Giovanni Boldrini
pittore
La vita di un pittore Giovanni Boldrini nasce a Cascina (Pisa). Personaggio genialoide, è un’artista, prima di vita e in un secondo tempo creatore d’arte. Tecnica pittorica: Colore con aggregazione di materiali. L’artista interviene su superfici piane sia con colori, sia con l’apporto di oggetti, quali bottiglie liquefatte, pneumatici, cerchi di botti ecc. La superficie delle opere viene preparata, con ispessimenti, con materiali vari come tele compatte, balle, yuta, gesso, sabbia, ecc. Gli oggetti immessi nei quadri sono sempre ed esclusivamente materiali di recupero. Colore e materiali, genialmente disposti creano una sintesi di straordinario livello artistico. Boldrini supera di gran lunga il “Nouveau Realisme”, le sue tematiche sono più emozionali, evocative e passionali. La sua arte non è soltanto arte di mente, è anche e soprattutto arte di cuore. L’artista si interroga sui “perché” cosmici, indaga a fondo l’esistenza e la vita. Boldrini è un’artista assolutamente NUOVO, fuori e al di sopra delle corrente e “ismi”, un’artista d’impeto e nello stesso tempo un’artista globale: l’arte come tutto, l’arte come passato, presente e futuro dell’uomo. Daniele Menicucci Boldrini ripensa tutta l’Arte partendo da se stesso, ripensa anche l’idea romantica di ispirazione, dato che l’opera può essere ottenuta solo a partire da una sorta di “stato di grazia”. Ad accomunare tutte queste sensazioni è il bisogno di uno sconfinamento dell’opera nello spazio della realtà, ovvero il rifiuto del quadro come luogo chiuso e a se stante, come dimensione “altra” e irrecuperabile rispetto al vissuto sociale e individuale, e l’oggetto “rifiuto” inserito all’interno del quadro, come elemento catartico di un percorso iniziatico. In questo particolare bagaglio tecnico dell’artista, si ritrovano allora i ferri, le plastiche, i legni, i sacchi, le siringhe, i lenzuoli consunti, le ruote, brandelli di una umanità bruciata, deteriorata, sporca, rabberciata e ricucita con corde, che si dispongono (come una solenne dichiarazione del vissuto che li ha creati) entro i bordi della cornice; e il quadro diviene una “sindone” laica e profondamente umana, un luogo della memoria, un teatro rituale in cui si celebra il sacrificio sempre ripetuto della vita e della morte, e dei frammenti di cui essa si nutre, per mezzo dei quale conosce la propria verità. Federico Bellini