CRITICA

Ho visto Domenico Ursillo per la prima volta nel 1978 ad un premio di pittura dove ero stato chiamato a far parte della giuria. Era un concorso che il compianto gallerista Luigi Casarico organizzava annualmente. Si chiamava, se non vado errato, il ”Leone Rampante” perché questo nobile felino era il simbolo di quel paese alle porte di Milano. Ricordo che Ursillo vinse in quella occasione il primo premio assoluto. Ancora non lo conoscevo. Mi è stato presentato più tardi e perciò non vi è dubbio che il mio voto favorevole, come quello di altri giurati, era stato spontaneo e disinteressato. Ricordo anche che mi aveva colpito della sua pittura l’at-mosfera dei paesaggi, un’atmosfera che avvolgeva gli alberi vicini e i monti lontani, la massa di fogliame dei boschi e le sue figurine ieratiche oltre che l’intenso trapasso di toni cromatici a volte cupi, altre volte rossastri e turchini del fondo delle sue tavole. Ci siamo poi rivisti e ripersi di vista più volte in occasione di mostre e convegni sull’arte, come a villa Olmo di Como e in una galleria di Milano. Ursillo, che ha iniziato a dipingere giovanissimo nel suo paese natale, Marzano Appio, in provin¬cia di Caserta aveva già partecipato ad una serie di mostre collettive soprattutto a Napoli suscitando già allora curiosità e interesse e ottenen¬do una menzione d’onore alla IV Quadriennale internazionale d’arte della città partenopea. Non dimentichiamo che Napoli era, al principio dell’ottocento, per la cultura artistica un centro internazionale sia di pittori che di poeti, basti ricordare Salvatore Di Giacomo e Raffaele Viviani. Aveva una scuola fiorente di vedutisti e il paesaggio campano, in cui la natura si intrecciava al mito, era un tema di studio prediletto dei pittori dell’epoca sia italiani che stranieri. La costruzione della veduta si fon¬dava essenzialmente sulla poetica settecentesca inglese del pittorico e la ripresa degli oggetti secondo la loro diversa reazione alla luce portava alla composizione del dipinto a “macchie “. Quindi la prima formazio¬ne di Domenico Ursillo presso il Centro artistico Flegreo e alla galleria dei Mille napoletana ha risentito di queste premesse più tardo-illuministiche che romantiche, più realistiche che scenografico-panoramiche. Nei suoi primi dipinti, ma anche negli ultimi, i rapporti di distanza non vengono ordinati lungo le linee convergenti del primo piano all’orizzonte, ma combinati secondo la qualità delle cose, cioè secondo la diversa reazione alla luce di ciò che è solido e opaco. Il taglio delle case, l’impaginazione delle finestre e degli archi ombrosi, lo scintillio dei tetti fanno riferimento a paesaggi del Mezzogiorno d’Italia, soprattutto della Campania, e di quella civiltà contadina che torna spesso alla memoria nostalgica dell’artista. Un artista che è stato definito dalla critica “il pittore dell’immagine simultanea” perché il suo assunto pittorico si avvale di una pura visibilità ottico percettiva, ma anche per le sue “magiche Presenze”. Dal 1973 non si contano le mostre e i concorsi ai quali ha partecipato ottenendo ambiti riconoscimenti dal pubblico e dalla critica tanto che nel 1980 gli viene conferito dall’allora sindaco di Milano Carlo Tognoli l’Ambrogino d’oro per la pittura.

