fanciulla ormai disincantata. Il piu' delle volte l'altro polo della specie si giustappone alla figura della donna in composizioni esplosive di macabra fantasia, e qui si evidenzia meglio il contrasto delle figura maschili contrassegnate dalla secolare perversione della caccia al potere che le ha rese proterve nei paludamenti sacri o profani dei vincitori o inebetite nei panni miserevoli degli sconfitti, ma anch'essi, gli uomini, irrimediabilmente soli, chiusi nela cieca contemplazione della propria sterile superiorita' o nell'abbiezione quasi avvinazzata della propria esclusione, anch'essi alla ricerca dello sguardo purificatore della donna, storicamente ancora incontaminata dall'esercizio del potere, ma destinati a non incontrarlo mai; almeno finche' l'umanita' non sara' rigenerata in una palingenesi totale che, fatte cadere tutte le sovrastrutture, consenta finalmente l'incontro d'amore. Non so con quale grado di consapevolezza Giorgio Piga trasmette alle sue tele e litografie questo messaggio-anelito che pure emerge con forza dal grottesco delle sue composizioni; se una parte di questo "discorso" scaturisce dalla sfera dell'inconscio come spesso avviene ai pittori e poeti di razza, cio' contribuisce a conferire fascino oscuro ai suoi quadri che sono comunque l'espressione di un animo proteso a conoscere e amare, ma che e' certo contrastato da una storia umana intrisa di folli incomprensioni e folli violenze da cui si leva il lamento dell'individuo consegnato alla solitudine. E c'e' naturalmente in questa visione la conoscenza della storia del sud, ma non solo del sud: una conoscenza amara e risentita di uomo che ha meditato a lungo e ha fatto la scelta di differenziarsi, almeno nell'espressione pittorica, dagli individui del suo stesso sesso; parrebbe anzi che Giorgio Piga affidi ai volti di donna persi in sogni irraggiungibili la sua autobiografia di uomo che non si e' compromesso col Potere e che a modo suo modo lotta contro di esso. Un messaggio che non e' consolatorio, ma stimola a pensare e a mettersi in discussione. Se questa mia lettura ha colto nel segno, Giorgio Piga fa un discorso assai serio e assai moderno, e si colloca fra i pittori piu' morali del nostro tempo.
Maria Marcone

Lascia un commento / scrivimi
Inserisci il tuo nome
Inserisci un indirizzo email corretto
Inserisci un messaggio
Pubblico (mostra in questa pagina) Privato (invia solo a Nuoresu) Commento pubblico o privato


  • Codice:CDA848
  • Tipo:Pittura
  • Creata nel:1977
  • Archiviata il:gioved� 29 ottobre 2009