CATAOLOGHI - MONOGRAFIE - LOCANDINE E DEPLIAN

Milano, 15 SETTEMBRE 1975, DEPLIAN PER LA PRIMA MOSTRA PERSONALE ALLA GALLERIA D'ARTE "IL CAVALLETO"

Prof. Pier Luigi Senna
Critico d’Arte



Sembra una favola raccontata in altri tempi ai bambini perché crescessero buoni. Un ragazzo dal cuore puro, semplice, un po’ solitario, un po’ sognatore, lavorando con umiltà ma con tenacia, seguendo una sua convinzione intima, dipinge con sempre maggiore impegno, per anni e anni, fino a ricevere riconoscimenti sempre più grandi e lusinghieri, che non lo turbano, che non intaccano la sua modestia, ma che giustamente lo incoraggiano a continuare ad impegnarsi sempre di più. Ed egli si affina man mano, costruendosi da sé gli strumenti per svolgere il suo discorso, per fissare le immagini del suo mondo, di cose e luoghi che gli sono cari, dei suoi sentimenti, di luce e di sogni. Finchè giunge nella grande città, dove conosce molta gente, dove i suoi quadri vengono apprezzati, e dove infine presenta le sue opere in una grande personale. Questa << favola >> è la storia di Domenico Ursillo, giovane pittore nato a Marzano Appio, in quel di Caserta, e approdato da tempo a Milano, dove ora esordisce in << personale >>. Ursillo è pittore fin dall’infanzia, per vocazione, per una profonda insopprimibile esigenza interiore. La sua tematica presente è fatta di luce e di ricordi: i vicoli del suo paese, processioni, vecchiette e monachine, figure solitarie in piazze assolate, contadini al lavoro immersi in una natura canora… Una tematica naive, quindi. E Ursillo, per la sua poetica e per la sua storia, per freschezza e genuinità, potrebbe giustamente essere considerato un pittore naif, di quelli veri, autentici. Solo che la tecnica di cui si avvale è del tutto inconsueta ad un naif. Ursillo è divisionista. Particolarmente attratto dal problema della luce, ha scoperto ben presto che frantumando le superfici ed inserendo fitti tocchi di gialli la luminosità si accresce, giungendo a sprigionarsi dalla materia stessa. Ed continuato sulla strada apertagli da questa scoperta. Con perizia, dobbiamo dire. Sottraendosi ai limiti di una superficiale resa della << sensazione improvvisa >> e della fredda ricerca sulla ricomposta unità del tono o sulla struttura della visione, egli sembra riuscire ad utilizzare la la precisa tecnica puntinista per riempire di luce i suoi quadri, che tuttavia restano racconti e favole, più che rappresentazioni o costruzioni. E il sentimento, del tutto estraneo al neo-impressionismo, può qui ritrovare legittima cittadinanza: umiltà e gioia, solitudine e pace interiore affiorano tra i puntini di questi quadri, dal georgico << Paesaggio marzanese >> al quieto << Inizio di un temporale >>, dal mistico << Angolo triste >> al << La morte alle spalle >>, sereno e composto, monito sorridente ad accettare con semplicità la vita in tutti i suoi aspetti e tutte le sue tappe, fine compresa.