Dr. Marino Fioramonti
Giornalista RAI-TV e Critico d’arte





Da molti anni anzi direi, da troppi anni, il mondo dell’arte è tormentato da una diatriba tanto sterile quanto vana sul prevalere dell’informale sul figurativo, ritenendo la seconda corrente come obsoleta e ripetitiva sulla scia, sempre più vacua, di un classicismo “nobile”, adesso immagine sbiadita di un tempo favoloso, ma giunto ormai da molto tempo ad una meta invalicabile oltre la quale non vi è più nulla che valga la pena di affannarsi nella ricerca della perfezione oltre la perfezione; sarebbe un continuo rielaborare il “deja vu” avvitandosi ad un giuoco perverso molto simile ad un inganno visivo ed espressivo. Io non ho avuto mai nulla da ridire sull’informale e tutte le espressioni artistiche che sono venute affermandosi in svariati anni, ma sta proprio nella mia comprensione un obiezione che è alla base della mia “idea”, opinabile certo , ma scevra da condizionamenti materialistici o di vacua tendenza legata a teorizzazioni che hanno più l’apparenza di frivola moda che vera convinzione intimamente critica. La mia “idea” è talmente ovvia da sembrare semplicistica, ma felice d’andare incontro ad eventuali critiche l’espliciterò egualmente: l’infor-male e tutto l’altro non può prescindere dalla pittura classica, perché se così non fosse non parleremmo più di “correnti”, ma di semplici esercitazioni grafiche, più o meno apprezzabili e godibili per semplice piacevolezza cromatica, ma bella “ghirlanda” floreale ad inquadrare il “nulla”. Questa lunga e probabilmente odiosa premessa è, secondo il mio punto di vista necessaria a chiarire un concetto che ha condizionato e continua a condizionare il mondo dell'arte emarginando tutti quegli artisti che, fedeli all'espressione classica, proseguono sulla via tracciata da artisti impareggiabili, senza per questo svuotare le loro opere di contenuti emotivi e di godimento intimistico. Una conferma più che evidente si può trovare nel vasto e variegato repertorio dell'artista, evidentemente figurativo Domenico Ursillo. Questi è in possesso di notevole tecnica e feconda ispirazione, emanazione poetica di un attenta osservazione del mondo che lo circonda, uno sguardo indagatore che, sorvolando sugli aspetti banali, si focalizza su di un particolare anche minuto, che rappresenta al suo sentire artistico, il "nocciolo" fecondo estrapolato da un insieme superfluo, molte volte schermo deformante di una ormonicità mortificata da fronzoli inutili ed invadenti. Come un racconto coerente le creazioni di Ursillo percorrono strade che conducono a visioni di mondi, se non perduti, celati allo sguardo di tutti coloro che rifuggendo dal frastuono del "divertimento ad ogni costo", ricercano luoghi e visioni pervase da una musicalità dolce, serena come le armonie che accompagnavano un mondo lontano nel tempo, ma sempre presente nella mente di coloro che anelano il ritorno di una vita che nega al prossimo violenza, dolore e sopraffazione. Ogni opera di Domenico vive di una realtà disgiunta da un torpore visivo che non opacizza solo l'immagine, ma anche il pensiero e con esso ogni forma di sentimento, il ricordo di un borgo cristallizzato in un momento caratterizzante, estrapolato da una esistenza secolare. Ed ecco rivive una civiltà contadina che era regolata dalla logicità del-l'alternarsi delle stagioni, di un tempo e di un'attesa regolata dall'orolo-gio infallibile della natura che oggi, purtroppo batte i suoi rintocchi senza logica, correndo paurosamente verso un baratro che verrà colmato da un'irrefrenabile ed illogico desiderio autodistruttivo. Gli invisibili vicoli che serpeggiano tra le modeste case, accattivanti nella loro semplicità si suppone ospitano l'attività amorevole delle massaie intente a preparare il ranno per il prossimo bucato, a rimestare il sugo odoroso che compenserà lo sposo, a sera, delle dure fatiche della terra; una anziana donna paludata di nero siede davanti alla soglia della sua casa, è in attesa impaziente di scoprire l'immenso mistero dell'eternità, di un mondo "altro" che le donerà finalmente quelle gioie che le sono mancate nella faticosa e lunga vita tutta dedicata al suo sposo ed ai suoi figli, adesso dispersi nel mondo, stanchi di spezzarsi la schiena per pochi soldi ed una vita grama, Ursillo non sogna, rivede con gli occhi della memoria visioni ritenute perdute ed invece ancora attuali in tanti luoghi della stupenda campagna italiana. I paesaggi di questo sensibilissimo artista, sono il logico completamento di un insieme armonico che tante tessere di un putzle sezionano nell'atte-sa paziente di un animo pronto ad accogliere la poesia della natura, ricomporrà con logica, ridando vita, purtroppo solo visiva, ad una natura ricondotta ai primordi di un mondo non ancora deturpato dall'uomo. L'artista non disdegna di dipingere cesti di frutta, elegantemente disposta, che qualcuno si ostina a chiamare "natura morta" perché priva di vita solo in apparenza perché le mele, l'uva, i limoni e tutta l'altra frutta mostrano nel loro turgore una vitalità prorompente. I campi "fulminati" dei raggi del sole che generano vita florida, ma anche siccità e morte, non scompongono l'immobilità dei buoi in paziente attesa d'essere aggiogati all'aratro per trainarla con apparente facilità mentre il vomere "seziona" in profondità la terra grassa che dischiude il suo corpo mostrando le zolle lucenti e fumanti, pronte ad accogliere i chicchi di grano per farlo germinare e nutrire gli uomini, così come ha fatto per milioni di anni, a ritmo cadenzato dell'ampio gesto del contadino che, avanzando sparge sapientemente il prezioso frutto. Tragico ed affascinante il contrasto fra la rappresentazione degli alberi in veste invernale ed i cespugli ricchi di splendidi fiori. I primi mostrano i rami spogliati dalle foglie dalla tramontana di autunno, dita scheletriche protese verso il cielo plumbeo nell'attesa di rivivere al dolce calore solare che porta abbondanza di frutti e di allegria; adesso quelle dita adunche stridono nel gelo invernale. Visione totalmente diversa visivamente e nell'umore, i cespugli fioriti che rallegrano l'anima e aprono lo spirito alla speranza, al bello, suggerendo agli alberi di non disperare perché la natura ridarà anche a loro colore, profumi, nell'eterno alternarsi fra morte e vita, gioia e dolore e, alla fine tutto risuonerà d'armonia, lontana dalla follia degli uomini, unici responsabili delle brutture del mondo, del suo risuonare disarmonico.
Palermo, 22.03.07

