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2015

2015

UNA TAVOLOZZA VIVA, SOLARE E LIETA

E’ probabile che ripeterò un pensiero già espresso da altri nel dire di sentirmi particolarmente vicino alla pittura di Romano Delsoldato, capace di privilegiare la natura con tutte le sue verità. Il suo mondo, peraltro, sprigiona un fluente respiro poetico, associato a una tavolozza viva, solare e lieta, che ci fa assaporare la bellezza che ci circonda. Il pittore, infatti, ci esorta a cogliere non frettolosamente la ricca orchestrazione di colori appartenente a paesaggi più o meno vasti, che si propongono al nostro sguardo. Ammirando i suoi dipinti, sempre ben curati e tanto fedeli a un consolidato impianto compositivo, si percepisce come egli possieda una capacità di osservazione non improvvisata e un’intima conoscenza di quanto trasferisce amabilmente e gioiosamente sulla tela. Inoltre grazie alla sua competenza tecnica di tutto riguardo, il pittore rende al meglio la spazialità di vedute a lui tanto care, rivendicandone il clima sereno o malinconico, generato da effetti di luce, che, talvolta, sembrano accarezzare cielo, campi, boschi, alberi e fiori.
Mi è spontaneo richiamare l’en plein air degli insuperabili pittori impressionisti francesi, inizialmente accolti con pesanti insulti e protagonisti poi di una travolgente rivoluzione immortalata nella storia dell’arte, in quanto capaci di fissare con magistrali e mai eccessivi tocchi di colore altrettanti mutamenti atmosferici. A Delsoldato, anche per i proficui decenni dedicati alla pittura, va accreditata una vera e propria cultura del paesaggio, sviluppata di volta in volta con esemplare coerenza nel prediligere una speciale narrazione pittorica che sgorga dal cuore di innumerevoli immagini dipinte con sentimenti non effimeri. Questa è la sua pittura. Senza artifizi ci accompagna su visioni talora famigliari, interpretate con avvertibile immediatezza e soprattutto con gradazioni chiare, conseguendo una sensazione di completezza, di quiete e di eterno.
Ho accennato rapidamente all’afflato lirico non estraneo all’esperienza artistica di Delsoldato, profondamente affine al già citato capitolo impressionista, incontrato sin all’origine della sua vocazione e mai violato lungo i non pochi anni di stimata attività. Su quella strada si sono riversati pensieri ed emozioni, ricavandone stimoli ispirativi che a tutt’oggi non si sono usurati. In tal modo ha saputo indossare anch’egli l’abito del poeta pittore ma, parafrasando Ardengo Soffici, non ha “posato parole” bensì “colori per vedere il mondo spiegarsi nel suo splendore”.
Aprile 2015 Valerio P. Cremolini

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