Jimmy Rivoltella
critical artist
CARICHIAMO LA RIVOLTELLA Rivoltella racconta la sua storia nelle contraddizioni del tempo. Reclama la libertà di vita e di memoria. Indaga nell’inconscio come momento liberatorio. Lancia messaggi inquieti consapevole della parzialità del suo essere e del suo sentire. Il relativo della sua arte è una tessera del grande mosaico della emozione, della rabbia, del furore delle urgenze che girano intorno. Le sue certezze vivono la precarietà di un assoluto irraggiungibile e la consapevolezza del relativo artificiale che lo assedia. Vive di paradigmi, di trasposizioni virtuali di orizzonti dimenticati, di assenze programmate di presenze ingombranti tra immagini negate e apparenza delle cose. Nelle stanze della memoria le tracce sono indelebili e certe, rappresentano il lungo viaggio verso le origini anche se, a volte, la messa a punto dell’inconscio accorda nuove sintonie e collassi del passato, determina carature di insondabile e misterioso, destruttura l’emozione nell’improbabile dell’immaginario, dimentica l’icona certa e riconoscibile per nuovi codici di comunicazione. Rivoltella decongestiona l’arte dall’assunto dell’immagine e la centralità della figura. Da una parte corpi e volti condensano e accerchiano interrogativi permanenti ed universali dell’uomo, sbloccano paesaggi dell’anima percorsi da tattili inquietudini, un universo “altro” vissuto e sentito come parabola, indagine, pretesto feticcio, provocazione, racconto, paradosso; dall’altro risica all’osso la materia, lievita verso straniti algidi brividi di tensione, verso stanze di compensazione, mimetiche e circostanziate. Vuole raggiungere l’altrove senza volere andare oltre. Emerge chiaramente il dolore e la consapevolezza della sconfitta dell’artista, che fa del suo tempo il momento stabile della nuova incertezza tutta sospesa tra l’enigma e la soluzione, che non propone felicità ma disagio. E forse paure da risolvere dentro.