Prof. Claudio Alessandri
scrittore e Critico d'arte









L’artista armonizza la fantasia naturalistica con scansioni cromatiche, filtrate delicatamente con le sue composizioni dai nostalgici colori. Domenico Ursillo ama il paesaggio che lo circonda e rende l’osservatore partecipe delle sue emozioni, visitando ogni angolo abitato dai ricordi visivi. Forti di chiaroscurismi, le sue opere inneggiano al colore distribuito sulla tela con particolare tecnica, purificato da regole accademiche e nella totale libertà del suo gusto artistico, generoso nell’esecuzione del segno e del particolare. Le sue scelte compositive non sono mai casuali, ma affermano il suo messaggio ricco di malinconie e solitudini, con misteriose sequenze emotive penetrate dai raggi intensi della sua traduzione segnica. Un racconto pittorico che ascolta il suo innato romanticismo, sempre alla ricerca di nuove esperienze comunicative, indagate dal gesto metodico della bellezza figurativa. Egli non deforma la realtà, ma ne assume le sembianze memoriali, testimoniando suggestivi scorci di tranquille scene campestri, e vibrando con attenzione la stesura scenica da esuberanze stilistiche. Infatti le case, gli alberi ed i prati prendono vita attraverso un giusto dosaggio cromatico, senza adombrare i temi principali del suo idioma pittorico. Domenico Ursillo si afferma nel mondo dell’Arte con la sua pittura disinvolta, frutto di innate tradizioni basate sull’equilibrata sintesi pittorica, arricchita dell’immagine memoriale. La sua creatività detta vibrazioni emozionali, con grande capacità nel destreggiarsi nell’affollata giungla delle nuove tendenze creative, restando ben fedele alla sua natura impressionista, fulcro della sua creatività, germoglio prezioso custodito nella sua incontaminata anima di Artista.

