Venri Profane

Nell’ultima produzione pittorica, Gisella, compie un ulteriore passo in avanti nella sua ricerca artistica. L’artista, pur mantenendo il suo stile riconoscibilissimo, si concentra sul tema del femmineo. Le sue donne conquistano la tela, divenendone protagoniste assolute. Si tratta di donne che riflettono sul proprio essere donna, sulla cosa e sul come esserlo oggi. Vederle rannicchiate su se stesse ci proietta verso un percorso introspettivo, da cui emerge la sensibilità dell’artista. Si evince dagli sguardi una malinconia latente che le attraversa, capace però anche di sfociare in una sensualità morbida ed avvolgente, nemmeno troppo velata. Corpi nudi di donne dalla pelle gialla o verde, come quella blu degli esseri di Avatar, abitanti del pianeta Pandora! Veneri contemporanee che sembrano prorompere dal basso della tela, come fiore che sboccia, perla che si mostra dal guscio dell’ostrica che si apre. Tutto in un’atmosfera innaturale, fantascientifica, con ombre colorate e luci da discoteca, al neon e allo xeno. Sono colori intensi che illuminano questa materia cromatica pastosa, tinte forti che caratterizzano meglio tutte le opere di quest’ultima produzione e che per certi versi rimandano anche ad un immaginario magico ed ancestrale, legato alla dea/donna madre sarda, uno dei temi da sempre più cari all’artista. Dove vogliono arrivare del Donne di Gisella? Che cosa vogliono dirci? Sono formose, sensuali, d’un erotismo plastico. Sono esplosive, sicure del proprio io, forti nelle posture come nei lineamenti. Gisella guarda alla moda e al cinema ma anche a un nuovo modello di donna, quella che deve imporsi in una società di maschi ma che allo stesso tempo deve conservare la propria femminilità. Ciò che interessa Gisella è però l’aspetto psicologico delle sue figure perché il prezzo che devono pagare le sue veneri profane si ripercuote sull’intimo della loro personalità. Comporta la rinuncia a certi aspetti del loro carattere che ne limitano la dolcezza tipica dell’animo femminile. Il peso della rinuncia alla fragilità diventa pertanto una psicopatologia, più o meno latente, che la Donna di Gisella si porta dentro. E’ come se nel variegato contenitore dei sentimenti femminili la tenerezza interiore fosse stata vinta dalla durezza esteriore, l’arrendevolezza dal decisionismo, il femmineo dalla mascolinità ostentata. Forse per questi aspetti le Donne di Gisella hanno un che di diabolico, sembrano bruciate dalle fiamme dell’inferno, piuttosto che svelare il loro lato angelico. In questo aspetto risiede la modernità di Gisella, nel cercare di mettere a nudo l’intimo della donna contemporanea costretta a rinunciare a parte dell’innata sensibilità di cui è portatrice sana. La loro presunta pazzia, il loro sdoppiarsi psicologico, sono solo il riflesso interiore di un mondo esterno che pretende troppo da tutti e specie da loro: le donne d’oggi.
Dott. Paolo Sirena Direttore del Museo Sa Corona Arrubia, Catalogo Cantici di Mezzanotte, personale Galleria Olbia pulse/spazio Arte, Olbia.

di Paolo Sirena
Critico d'arte, Direttore del Museo sa Corona Arrubia, Fondazione Meta Alghero.
2014

Opera di riferimento

  • Pubblicazione:Catalogo Cantici di Mezzanotte, personale Galleria Olbia pulse/spazio Arte, Olbia.
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