Recensione della dott. ssa Clelia Buoniuto

Presentazione della Mostra pittorica di Lorenzo Basile 11/12/2021 – Villa Lanzara -Sarno- Lorenzo Basile è un artista sarnese che , fin dalla giovane età, è stato attratto dalla pittura, con la produzione di numerosi dipinti che hanno segnato i vari tempi della sua formazione artistica , conferendogli oggi una maturità acquisita, avvalorata dal fatto che la sua curiosità sempre in fermento, gli permette di esplorare e cimentarsi in nuove forme e tecniche. -La sua produzione artistica è molto ricca, con opere che partono da una concezione figurativa come i paesaggi della costiera, scorci del centro storico della città di Sarno ed altro. Alcune immagini della sua città come Terravecchia, il borgo di Sarno e la fontana romana dei tre cannuoli, sono dipinti con colori tenui e delicati come quelli di seppia o addirittura come se fossero di un acquerello (invece sono acrilici su tela) tendente a colori sbiaditi ed evanescenti che ricordano le mura vecchie dei luoghi riprodotti, luoghi che sembrano potersi sbriciolare e scomparire da un momento all’altro dalla sua vista. Le immagini dei paesi di mare appaiono invece con colori più vivaci , solo quando descrive il mare, il tramonto o l’inizio di una tempesta verso l’orizzonte. Alcuni dipinti rappresentano nature morte come quelle con strumenti musicali, con frutta o con fiori. L’uomo in tutte queste immagini è assente. Un discorso a parte è invece l’aspetto religioso, dove questa tematica viene rappresentata con icone tradizionali come la Madonna col bambino e altri, ma c’è il dipinto di un Cristo che s’appresta al Calvario per essere messo in croce, è una figura scarna, quasi elementare da cui traspare tristezza, dolore, ma anche pietà. Il Cristo viene nominato a volte, dallo stesso artista, anche “l’uomo della croce” , come se non fosse più il figlio di Dio, ma semplicemente un uomo, per cui ci troviamo di fronte a una figura impersonale, come quella di un Archetipo di cui ci parla tanto Jung nelle sue osservazioni “sull’arte tra psicologia e archetipi”. L’immagine assume le parvenze quindi di un’arte simbolica che non viene identificata più, come riportato da Freud, nel subconscio personale dell’artista, ma in quello dell’area della mitologia inconscia , dove “le immagini primordiali” sono proprietà comune dell’umanità (inconscio collettivo). Una visione complessa e simbolica del Cristo, quindi, dove l’uomo rappresenta non solo il dolore fisico e psichico personale, ma quello di una intera umanità, conferendo così all’opera un valore universale . E qui chiaramente emerge il conflitto che ha l’artista con la religione. Il percorso artistico di Basile, anche se molto probabilmente involontario, denota comunque delle sequenze storiche che ha attraversato, negli anni, la storia dell’arte. La sua arte figurativa è di estrazione chiaramente impressionista, perché traduce la realtà, quello che i suoi occhi vedono, ma in seguito, la sua visione del vero cambia e comincia a cercare e provare nuove tecniche, così come ad un certo punto fecero gli stessi Monet, Gauguin, Van Gogh e altri, quando cominciarono a considerare l’importanza del colore e comprendere come questo elemento avesse la capacità di esprimere i molteplici stati d’animo dell’individuo. Gauguin e Van Gogh passavano ore ed ore a discutere, molto animatamente, sull’importanza dei colori, nella casa gialla di Arles, che condivisero in modo burrascoso per un certo periodo. E mentre Gauguin si avviava verso il simbolismo a cui facevano riferimento anche i poeti Baudelaire (con i concetti di corrispondenze e affinità che nelle cose naturali possono evocare idee che andavano oltre la reale visione) e Mallarmè che comincia ad introdurre il sogno, lun giorno Van Gogh, nell’osservare i contrasti del colore, scrive a suo fratello Theo dicendo: “ Ti sto parlando di queste due tele , soprattutto della prima, per ricordarti che si può cercare di dare un’impressione di angoscia senza puntare direttamente al giardino dei Getsemani; che non è necessario ritrarre i personaggi del discorso sulla Montagna per produrre un motivo consolatorio e delicato”. Intanto mentre l’Impressionismo si sviluppa in Francia verso il 1860 e dura fino agli inizi del 900, nel 1839 era già nata la Fotografia con Louis Daguerre e Joseph Niepce con il primo Dagherrotipo da cui scaturisce l’immagine fotografata che poteva essere riprodotta in più copie, “la riproducibilità tecnica” come viene denominata da W. Benjamin, che sconvolge tutto il modo di osservare la natura e le cose da parte soprattutto dei pittori e dei ritrattisti dell’epoca. Ad un certo punto dopo il trascorrere di altre correnti artistiche non meno importanti, si arriva all’Astrattismo, un movimento che va a collocarsi tra i primi anni del 900 quando il pittore russo Wassilj Kandinskij dipinge la sua prima opera astratta, un’opera senza titolo, o molto comunemente chiamata Giallo, rosso e blu, un acquerello che oggi si trova al Centro Pompidou di Parigi, dove si possono notare solo chiazze di colore, senza nessun riferimento alla realtà, ma solamente descrizione, attraverso i colori, di stati d’animo. È in questa corrente, visibile ancora nell’arte moderna e contemporanea, che vanno a collocarsi gli ultimi e numerosi lavori artistici di Lorenzo Basile presenti nella mostra che oggi viene inaugurata. I colori, come per i pittori dell’Astrattismo riempiono le sale della