Prof.ssa Mariarosaria Belgiovine
Critico d’arte

L’arte espressa da Ursillo con i suoi quadri manifesta una profonda vocazione interiore: portare al mondo la luce, farla irradiare dalle tele, renderla protagonista intrinseca ed estrinseca degli scorci naturalisitici rappresentati: intrinseca perché egli la rende componente inscindibile e statica della rappresentazione stessa, quasi come se essa fosse un nuovo vigoroso colore della tavolozza sapientemente stemperato in un accurato gioco di ombre; estrinseca perché la luce è una componente dinamica allo stesso tempo, in quanto proietta nel quadro, come elemento esterno, i suoi effetti, ombreggiando case, alberi, castelli, angoli di città, scorci di boscaglia, ridenticampagne. La luce, nel suo estrinsecarsi estemporaneo testimonia l’attitudine dell’artista ad ispirazioni profonde ed immediate; non un’arte ragionata ma che si apre alla vita, alla natura, alla contemplazione vissuta non con sensazioni esagerate ed inquiete ma con spirito edificato e sereno, pronto a cogliere l’essenziale del mondo in modo placido e arcadico. L’abbandono estatico a tale contemplazione sembra destinato dal morbido ondeggiare di rami, foglie e prati, dal nostro quasi incespicare per strade antiche che ci portano alla riscoperta di dimensioni passate e al nostalgico pensiero di una vita pervasa dai valori eterni. Anche la scelta dei colori discende da un animo contemplativo; è sempre diretta verso i tenui azzurri, i verdi sfumati, i gialli luminosi, gli ocra raggiangti, i bianchi candidi e i rossi brillanti; i colori stessi, mai cupi se non per rispondere a profonde esigenze tematiche, sono talvolta velati da una tenue luce, talaltra espressi decisamente e in pienezza grazie ad una vitale effusione di luce e di intensa spiritualità

Dr Felice Esposito
Critico d'arte

Ogni opera proviene da un “Io” profondo e ricco di studio, i colori attribuiti ad ogni immagine danno ad ogni suo dipinto freschezza naturale e ricerca tanto cara alla scuola del nostro rinascimento rendendo l’opera del bravo artista appetibile anche a sguardi di chi non è addetto ai lavori e qui l’artista crea per tutti opere d’arte che fanno onore alla cultura, chi ammira le sue opere tocca con mano la natura che è fuori di noi ma che parla e si muove in tutte le tele dell’artista, Il naturalismo di Ursillo è qualcosa che non ha età, ci stimola ad osservare e amare la natura che Dio ci ha dato, ad aprire il nostro cuore all’amore universale. Da giornalista cattolico auguro a Ursillo tanto bene e tanti successi in Italia e nel Mondo e sono felice di aver scritto queste righe per Ursillo perchè nei nostri incontri ho potuto sempre sentire parole profonde per l’arte pittorica.

Dr. Augusto Giordano
Giornalista RAI GR2

Pittore che sa evocare egregiamente l’atmosfera mitica del passato e dei tempi odierni attraverso una ondata corpuscolare di magiche presenze che permeano ogni anfratto con squillante accensione. Ad ogni angolo di strada, là dove cè un muro sgretolato che ricorda un tabernacolo, od un evento storico, l’artista fa scaturire riverberi dorati, persino l’ebrezza quantitistica dell’aria sembra abbeversi di ossigeno, di fibrille misteriose, di urgenze invisibili.

Prof. Giuseppe Gentile
Critico d'arte

Particolarmente suggestivo il “Paesaggio” di Ursillo qui pubblicato, denso di vibrazioni che animano un tessuto cromatico pervaso di lirismo e calda luminosità. L’intimo colloquio dell’artista con le cose si svela attraverso l’equilibrata composizione del disegno e le inedite dolcezze dei colori. Una sapiente fuga prospettica si snoda dall’ampiezza del primo piano alle presenze di fondo, dove alberi e case, accennate montagne e uno scorcio di cielo sereno racchiudono nella loro armonia le trepide emozioni di un felice momento d’ispirazione.