Pittore serio ed apprezzato dalla critica, Domenico Ursillo opera da diversi anni a Milano (è nato a Marzano Appio in Campania) ove gode di considerazione e rispetto per la sua vita dedita al lavoro ed all’arte.
Il suo assunto si avvale d’una pura visibilità ottico-percettiva fondata su d’un post-divisionismo avvincente e corpuscolare, sorprendente per la tematica e lo stile che si cala in un rigenerante rapporto di unità prospettica in un processo avvincente di ubicazione temporale.
Infatti le sue immagini avvengono in una dimensione universale fatte di sintesi della visione ch’egli riempie di vibrazioni, di corpuscoli, di pennellate appena mormorate per dare consistenza ad una vaporizzazione della forma che condensa la pluralità degli stati di coscienza.
Fraticelli e campagne opime, vecchi borghi ed ànditi sconosciuti tra dirupi e selve campane, casette nascoste tra i boschi e secolari alberi svettanti, corsi d’acqua sornioni e chiesette ridenti, omini che cianciano al vespero sull’uscio di casa e monti e colline che appaiono nell’incanto della brughiera: sono tante sensibilizzazioni in un tempo aperto ad uno spazio quasi metafisico che coinvolge una corrente fluida di fotoni memorizzati che affluiscono veloci per narrare in una successione di corpuscoli una essenzialità eccezionale.
Domenico Ursillo è maestro del colore. Sa interpretare appieno la psicologia del personaggio e la spiritualizzazione del dramma agreste per giostrare sulle tinte calde e fredde, significando l’uso del simbolo che compare sempre all’angolo della strada, tra casa e casa, convento e convento, in una ridda festosa di scorci, di slanci vitali, di motivi evidenziati con amore per l’intuizione, l’originalità e la fantasia dei soggetti trattati.
Il modo di far pittura di Domenico Ursillo rientra nella problematica del filosofo Henri Bergson. E lo slancio creativo che subentra allo scientismo, il potere dell’immediato, l’intuizione come metafora musicale, la fissazione sulla tela del concetto astratto che sfugga alla relatività.
In poche parole, il carattere autentico della realtà è il perenne fluire della vita; essa ci viene rivelata solo dall’intuizione, la quale non coglie la realtà nella sua portata massima, la spezzetta in tanti frammenti, che sono poi i concetti determinati ed immobili che risolvono la prassi.
Quindi, volendo essere chiari: divisionismo sì, ma in senso bergosiano; vale a dire: apparentato all’esperienza metafisica là dove l’atto della conoscenza coincide con l’atto generatore della realtà.
Domenico Ursillo, il pittore dell’immagine simultanea, è un artista di vasto impegno, che ha scelto le forze irradianti come simbolo vitale dell’energia.
Antonino De Bono

Domenico Ursillo: pittore naturalista.
Di Augusto Giordano giornalista RAI GR2 e critico d'Arte

La natura che Dio ha creato ha ispirato artisti di ogni tempo, ed i pittori sono stati, sono e saranno in maggior parte. Ma oggi più che mai, immersi come siamo da tecnologie, suoni assordanti, rumori fastidiosi, programmi di certe televisioni private che fanno, poca cultura, avere pittori come Domenico Ursillo che dipinge la natura senza fare dell'astrattismo o comunicare per allegorie, significa riflettere su molte cose; innanzitutto sul fatto che i valori contenuti nell'arte resistono al tempo e con Ursillo vivono e si esaltano, e non muoiono mai; inoltre, sul bisogno di recuperare ciò che calpestiamo con i motori, con le industrie che inquinano l'aria creando quell'effetto serra che contribuisce non poco a quegli sconvolgimenti atmosferici portatori di calamità che da soli bastano a farci capire che una leggera ribellione della natura, ci rende piccoli ed impotenti; noi che ci crediamo tanto bravi e ci definiamo "Homo sapiens". E se ciò avviene per la natura che Dio ci ha dato e per i paesaggi stupendi offesi e che non si vedono più, c'è in risposta il "vedere" ed il "sentire" le opere stupende del grande vero prodagonista della cultura pittorica Domenico Ursillo, e questo aiuto nel far "vivere" il bello che ci circondava lo offre al mondo. Ursillo pittore attento del nostro tempo, osservatore della natura, innamorato di Raffaello e della sua grande scuola, che con i suoi quadri pieni di suggestive immagini di paesaggi, di strade, di fiori, di campanili di Sacre Chiese, di boschi che sono dipinti con tanta arte che gli alberi nell'osservarli sembrano muoversi al vento, ed i fiori profumano. I colori sono ricchi di luce e di profondità studiata con talento, l'infinito che Ursillo fa vedere nelle sue tele ha i colori dell'arcobaleno. Ursillo ci proietta in un mondo puro e cristallino, pieno di poesia e di fascino senza esagerazioni create da elementi che trasfigurano, ogni opera proviene da un "Io" profondo e ricco di studio, quanti hanno scritto di Ursillo hanno fatto centro riuscendo a creare attimi stupendi di arte. Ogni punto dei suoi quadri ha un significato, i colori attribuiti ad ogni immagine danno ad ogni suo dipinto freschezza naturale e ricerca tanto cara alla scuola del nostro rinascimento rendendo l'opera del bravo artista Ursillo appetibile anche a sguardi di chi non è addetto ai lavori e qui l'artista crea per tutti opere d'arte che fanno onore alla cultura e alla Patria Italia, chi ammira le sue opere tocca con mano la natura che è fuori di noi ma che parla e si muove in tutte le tele dell'artista.
Il naturalismo di Ursillo è qualcosa che non ha età, ci stimola ad osservare e amare la natura che Dio ci ha dato, ad aprire il nostro cuore all'amore universale. I tanti premi avuti da Ursillo sono la dimostrazione del talento. Mike Bongiorno, il Sindaco di Milano, il Presidente del Consiglio dei Ministri e molti giornalisti e scrittori hanno firmato su carta il loro pensiero su quest'artista inserendolo nel mondo della cultura per meriti. Da giornalista cattolico auguro al Maestro Ursillo tanto bene, che estendo ai suoi familiari che certamente hanno contribuito a farlo grande, tanto bene e tanti successi in Italia e nel Mondo ed io sono felice di aver scritto queste righe per Ursillo perché nei nostri incontri ho potuto sempre sentire parole profonde per l'arte pittorica. Ursillo è un grande artista ed ha avuto da Dio la creatività del pensiero che trasforma in opere di prestigiosa pittura.

