Francesco Calipari
pittore
Francesco Calipari nasce l’8 gennaio del 1990 a Locri (RC), storica città del Sud Italia, nonché antica ed importante colonia della Magna Grecia; eredità culturale, questa, che segnerà gli interessi e la personalità del giovane, portandolo sin da piccolo a sviluppare un forte interesse verso tutto il mondo dell’arte. La sua formazione è alquanto poliedrica. Diplomatosi presso l’Istituto Scientifico Pietro Mazzone si trasferisce subito a Roma, dove supera l’ammissione per entrare a far parte dei corsi dell’Accademia Nazionale di Danza della capitale. Tali corsi gli consentono, oltre ad un’eccellente formazione coreutica, di distaccarsi completamente dalla sua formazione scientifica, per abbracciare appieno lo studio dell’Arte in ogni sua forma. Ed è così che il giovane viene a contatto col mondo della danza, della musica, della lirica, del teatro, del costume, della storia dell’arte e altro ancora. Nel 2013 si laurea presso l’A.N.D. e prosegue i suoi studi frequentando il Biennio in Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Tuttavia, la sua carriera come danzatore non si arresta e, dopo aver lavorato in diversi teatri italiani, a partire dal 2016 entra a far parte di uno dei più importanti Teatri Nazionali della Repubblica Ceca. Qui vi permarrà fino al 2019, anno del trasferimento in Bulgaria, iniziando la sua collaborazione con la State Opera di Stara Zagora. Durante gli anni trascorsi all’estero matura in lui la necessità di esplorare nuovi orizzonti creativi, orizzonti che lo portano ad avvicinarsi sempre più all’arte figurativa. E sarà così che, a partire dal 2017, Francesco Calipari intraprende la carriera di pittore, completamente autodidatta. Il suo stile, un po' come la sua personalità, non sono facilmente delineabili. Se da un lato l’amore per la forma, la proporzione, l’armonia e la classicità lo porta ad accostarsi ai più grandi autori Rinascimentali e all’arte Antica, di cui la sua Terra fu culla, dall’altro alberga in lui uno spirito più dionisiaco, quella sorta di caos creativo che lo fa fluttuare dalle pure speculazioni più astratte sul colore, alla sperimentazione costante di nuovi materiali, trasformando alcune opere in vere e proprie strutture polimateriche. Spesso il suo incessante istinto distruttivo lo porta a deturpare le sue tele tramite squarci, buchi, tagli e combustioni; altre volte queste due componenti antitetiche confluiscono nella stessa opera creando quel dualismo estetico dal forte impatto emotivo che rappresenta una delle caratteristiche più affascinanti di questo eccentrico artista emergente.