Dr. Vito Cracas
Critico d’arte

La pittura di Domenico Ursillo condensa, nell’ineffabile fascino della partitura cromatica, le interiori pulsioni di un animo sinceramente ispirato, capace di rivivere nell’esperienza creativa, l’emozione indelebile del contatto con una realtà paesaggistica ed umana intrisa di spiritualità. I luoghi aperti, segnati dagli interventi stagionali, le immagini di una natura colta nella sua pienezza, gli ombrosi anditi degli interni, di chiostri e palazzi vetusti, sono occasioni che l’artista privilegia per le sue raffigurazioni, che hanno il pregio della chiarezza espositiva e della poetica percezione tradotta in stile. La sua opera rivela una personalità spiccata sui valori universali, quelli propri della vera arte

Dr. Salvatore Perdicaro
Critico d'arte

Pittore che sa distribuire con piacevole senso cromatico l’aspetto composito del vecchio borgo campano, quando all’imbrunire gli umori e le ansie della gente scaturiscono dal profondo delle abitazioni nella sublimazione delle passioni umane. La sintesi di questo ricamo minuzioso ed analitico centrato sulle ocre è l’aureola di una pittura fondata essenzialmente sulla meditazione e sulla contemplazione delle cose, in modo che il flusso energetico che si sprigiona attorno all’artista sia un’emozio-ne che condensi tutte le vibrazioni del creato.

Dr. Giorgio Falossi
Critico d’arte

Domenico Ursillo è maestro del colore. Sa interpretare appieno la psicologia del personaggio e la spiritualizzazione del dramma agreste per giostrare sulle tinte calde e fredde, significando l’uso del simbolo che compare sempre all’angolo della strada, tra casa e casa, convento e convento, in una ridda festosa di scorci, di slanci vitali, di motivi evidenziati con amore per l’intuizione, l’originalità e la fantasia dei soggetti trattati.


Prof. Mario Cagetti
Critico d’arte

Il problema della luce elemento catalizzatore di tutti quelli che concorrono a fare pittura è generalmente risolto da ogni artista in rapporto al soggetto prescelto per la rappresentazione segnica e cromatica. In Domenico Ursillo tale problema è talmente connesso al suo particolare modo di osservare la realtà che le sue immagini nascono e si risolvono nella luce e in virtù di essa.

Prof. Attilio Milani
Critico d’arte

E’ diventato famoso come pittore per la sua caratteristica di conferire ai luoghi campani, effigiati nelle sue tele quel pathos dei tempi andati legato profondamente alla civiltà contadina. L’artista insegue nella sua ricerca la condensazione dell’effluvio, la magica essenza degli “ioni” primordiali, la bellezza irradiante di un momento di quiete e di esaltazione creativa, Un artista che sarebbe piaciuto a Van Gogh per la sua meravigliosa potenza di focalizzare l’attimo fuggente della luce.


Prof. ssa Anna M. Mafrice
Critico d’arte

Il modo di far pittura di Domenico Ursillo rientra nella problematica del filosofo Henri Bergson. E’ lo slancio creativo che subentra allo scientismo, il potere dell’immediato, l’intuizione come metafora musicale, la fissazione sulla tela del concetto astratto che sfugga alla relatività. In poche parole il carattere autentico della realtà è il perenne fluire della vita essa ci viene rilevata solo dall’intuizione, la quale non coglie la realtà nella sua portata massima, la spezzetta in tanti frammenti, che sono poi i concetti determinati ed immobili che risolvono la prassi.

Dr. Antonino De Bono
Critico d’arte

Ursillo è in possesso di un linguaggio personalissimo mirabilmente sospeso, in virtù di un delicatissimo equilibrio, tra neoimpressionismo e divisionismo. Dell’impressionismo conserva l’estrema suggestione poetica di un intimo rapporto tra uomo e natura; del divisionismo quel senso della luce presente dappertutto, così che luce e colore vengono quasi a compenetrarsi fino ad essere la stessa cosa.


Dr. Angelo Pellegrino
Critico d’arte

L’ispirazione in Ursillo nasce dal ricordo o dalla osservazione dei dati dell’oggettività presente ora ecco infatti le immagini di un sud arcano e fascinoso, ora ecco angoli di città popolati da presenze misteriose. Sempre comunque l’atmosfera creata evoca una somma di sentimenti destinati ad arrivare con il loro nobile messaggio alla percezione dell’osser-vatore.