Domenico Ursillo: colore - forma - armonia.
Di Claudio Alessandri scrittore e critico d'arte

Da molti anni anzi direi, da troppi anni, il mondo dell'arte è tormentato da una diatriba tanto sterile quanto vana sul prevalere dell'informale sul figurativo, ritenendo la seconda corrente come obsoleta e ripetitiva sulla scia, sempre più vacua, di un classicismo "nobile", adesso immagine sbiadita di un tempo favoloso, ma giunto ormai da molto tempo ad una meta invalicabile oltre la quale non vi è più nulla che valga la pena di affannarsi nella ricerca della perfezione oltre la perfezione; sarebbe un continuo rielaborare il "deja vu" avvitandosi ad un giuoco perverso molto simile ad un inganno visivo ed espressivo. Io non ho avuto mai nulla da ridire sull'informale e tutte le espressioni artistiche che sono venute affermandosi in svariati anni, ma sta proprio nella mia comprensione un obiezione che è alla base della mia "idea", opinabile certo , ma scevra da condizionamenti materialistici o di vacua tendenza legata a teorizzazioni che hanno più l'apparenza di frivola moda che vera convinzione intimamente critica. La mia "idea" è talmente ovvia da sembrare semplicistica, ma felice d'andare incontro ad eventuali critiche l'espliciterò egualmente: l'infor-male e tutto l'altro non può prescindere dalla pittura classica, perché se così non fosse non parleremmo più di "correnti", ma di semplici esercitazioni grafiche, più o meno apprezzabili e godibili per semplice piacevolezza cromatica, ma bella "ghirlanda" floreale ad inquadrare il "nulla". Questa lunga e probabilmente tediosa premessa è, secondo il mio punto di vista, necessaria a chiarire un concetto che ha condizionato e continua a condizionare il mondo dell'arte emarginando tutti quegli artisti che, fedeli all'espressione classica, proseguono sulla via tracciata da artisti impareggiabili, senza per questo svuotare le loro opere di contenuti emotivi e di godimento intimistico. Una conferma più che evidente si può trovare nel vasto e variegato repertorio dell'artista, evidentemente figurativo Domenico Ursillo. Questi è in possesso di notevole tecnica e feconda ispirazione, emanazione poetica di un attenta osservazione del mondo che lo circonda, uno sguardo indagatore che, sorvolando sugli aspetti banali, si focalizza su di un particolare anche minuto, che rappresenta al suo sentire artistico, il "nocciolo" fecondo estrapolato da un insieme superfluo, molte volte schermo deformante di una ormonicità mortificata da fronzoli inutili ed invadenti. Come un racconto coerente le creazioni di Ursillo percorrono strade che conducono a visioni di mondi, se non perduti, celati allo sguardo di tutti coloro che rifuggendo dal frastuono del "divertimento ad ogni costo", ricercano luoghi e visioni pervase da una musicalità dolce, serena come le armonie che accompagnavano un mondo lontano nel tempo, ma sempre presente nella mente di coloro che anelano il ritorno di una vita che nega al prossimo violenza, dolore e sopraffazione. Ogni opera di Domenico vive di una realtà disgiunta da un torpore visivo che non opacizza solo l'immagine, ma anche il pensiero e con esso ogni forma di sentimento, il ricordo di un borgo cristallizzato in un momento caratterizzante, estrapolato da una esistenza secolare. Ed ecco rivive una civiltà contadina che era regolata