mostra e coinvolgeranno sicuramente i visitatori che potranno così, individualmente, riuscire ad entrare nei sentimenti interiori del pittore e magari acquisire anche qualcosa di più, nel rendersi partecipi in questa immersione di colori che potrà suscitare anche in loro diversi stati d’animo. La pittura astratta apparentemente sembra trasmettere disordine, ma non è così. I colori si accordano tra di loro, si intersecano negli spazi, si susseguono, prendono forma e hanno un ritmo che è simile a quello della musica, come pensavano anche Mozart e Schoenberg nello scoprire la musica dodecafonica. La Pittura Astratta si basa sulla Teoria dei colori come pure quella dell’Espressionismo, poichè aiuta a mettere insieme i colori, le loro combinazioni e il loro significato, conferendole espressione ed interiorità. Il primo a scrivere una Teoria dei colori fu il poeta Goethe nel 1810, prendendo spunto dal prisma cromatico del 1670 del fisico Isacco Newton e successivamente lo stesso Kandinskij con vari saggi e studi sulla pittura cromatica che divulga durante il suo insegnamento alla scuola Bauhaus di Weimar in Germania, nonché tanti altri come il filosofo viennese, Ludwig Wittgenstein con il suo scritto “Osservazione sui colori”, dove analizza e fa delle riflessioni sui colori costruendo una vera e propria grammatica di osservazione. I colori si dividono in primari, secondari e terziari I colori primari sono il rosso, il blu e il giallo, come definito nella prima opera artistica di Kandinskij Se mescoliamo due colori primari in parti uguali otteniamo dei terzi colori che vengono definiti secondari: mescolando il giallo e il blu si ottiene il verde; mescolando il rosso e il blu si ottiene il viola; mescolando il giallo e il rosso si ottiene l’arancio. Se invece mescoliamo due colori primari in quantità diverse si ottiene un colore terziario: due quantità di rosso più il giallo danno origine ad un arancio rossastro; due quantità di giallo più il rosso danno origine ad un arancio giallastro; due quantità di blu più il rosso danno origine ad un viola bluastro, mentre due rossi e un blu danno origine ad un colore rossastro. E così via creando armonia, ordine, disordine e discordanze. I colori caldi sono quelli riferiti alla luce e sono il rosso, il giallo e l’arancione mentre il verde, il blu e il viola sono colori freddi. Ora se osserviamo i colori che usa Basile nei suoi dipinti astratti notiamo che il rosso è preminente, c’è sempre, in ogni tela ed è quello che viene definito da Kandiskij “ energia vitale” come qualcosa di vivo, acceso, ma anche inquieto. L’artista secondo Freud è l’individuo che maggiormente, rispetto agli altri, tende di più a distaccarsi dalla realtà e così facendo spesso si avvicina alla pazzia. La psicanalisi di Freud pervade tutto il 900 e si riaggancia fortemente all’arte prima con “ l’interpretazione dei sogni” e poi con “I motti di spirito” e altri saggi ancora, riconducendo l’espressione artistica ad immagini dell’inconscio e del subconscio, dove hanno sede le emozioni, gli stati d’animo e i conflitti, attraverso un percorso onirico legato ai sogni dove compaiono anche e soprattutto i colori. La pittura di Lorenzo Basile si basa quindi sul colore, attraverso il quale cerca di rappresentare i suoi elementi creativi. Il colore come elemento visivo ci riporta alla luce, esso rappresenta il tono che possono esprimere i nostri sentimenti sia essi drammatici che sereni. Il colore viene utilizzato dall’artista per creare delle forme, a creare modelli, come nell’arte cubista dalla cui confusione di immagini emerge come elemento unificante della scomposizione. Per dare l’illusione di una forma al dipinto, con i colori si ottengono effetti di luce ed ombra e spesso creano armonia nel combinarsi tra di loro ma, a volte, anche contrasto, quando si sovrappongono e cozzano fra di loro. Il colore, inoltre, crea anche movimento perché il nostro cervello nel guardare un quadro astratto fatto solo di colori, tende istintivamente a dare un ritmo alle linee, alle pennellate, per sforzarsi di capire e dare un senso allo spazio che l’immagine intende trasmetterci. Ma è anche rumore che viene espresso bene dai Futuristi con la loro velocità, le fabbriche, il divertimento , il tutto espresso attraverso la combinazione di colori opposti. Infine il colore è prima di tutto uno stato d’animo: rappresenta con i toni gialli la gioia come quelli descritti nella stanza di Van Gogh della casa gialla, la tristezza rappresentata dal blu come quando Picasso fa esplodere la sua rabbia e il suo dolore nell’opera “del vecchio chitarrista” scaturita dalla morte del suo amico Carlos Casagemas, la pace che si ritrova nelle opere di G.Climt quando dipinge quelle belle donne, ricche di ornamenti e colori o momenti di tenerezza come il bacio, ma anche quando descrive paesaggi per rilassare la mente. Ma il colore rappresenta anche l’ansia, la paura, come nel Grido di E.Munch. Lorenzo Basile ci trasmette colori in questa mostra, ma scrive anche poesie e si dedica al volontariato dove ritorna di nuovo il suo colore predominante, il rosso, che ora è diventato un naso rosso (Associazione i Nasi Rossi), che lui, insieme ad altri, usa per donare sorrisi ai bambini malati degli ospedali che comunque rappresentano anch’essi un Archetipo, che è quello dell’innocenza dell’umanità.

di Clelia Buonaiuto
storico dell'arte

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