Dr. Mario Barberis
Critico d’arte

Ursillo ha il dono della semplicità nell’illuminare pittoricamente la feconda umiltà del suo stato d’animo. Esprime con segno calmo e serena atmosfera di luce. Sono i soggetti del sud: della Campania, del Casertano, di Marzano Appio suo paese natio, dove ha conosciuto la prima formazione giovanile. Sono luoghi che artisticamente ricorda e rivive intimamente fino ai limiti dell’immaginazione mistica più sottile, che vela un senso profondo di preghiera. Anche se i muri, le case, gli stretti vicoli del paese, la campagna, la crocefissione non mancano di respiro pratico nella concezione idealista della pittura di Ursillo. Uno stile al limite della sincerità che realizza un brio puntinistico in cui favella soave il colore. Un canto di fede illuminato.


Dr. Giuseppe Martucci
Giornalista e Critico d’arte

Ho conosciuto per la prima volta la pittura di Ursillo in occasione di una sua mostra personale. Il suo stile, fatto di segni asciutti e decisi, si è subito imposto per il forte realismo che pervade tutte le tele. Mi sono detto! “ecco un pittore contemporaneo che si muove sull’esempio delle grandi stagioni paesaggistiche tra otto e primo novecento.” Boschi, prati, case e vicoli cittadini sono prodotti come addizione di luce mediante la separazione, più o meno minuta, di tinte primarie e complementari. Egli associa a un’immagine naturalistica di paesaggio una componente sentimentale che si traduce in una struttura ora filamentosa, ora materica, e ora chiaroscurale. Un guizzo tutto personale lo porta a tracciare accorate vedute dove tra chiari e scuri, si esprime la poetica di un cantore della natura viva, senza tempo e spazio


Dr. Gianni Gallinaro
Critico d’arte

Il sentimento del tutto estraneo al neo-impressionismo, può qui ritrovare legittima cittadinanza: umiltà e pace interiore affiorano dai puntini di questi quadri, sereno e composto, monito sorridente ad accettare con semplicità la vita in tutti i suoi aspetti e tutte le sue tappe, fine compresa.


Prof. Pier Luigi Senna
Critico d’arte

La cittadina di Marzano Appio, piccolo centro del casertano, vive la sua evoluzione, nel bene e nel male, come tutte le cose di questo mondo e probabilmente non si sarebbe mai aspettata che il pittore Domenico Ursillo, in essa nata, vissuto fino ai primi anni della sua giovinezza per poi trasferirsi a Milano, avrebbe fissato sulla tela immagini di lei co-m’era quarant’anni fa. Ne avrebbe supposto che queste sue immagini esposte in numerose mostre allestite in varie città italiane, dal nord al sud, avrebbero fatto discutere critici d’arte fra i più quotati. Scorci di case, di strade, di cortili, di giardini, di chiostri, di boschi, evocati dal pittore da quello spazio mitico la dove nasce l’arte, se fossero organizzati secondo un progetto architettonico - urbanistico riporterebbero ai nostri occhi quelle eleganti tele rinascimentali a cui i grandi architetti del tempo affidarono l’incanto di un progetto per una “città ideale”. Sarà che il pittore Ursillo ha ricevuto l’imprintig alla pittura nella terra che vide fiorire il sogno della “CITTÁ DEL SOLE” pensata da Campanella? La pittura di Domenico, nella sua quieta e quasi mistica apparenza, riflessa nell’animo di ciascuno, fa emergere e lavorare il nostro corredo di sensibilità e di cultura e ci conduce ad un lavoro impegnativo e di comparazione; ci diciamo che certe tele raffiguranti fraticelli nel chiuso del chiostro in fila sulla neve come uccelli, infreddoliti, certi muri di vecchi palazzi, le nature morte all’interno di povere e antiche case, sembrano pagine di un bel romanzo gotico. Certi scorci di boschi, di viottoli, di radure, di macchie, di arbusti richiamino visioni di Arcadia terra perduta.


Prof. Lilia Lo Savio
Critico d'arte

Il suo assunto si avvale d’una pura visibilità ottico-percettiva fondata su post.impressionismo avvincente e corpuscolare, sorprendente per la tematica e lo stile che si cala in un rigenerante rapporto di unità prospettica in un processo avvincente di ubicazione temporale. Infatti le sue immagini avvengono in una dimensione universale fatte di sintesi della visione ch’egli riempie di vibrazioni, di corpuscoli, di pennellate appena mormorate per dare consistenza ad una vaporizzazione della forma che condensa la pluralità degli stati di coscienza.


