Anime di vetro- Solitudini e poesia nella ricerca espressionista di Lorenzo Basile

Lorenzo Basile presenta una ricerca ispirata ad un rivisitato espressionismo, sia da un punto di vista tecnico e coloristico sia concettuale e contenutistico. Il linguaggio pittorico dell’artista si fonda su cromie vivaci ed innaturali, memori delle interpretazioni di Franz Marc, ove la voluta esasperazione delle tonalità trasmette una profonda efficacia alle raffigurazioni, egualmente, l’artista non è interessato ad una visione prospettica, ad una resa oggettiva dei volumi e delle profondità, all’accuratezza del dettaglio, poiché l’impeto e l’intensità delle sue visioni devono esprimere, senza filtri e con immediatezza, le tematiche trattate. Le rappresentazioni espressioniste di Lorenzo Basile, sono ricche di contenuti sociali e di drammatica testimonianza della realtà, e propongono una profonda identificazione tra vita e arte. Egli è interessato al dato relazionale, partecipativo e comunicativo dell’arte, poiché il suo compito è inteso quale intermediazione tra l’artista e il mondo dei sentimenti e delle idee e, in tal senso, sorvola quello di riprodurre fedelmente la realtà. Per l’artista diventa fondamentale il lato emotivo del visibile rispetto a quello percepibile oggettivamente e, l’indagine, si sposta sulla perdita di valori ideali, sulle contraddizioni politiche, sull’inquietudine del nostro tempo, sugli stati d’animo personali attraverso l’energia del colore e la sintesi della forma. L’artista rappresenta, sovente, la sofferenza della condizione umana e affronta, con la spontaneità di una viva ispirazione, il tema dell’abbandono, dell’esclusione, della privazione della tenerezza, che scopre un universo non conosciuto e doloroso ove, fortemente, è impresso il timbro della fatica dell’esistere e del desiderare. La senilità, la vita del clochard, la condizione esistenziale di tutti coloro che sono considerati ultimi, aprono ad una riflessione sull’indifferenza, male crudele dell’oggi e sulla solitudine che, nell’accezione dell’artista, perde qualsiasi connotazione lirica per assumere esclusivamente quella di condizione sofferta e non scelta, ove non è conquista ma tremenda condanna. Nei volti effigiati dall’artista, spesso compare un sentimento d’alienazione, l’angoscia di un dolore latente e continuo di chi sa di non contare per nessuno: l’anima non vibra più, è silente, prigioniera per sempre dell’assenza dell’amore. I personaggi, così abilmente descritti da Lorenzo Basile, sono isole lambite da nessun’onda, città mai raggiunte da alcuna strada, anime di vetro che nessuna luce percepisce e colora. Il tema della maschera è, anch’esso, considerazione su un male contemporaneo che è quello del costante apparire e si giustappone al vero, all’autentico, costituendone la causa, l’amara origine. Nel deserto del vivere contemporaneo, ove primeggiano sentimenti d’apatia e insensibilità, l’artista da’ vita ad una visione positiva, nella quale una fervida speranza, una vivida fiducia e un appassionato desiderio, divengono scintille di vita espresse nella proposta di personaggi e situazioni emblematiche: ecco Don Chisciotte, il sognatore, che grazie alla sua profonda passione e ai suoi fantasiosi slanci, persegue bellissime illusioni e ammanta di meraviglie la sua esistenza; o ancora Parsifal, cavaliere eroico e risoluto che, dopo angusta ricerca, riesce ad avere percezione del Graal, dell’ineffabile e, attraverso la purezza del suo cuore, conquista lo svelamento dell’arcano al quale nessun’altro ha mai avuto accesso e, infine, assai cara all’artista, la figura del clown, l’equilibrista dei sorrisi, che riscopre e salva l’incanto e l’infanzia dagli oscuri oblii ove, troppi uomini, li hanno relegati. Lorenzo Basile tende, attraverso le sue opere, ad un’unione del proprio spirito con l’anima pulsante dell’universo, con un linguaggio pittorico libero e intenso, nel quale il sacro è, spesso, fonte d’ispirazione per la creazione di dimensioni dell’oltre che rappresentano, però, spazi interiori. Angeli e giullari, sognatori e poeti sono come araldi lievi e guide diafane, pensieri danzanti e afflati d’amore tesi al sentimento dell’incontro e alla cura dell’altro che, con l’arte di Lorenzo Basile, tanto utopie non sono più.

di Antonella Nigro
Critico d'arte

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