BURLESQUE. Sospensione metafisica.

Mario Gianquitto, Olio, Tela, 2014

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:CDA3359
  • Codice personale:MaGia0002
  • Artista:Mario Gianquitto
  • Misure:70 cm x 50 cm
  • Tecnica:Olio
  • Stile:Pittura Metafisica
  • Supporto:Tela
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Descrizione

LA PITTURA di MARIO GIANQUITTO
( a cura di Maria De Michele)

Lo spazio espressivo di Mario Gianquitto non è confinato tra le quattro mura del nostro pianeta. Osservando con attenzione le sue composizioni pittoriche si scopre un’anima che non soffre le distanze, siano esse proiettate al passato, siano esse proiettate al futuro.
E il presente? C’è, in tutta la sua inquietudine, sensazione che si ritrova nelle sue figure, siano esse contemporanee o appartenenti ad un passato che, nelle mani di questo artista, vivono, disorientate e attonite, una realtà che svela tutta la sua dolorosa freddezza.
Nella pittura di Gianquitto si avverte, al primo impatto, una forza disordinata e propulsiva che mortifica la razionalità.
L’umanità è espressa in tutte le sue molteplici facce, dall’angelico volto di una adolescente, al grido disperato di un bambino, al ritratto reinterpretato di un personaggio storicamente famoso. Elementi quest’ultimi che divengono spunti del cuore su cui meditare, risposte a domande segrete alle quali occorre rispondere da soli. E’ questa la sua genialità.
L’artista assembla, interseca persone e personaggi con la passione per tutto ciò che nel nostro piccolo cosmo vive, vivrà o è stato vissuto.
L’uomo, la fauna e la flora divengono sulla tela lo svelamento di elementi che hanno perso i connotati, le cui abiezioni nascoste trapelano dagli sguardi delle sue creature.
Senza imitare il verso di nessun pittore Gianquitto oscilla tra personaggi che hanno fatto la storia e particolari naturalistici, nei quali si percepisce un rito di possessione, dove si avverte un’acuta insofferenza alle proporzioni, alla vitale necessità di riproporre un passato che l’uomo di oggi sembra abbia dimenticato, svilito e offuscato.
E seguendo l’itinerario di una sua opera si incespica sempre in un giardino fantasticato, dove i fiori hanno forme e colori inesistenti. Sembra che in ogni quadro l’artista voglia lanciare un sospiro di commiato, frettoloso di esplorare altre galassie.
Il pittore si svela nel viso che si tinge di un’ostinata dolcezza, nei tratti di un genio ricomparso al tempo, nella decisione muta di una giovane donna.
C’è in Gianquitto l’urgenza di comunicare, e ogni elemento della compo-sizione, solitamente tre, non soffre della leggerezza dell’imitazione, l’artista è concentrato unicamente a lanciare il suo s.o.s..
Quando è all’opera ogni parte del suo corpo si concentra, quasi a sfidare, senza lusinghe, lo spauracchio di questa ingannevole vita.
Il suo procedere con perfezione puntigliosa su di una ciocca di capelli, sul chiaroscuro di un panneggio denotano il piacere segreto di dipingere.
Questo artista possiede la formula magica per rendere cose banali estremamente profonde.
Un quadro di Gianquitto non può essere guardato e giudicato, bisogna averlo alla parete della propria casa e osservarlo nel tempo. E solo nel leggerlo e rileggerlo ci si potrà infiammare di vergogna, si scoprirà, non per caso, che il contenuto di quel dipinto è carico di sottintesi, ove nulla è stato improvvisato. E nel leggerlo e rileggerlo quel dipinto diverrà necessario, perché la forza che sprigiona si mescolerà al piacere di possederlo.
Il messaggio pittorico di questo artista è un grido acuto per risvegliare le coscienze e far capire all’uomo che non è sufficiente scrutare il cielo cercando segni nuovi, ma è necessario non dimenticare il passato, per ricevere nutrimento dalla forza dello spirito.
Talvolta in alcuni lavori si coglie una voluttà senza memoria, le donne, spesso coperte da trasparenti veli di pudore, sembrano celare, con forza dolorosa, una castità svaporata.
La timidezza spaurita dello sguardo di un bambino, accompagnata dalla tenerezza trattenuta della gestualità, nasconde un empito di ribellione. I colori dei suoi dipinti sono perfettamente sincronizzati, la luce gioca a vivere più vite travestite da pigmenti vibranti, congelati in un tempo scandito solo dalle emozioni. I motivi astratti, sempre ricorrenti, sono galoppate vertiginose e scomposte, che, come note a margine, denotano la genialità dell’artista.

“Concludo questo breve e quanto mai sentito commento dichiarando che, come moglie di Gianquitto, mio compagno di vita da quarantasei anni, a tutt’oggi, ogni qualvolta egli mi rende partecipe di una sua opera, l’emozione non trova facilmente il veicolo della parola e resto in silenzio a respirare il profumo dell’arte.”

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  • Codice:CDA3359
  • Tipo:Pittura
  • Creata nel:2014
  • Archiviata il:martedì 01 marzo 2016