Lucia Sanavio – mostra del mese (maggio 20019) - ESSENZA

Lucia Sanavio propone, in questa mostra, opere che testimoniano il suo peculiare percorso espressivo, il quale - ormai da anni - pare indirizzato a ricercare l’essenza delle cose, della natura che ci circonda, arrivando a raccontarla, attraverso un linguaggio sempre più scevro dalla necessità descrittiva ed orientato a rivelare il sensibile attraverso la percezione immaginativa più che sensoriale.
Già da tempo la pittura di questa artista ha saputo travalicare la necessità di un chiaro e puntuale riferimento al reale, per trascendere i limiti dell’iconicità ed arrivare alla costruzione di una personale spazialità, sulla quale segno e colore si intersecano per divenire allusivi ed emblematici, rimandandoci all’esperienza sensoriale senza necessità di un racconto puntuale, piuttosto nel tentativo di esserne un vagheggiamento, che allude senza dover asserire.
Pur non abbandonando le coordinate di una ricerca che l’ha accompagnata per anni, scandaglia un astrattismo che insiste sulla ricerca materica, sull’utilizzo di superfici e sfondi maggiormente lavorati, pastosi, spessi, rugosi. Forte il ricordo di artisti quali Burri, che strutturano la composizione della tela grazie all’inserto di materiali insoliti e vari, ai quali affidare potenzialità comunicative che divengono quasi giochi plastici, presenze simboliche di una semantica che si apre ad una concezione dell’astrazione viscerale, che stravolge il senso del rapporto uomo-natura. Il riferimento alla realtà diventa magico, drammatico e indefinibile nel medesimo tempo, laddove l’artista può ipostatizzarlo su una spazialità totalmente libera, per dispiegare rapporti di energia che erompono dalle correlazioni tra materia, forme e colori, composti nella totale libertà.
Le tele qui proposte sono costruite a partire da pochi colori - neri, grigi, bianchi, rossi, gialli, oro - in una dimensione che racconta un universo non più crepuscolare ed intimistica, ma più duro, sanguigno, palpitante di frammenti che ricordano certa pittura nucleare, in cui le forme non si dissolvono, ma si “atomizzano”. Non vi è più l’ aspirazione ad una bellezza ideale, ma il tentativo di affermare i contrasti tra gli elementi pittorici, in quella ricerca dialogica tra la realtà e ed il suo archetipo che non può che portare ad una sorta di osmosi fra quanto è rappresentato e la sua idea, capace di oggettivizzarsi in forme che trascendono la creazione medesima.
Attraverso questa strada Lucia Sanavio giunge all’ultima produzione, in cui – per sua medesima ammissione – è nuovamente l’incontro con la natura a generare la necessità della ricerca di nuove modalità espressive. L’estate, il mare, i colori accesi delle albe e dei tramonti mediterranei, delle notti illuminate dalla luna vengono evocati attraverso un espressionismo astratto, il quale si concreta in traslati pittorici che attingono alla realtà per complesse genesi, per sottili – spesso estemporanee – intuizioni, che si traducono in una pittura più immediata e ricca di carica vitale.
Tali opere non possono più sfrangiarsi in remoti e soffusi solfeggi cromatici, come accadeva qualche anno fa. In esse vibra piuttosto la necessità di raccontare i contrasti appassionati di un’esistenza che percepisce in sé l’energia del mondo.
La materia diviene così più spessa, come più decisi sono i segni che la solcano, la incidono, quasi a ferirla, a squarciarla. I colori, spesso stesi a spatola, si sovrappongono per contrasti decisi. Tinte vivaci emergono su sfondi scuri. Non si intersecano più sfumando l’uno nell’altro, ma si oppongono con forza, a testimoniare le inquietudini (appunto in questi fondi tenebrosi, in certi neri, grigi, blu scuri), ma anche l’impeto che prorompe di fronte all’esplosione dei miracoli del creato, fuori e dentro di noi.
Quanto determina una continuità nella ricerca della Sanavio è il tentativo di arrivare, sempre e comunque, al nucleo remoto delle proprie sensazioni ed emozioni. Questo il cardine della sua capacità di porsi in ascolto di quanto la circonda per tradurlo in forme-immagini, le quali si nutrono dell’intensa vibrazione del colore e della assertività linguistica di un segno che attraversa lo spazio definendone gli orizzonti formali.

CRISTINA PALMIERI

di Cristina Palmieri
Critico d'Arte

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