dalla logicità del-l'alternarsi delle stagioni, di un tempo e di un'attesa regolata dall'orolo-gio infallibile della natura che oggi, purtroppo batte i suoi rintocchi senza logica, correndo paurosamente verso un baratro che verrà colmato da un'irrefrenabile ed illogico desiderio autodistruttivo. Gli invisibili vicoli che serpeggiano tra le modeste case, accattivanti nella loro semplicità si suppone ospitano l'attività amorevole delle massaie intente a preparare il ranno per il prossimo bucato, a rimestare il sugo odoroso che compenserà lo sposo, a sera, delle dure fatiche della terra; una anziana donna paludata di nero siede davanti alla soglia della sua casa, è in attesa impaziente di scoprire l'immenso mistero dell'eternità, di un mondo "altro" che le donerà finalmente quelle gioie che le sono mancate nella faticosa e lunga vita tutta dedicata al suo sposo ed ai suoi figli, adesso dispersi nel mondo, stanchi di spezzarsi la schiena per pochi soldi ed una vita grama, Ursillo non sogna, rivede con gli occhi della memoria visioni ritenute perdute ed invece ancora attuali in tanti luoghi della stupenda campagna italiana. I paesaggi di questo sensibilissimo artista, sono il logico completamento di un insieme armonico che tante tessere di un putzle sezionano nell'atte-sa paziente di un animo pronto ad accogliere la poesia della natura, ricomporrà con logica, ridando vita, purtroppo solo visiva, ad una natura ricondotta ai primordi di un mondo non ancora deturpato dall'uomo. L'artista non disdegna di dipingere cesti di frutta, elegantemente disposta, che qualcuno si ostina a chiamare "natura morta" perché priva di vita solo in apparenza perché le mele, l'uva, i limoni e tutta l'altra frutta mostrano nel loro turgore una vitalità prorompente. I campi "fulminati" dei raggi del sole che generano vita florida, ma anche siccità e morte, non scompongono l'immobilità dei buoi in paziente attesa d'essere aggiogati all'aratro per trainarla con apparente facilità mentre il vomere "seziona" in profondità la terra grassa che dischiude il suo corpo mostrando le zolle lucenti e fumanti, pronte ad accogliere i chicchi di grano per farlo germinare e nutrire gli uomini, così come ha fatto per milioni di anni, a ritmo cadenzato dell'ampio gesto del contadino che, avanzando sparge sapientemente il prezioso frutto. Tragico ed affascinante il contrasto fra la rappresentazione degli alberi in veste invernale ed i cespugli ricchi di splendidi fiori. I primi mostrano i rami spogliati dalle foglie dalla tramontana di autunno, dita scheletriche protese verso il cielo plumbeo nell'attesa di rivivere al dolce calore solare che porta abbondanza di frutti e di allegria; adesso quelle dita adunche stridono nel gelo invernale. Visione totalmente diversa visivamente e nell'umore, i cespugli fioriti che rallegrano l'anima e aprono lo spirito alla speranza, al bello, suggerendo agli alberi di non disperare perché la natura ridarà anche a loro colore, profumi, nell'eterno alternarsi fra morte e vita, gioia e dolore e, alla fine tutto risuonerà d'armonia, lontana dalla follia degli uomini, unici responsabili delle brutture del mondo, del suo risuonare disarmonico. Palermo, 22.03.07 

Domenico Ursillo, il cantore dell’anima della natura.
Di Gianni Gallinaro
Dottore in Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali

