IL BACIO DI RUGIADA



Nel divenir d’aurora fantasiosa, 
gocce trasparenti e iridescenti 
si posan sul ciglio dei petali dischiusi, 
cristalli che s’attardan a svanire, 
nell’attesa ch’entri in scena il sole. 
Regna ancor la pace, 
intra rampe scoscese ai bordi d’orizzonte. 

I rumori, 
addentratisi nella notturna quiete, 
ancor sognan pace e silenzio, 
udendo lor coscienza antica, 
ancestrale letizia mai più rinnovata. 

Uno stormo di stelle 
pulsa in ritmo corale, 
prima d’esser svanito allo sguardo 
ch'or s’alza assonnato 
e pretende le palpebre chiuse, 
ch’agonizzano, all’apice dell’adamantina luce. 

I bagliori rifletton su specchi 
del pendio dell’altere montagne, 
rilasciando immacolati scialli scintillanti, 
mentre gli echi si risveglian, espandendosi per valli verdeggianti. 

Sussurrando il lor bell’orchestrale canto, 
in simbiosi con il vento di libeccio, 
sposan sospir fluttuanti, tra fior d’acque fiumane e lacustri, 
ch’or s’alzino dai rispettivi letti a rinnovar gorgheggi, 
prim'ancor d'esser festante, propagandosi al suol marino, 
alfin di ridestar l’arenile sonnolento, 
con mormorii spumosi dell’onde sì frangenti. 

L’agonia della notte morente, ch’è madre, 
nell’aurora nascente, ch’è figlia splendente, 
dianzi a esalar l'estremo suo spiro, ha inteso profonder il bacio di rugiada, sua linfa vitale, 
ond’esser additata generatrice di chiarore. 


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  • Tipo:Poesia
  • Archiviata il:mercoledì 22 agosto 2018