Prof. Enotrio Mastrolonardi
Critico d'arte

Colori appassionati e ricchi di luce per un racconto pittorico che penetrea nella realtà per offrire all'osservatore l'essenza della natura con la sua grande passione cromatica. Un elegante tessitura del paesaggio, rivestito delle sue sensibilità, consapevole della purezza suggestiva degli sfondi, evocati dalla sua vena interpretativa accesa e vibrante.

Prof.Gerard Argelier
Critico d'arte

Appassionato seguace dei pointillisme, Domenico Ursillo trova nella scomposizione dei colori il suo modo di trasmettere l’unità cromatica. Pittore dei silenzi e delle solitudini, costruisce in bei paesaggi, atmosfere dense di quite e luce. Gli edifici come volumi plastici impenetrabili, tutelano vite e intimità in un mondo chiuso e riservato.

Redazione GIGARTE

Chi dichiara la morte della pittura dovrà ricredersi di fronte a questa dimostrazione che l’utilizzo di una tecnica di tradizione è ancora funzionale a esaltare la bellezza della natura. Il modello a cui questo artista si riferisce viene dalla scuola francese della fine dell’Ottocento, che ha avuto due protagonisti, Seurat e Pissarro, uno differente dall’altro, ma qui ben coniugati dalla poetica del pittore.


Prof. Paolo Levi
critico d'arte

Per quello che riguarda la suggestione del puntinismo, va dato merito all’artista di aver rinnovato la lezione post impressionista. Il momento figurale qui rappresentato rivela le doti espressive e coloristiche di un artista di tradizione, e la padronanza di una tecnica non facile e capace di esaltare luci e ombre.

Prof.ssa Stefania Bison
critico d'arte

Un’opera di estremo valore artistico, come tutta la produzione artistica del maestro Domenico Ursillo. La scelta di affidarsi al puntinismo, tecnica risalente alla Francia della fine dell’800, potrebbe sembrare una scelta azzardata; si rileva invece una scelta giusta e portata a termine con grande coscienza artistica e consapevolezza stilistica. L’effetto unitario dell’opera è originale, e ci induce, osservandola a guardare oltre la mera rappresentazione di un qualcosa, e di scorgere invece ogni sua peculiarità grazie alla sua stessa scomposizione in milioni di piccoli punti. Un’opera suggestiva eseguita al meglio della tecnica, senza mettere da parte il fattore emotivo.

Prof. Sandro Serradifalco
Critico d’arte

Per guardare un’opera così, ci vuole impegno, ci vuole la voglia di volerla scrutare tutta, perché un’occhiata fugace non basterebbe a coglierne l’essenza, quella vera. Uno stile, scelto dal pittore Domenico Ursillo, che induce l’astante a voler quasi esaminare ogni singolo punto del quadro, per poterlo continuare a scomporre e ricomporre una volta dopo l’altra. I colori dell’Autunno si mischiano a quelli della primavera e dell’Estate, creando un arcobaleno cromatico suggestivo, spezzato solo dalla forte luce tiepida di un supposto mattino. Quiete e silenzio, il solo fruscio delle foglie e i propri passi, sono quello che si sente osservando il quadro e desiderando di sentirsi parte di esso.
Prof. Salvatore Russo
critico d'arte

Esprimi nelle tue opere impregnate da un tranquillo dominante silenzio tutta la poesia e la suggestione dei colori della natura.

Prof. Enzo Gentile
collezionista.

Nelle sue composizioni ispirate alla natura, colta nel momento di massimo splendore, il maestro Domenico Ursillo descrive con raffinatezza paesaggi di sublime bellezza, sfumandone i contorni e lasciando che le cromie si dispongano con dolcezza sulla superfice. Il pittore con pazienza e precisione esalta le note cromatiche tenui, nell’incontro con la luce, che irradia dai petali e dagli arbusti diffondendosi nello spazio che li circonda. Coglie l’istante effimero della fioritura, come per arrestare l’incalzante fluire delle stagioni, e per annunciare il ricordo di paesaggi e di momenti preziosi e irripetibili.

Paolo Levi
Bagheria - luglio 2017