Ho conosciuto per la prima volta la pittura del maestro Domenico Ursillo lo scorso 8 agosto 2004 in occasione di una sua mostra a Roccamonfina.
Il suo stile, fatto di segni asciutti e decisi, si è subito imposto per il forte realismo che pervade tutte le tele. Mi sono detto! " Ecco un pittore contemporaneo che si muove sull’esempio delle grandi stagioni paesaggistiche tra otto e primo novecento."
In effetti, innegabile è il debito formale che Ursillo ha nei confronti del divisionismo italiano (Previati, Grubicy de Dragon, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo), del pointillismo francese (Seurat, Signac…) e della metafisica di De Chirico:
Boschi, prati, case e vicoli cittadini sono prodotti come addizione di luce mediante la separazione, più o meno minuta, di tinte primarie e complementari.
Egli associa a un’ immagine naturalistica di paesaggio una componente sentimentale che si traduce in una struttura ora filamentosa, ora materica, e ora chiaroscurale della pennellata.
Un guizzo tutto personale lo porta a tracciare accorate vedute dove tra chiari e scuri, si esprime la poetica di un cantore della natura viva, senza tempo e spazio.
Qualcuno potrebbe soffermarsi sulla "facilità" dei soggetti: in realtà essi sembrano fremere e palpitare della concentrazione artistica del pittore.
Ogni tela è compagna di quella che la segue ma nello stesso tempo unicum irripetibile perché tutto di un momento particolare di immedesimazione completa col mondo visibile e invisibile. E’ soprattutto la profusione di rossi e gialli, verdi e marroni, uniti a una luce tutta meridionale, che riescono a scuotere l’anima dello spettatore, nulla è come sembra.
L’occhio vorrebbe aggirare siepi, alberi e muri ma è la mente a oltrepassarli tanto da rendere misterioso e fascinoso ogni minimo particolare.
Volutamente non ho menzionato questo o quel dipinto: solo la visione dei quadri può appagare il bisogno di riscoprire l’arte attraverso l’opera di un pittore che dovrebbe essere presente nelle nostre case.


Pittore serio ed apprezzato dalla critica, Domenico Ursillo opera da diversi anni a Milano (è nato a Marzano Appio in Campania) ove gode di considerazione e rispetto per la sua vita dedita al lavoro ed all’arte.
Il suo assunto si avvale d’una pura visibilità ottico-percettiva fondata su d’un post-divisionismo avvincente e corpuscolare, sorprendente per la tematica e lo stile che si cala in un rigenerante rapporto di unità prospettica in un processo avvincente di ubicazione temporale.
Infatti le sue immagini avvengono in una dimensione universale fatte di sintesi della visione ch’egli riempie di vibrazioni, di corpuscoli, di pennellate appena mormorate per dare consistenza ad una vaporizzazione della forma che condensa la pluralità degli stati di coscienza.
Fraticelli e campagne opime, vecchi borghi ed ànditi sconosciuti tra dirupi e selve campane, casette nascoste tra i boschi e secolari alberi svettanti, corsi d’acqua sornioni e chiesette ridenti, omini che cianciano al vespero sull’uscio di casa e monti e colline che appaiono nell’incanto della brughiera: sono tante sensibilizzazioni in un tempo aperto ad uno spazio quasi metafisico che coinvolge una corrente fluida di fotoni memorizzati che affluiscono veloci per narrare in una successione di corpuscoli una essenzialità eccezionale.
Domenico Ursillo è maestro del colore. Sa interpretare appieno la psicologia del personaggio e la spiritualizzazione del dramma agreste per giostrare sulle tinte calde e fredde, significando l’uso del simbolo che compare sempre all’angolo della strada, tra casa e casa, convento e convento, in una ridda festosa di scorci, di slanci vitali, di motivi evidenziati con amore per l’intuizione, l’originalità e la fantasia dei soggetti trattati.
Il modo di far pittura di Domenico Ursillo rientra nella problematica del filosofo Henri Bergson. E lo slancio creativo che subentra allo scientismo, il potere dell’immediato, l’intuizione come metafora musicale, la fissazione sulla tela del concetto astratto che sfugga alla relatività.
In poche parole, il carattere autentico della realtà è il perenne fluire della vita; essa ci viene rivelata solo dall’intuizione, la quale non coglie la realtà nella sua portata massima, la spezzetta in tanti frammenti, che sono poi i concetti determinati ed immobili che risolvono la prassi.
Quindi, volendo essere chiari: divisionismo sì, ma in senso bergosiano; vale a dire: apparentato all’esperienza metafisica là dove l’atto della conoscenza coincide con l’atto generatore della realtà.
Domenico Ursillo, il pittore dell’immagine simultanea, è un artista di vasto impegno, che ha scelto le forze irradianti come simbolo vitale dell’energia.
Antonino De Bono









Dr. Esposito Felice
Critico d'Arte

L'arte espressa dal maestro Ursillo con i suoi quadri manifesta una profonda vocazione interiore: portare al mondo la luce, farla irradiare dalle tele, renderla protagonista intrinseca ed estrinseca degli scorci naturalistici rappresentati: intrinseca perché egli la rende componente inscindibile e statica della rappresentazione stessa, quasi come se essa fosse un nuovo vigoroso colore della tavolozza sapientemente stemperato in un accurato gioco di ombre; estrinseca perché la luce è una componente dinamica allo stesso tempo, in quanto proietta nel quadro, come elemento esterno, i suoi effetti, ombreggiando case, alberi, castelli, angoli di città, scorci di boscaglia, ridenti campagne. La luce, nel suo estrinsecarsi estemporaneo testimonia l'attitudine dell'artista ad ispirazioni profonde ed immediate; non un'arte ragionata ma che si apre alla vita, alla natura, alla contemplazione vissuta non con sensazioni esagerate ed inquiete ma con spirito edificato e sereno, pronto a cogliere l'essenziale del mondo in modo placido e arcadico. 
L'abbandono estatico a tale contemplazione sembra destato dal morbido ondeggiare di rami, foglie e prati, dal nostro quasi incespicare per strade antiche che ci portano alla riscoperta di dimensioni passate e al nostalgico pensiero di una vita pervasa dai valori eterni. 
Anche la scelta dei colori discende da un animo contemplativo; è sempre diretta verso i tenui azzurri, i verdi sfumati, i gialli luminosi, gli ocra raggianti, i bianchi candidi e i rossi brillanti; i colori stessi, mai cupi se non per rispondere a profonde esigenze tematiche, sono talvolta velati da una tenua luce, talaltra espressi decisamente e in pienezza grazie ad una vitale effusione di luce e di intensa spiritualità. 

Dr. Marino Fioramonti
Giornalista RAI-TV e Critico d’arte

Ho visto Domenico Ursillo per la prima volta nel 1978 ad un premio di pittura dove ero stato chiamato a far parte della giuria. Era un concorso che il compianto gallerista Luigi Casarico organizzava annualmente. Si chiamava, se non vado errato, il ”Leone Rampante” perché questo nobile felino era il simbolo di quel paese alle porte di Milano. Ricordo che Ursillo vinse in quella occasione il primo premio assoluto. Ancora non lo conoscevo. Mi è stato presentato più tardi e perciò non vi è dubbio che il mio voto favorevole, come quello di altri giurati, era stato spontaneo e disinteressato. Ricordo anche che mi aveva colpito della sua pittura l’at-mosfera dei paesaggi, un’atmosfera che avvolgeva gli alberi vicini e i monti lontani, la massa di fogliame dei boschi e le sue figurine ieratiche oltre che l’intenso trapasso di toni cromatici a volte cupi, altre volte rossastri e turchini del fondo delle sue tavole. Ci siamo poi rivisti e ripersi di vista più volte in occasione di mostre e convegni sull’arte, come a villa Olmo di Como e in una galleria di Milano. Ursillo, che ha iniziato a dipingere giovanissimo nel suo paese natale, Marzano Appio, in provin¬cia di Caserta aveva già partecipato ad una serie di mostre collettive soprattutto a Napoli suscitando già allora curiosità e interesse e ottenen¬do una menzione d’onore alla IV Quadriennale internazionale d’arte della città partenopea. Non dimentichiamo che Napoli era, al principio dell’ottocento, per la cultura artistica un centro internazionale sia di pittori che di poeti, basti ricordare Salvatore Di Giacomo e Raffaele Viviani. Aveva una scuola fiorente di vedutisti e il paesaggio campano, in cui la natura si intrecciava al mito, era un tema di studio prediletto dei pittori dell’epoca sia italiani che stranieri. La costruzione della veduta si fon¬dava essenzialmente sulla poetica settecentesca inglese del pittorico e la ripresa degli oggetti secondo la loro diversa reazione alla luce portava alla composizione del dipinto a “macchie “. Quindi la prima formazio¬ne di Domenico Ursillo presso il Centro artistico Flegreo e alla galleria dei Mille napoletana ha risentito di queste premesse più tardo-illuministiche che romantiche, più realistiche che scenografico-panoramiche. Nei suoi primi dipinti, ma anche negli ultimi, i rapporti di distanza non vengono ordinati lungo le linee convergenti del primo piano all’orizzonte, ma combinati secondo la qualità delle cose, cioè secondo la diversa reazione alla luce di ciò che è solido e opaco. Il taglio delle case, l’impaginazione delle finestre e degli archi ombrosi, lo scintillio dei tetti fanno riferimento a paesaggi del Mezzogiorno d’Italia, soprattutto della Campania, e di quella civiltà contadina che torna spesso alla memoria nostalgica dell’artista. Un artista che è stato definito dalla critica “il pittore dell’immagine simultanea” perché il suo assunto pittorico si avvale di una pura visibilità ottico percettiva, ma anche per le sue “magiche Presenze”. Dal 1973 non si contano le mostre e i concorsi ai quali ha partecipato ottenendo ambiti riconoscimenti dal pubblico e dalla critica tanto che nel 1980 gli viene conferito dall’allora sindaco di Milano Carlo Tognoli l’Ambrogino d’oro per la pittura.


PAGINA 56 DEL CATALOGO D'ARTE LA PITTURA LA SCULTURA E LA GRAFICA IN ITALIA "I PROTAGONISTI 1998" EDIZIONI L'ALTRO MODO DI VOLARE

PAGINA DEL CATALOGO D'ARTE "ARTECOLLEZIONISMO 2010
Domenico Ursillo, il segno della poesia paesaggistica

L’artista armonizza la fantasia naturalistica con scansioni cromatiche, filtrate delicatamente con le sue composizioni dai nostalgici colori. Domenico Ursillo ama il paesaggio che lo circonda e rende l’osservatore partecipe delle sue emozioni, visitando ogni angolo abitato dai ricordi visivi. Forti di chiaroscurismi, le sue opere inneggiano al colore distribuito sulla tela con particolare tecnica, purificato da regole accademiche e nella totale libertà del suo gusto artistico, generoso nell’esecuzione del segno e del particolare. Le sue scelte compositive non sono mai casuali, ma affermano il suo messaggio ricco di malinconie e solitudini, con misteriose sequenze emotive penetrate dai raggi intensi della sua traduzione segnica. Un racconto pittorico che ascolta il suo innato romanticismo, sempre alla ricerca di nuove esperienze comunicative, indagate dal gesto metodico della bellezza figurativa. Egli non deforma la realtà, ma ne assume le sembianze memoriali, testimoniando suggestivi scorci di tranquille scene campestri, e vibrando con attenzione la stesura scenica da esuberanze stilistiche. Infatti le case, gli alberi ed i prati prendono vita attraverso un giusto dosaggio cromatico, senza adombrare i temi principali del suo idioma pittorico. Domenico Ursillo si afferma nel mondo dell’Arte con la sua pittura disinvolta, frutto di innate tradizioni basate sull’equilibrata sintesi pittorica, arricchita dell’immagine memoriale. La sua creatività detta vibrazioni emozionali, con grande capacità nel destreggiarsi nell’affollata giungla delle nuove tendenze creative, restando ben fedele alla sua natura impressionista, fulcro della sua creatività, germoglio prezioso custodito nella sua incontaminata anima di Artista.


Prof.ssa Mariarosaria Belgiovine
Critico d’arte

BRESCIA, 30 NOVEMBRE 2014, LOCANDINA PER LA MOSTRA A PALAZZO MARTINENGO BRESCIA

BRESCIA, 30 NOVEMBRE 2014, LOCANDINA PER LA MOSTRA A PALAZZO MARTINENGO BRESCIA