Un figlio senza patria
UN FIGLIO S, 2014
Informazioni generali
- Categoria:
- Altro
- Eseguita il:
- 2014
UN FIGLIO SENZA PATRIA “ Evviva, ho un figlio, sono diventato padre!”, urlava a squarciagola in mezzo alla piazza del paese, saltando di gioia mentre abbracciava le povere cose che vendeva per strada. I passanti guardavano allibiti quel ragazzo di colore che sorrideva a tutti e saltellava qua e là come impazzito, credendo alla solita bugia del ragazzo padre che chiede un po' di soldi all'ingenuo di turno. In realtà era divenuto padre davvero di un piccolo fagottino color caffè, di cui conservava gelosamente sul cuore la fotografia nell'incubatrice. Ma la sua vita non era stata sempre così felice, costretto due anni prima a sfuggire alla guerra nel suo paese africano, ad attraversare il deserto insieme con altre migliaia di giovani e disperati come lui, a raggiungere il mare e imbarcarsi. Stipato come bestia nella stiva di una nave e abbandonato su una barca piena zeppa di uomini donne e bambini, affamati a assiderati, alcuni dei quali erano morti durante il tragitto, buttato in mare senza saper nuotare da gente senza scrupoli. Salvato da pescatori pietosi, si era ritrovato in uno dei tanti centri di accoglienza ed espulsione. Ma quale accoglienza! Sembrava un campo di concentramento, c'era pure il filo spinato intorno a chiarire di quale accoglienza si trattava! Tutti ammassati come animali, scarso cibo, scarsa igiene, completamente denudati e cosparsi di antiparassitari alla vista di tutti senza alcun rispetto, senza alcuna dignità. E pensare che credeva di essere giunto in un paese moderno e civile! Lui che era arrivato dal Terzo Mondo forse era giunto nel Quarto Mondo? Dopo giorni da incubo la rocambolesca fuga insieme con altri giovani e disperati come lui, la pietosa ospitalità della gente del posto, il viaggio senza una precisa destinazione e una vita di espedienti, lavoretti saltuari, l'ultimo da venditore di cianfrusaglie nei luoghi di villeggiatura. Tra le mani aveva di tutto: fazzolettini di carta, accendini, calzini, portachiavi, parei, braccialetti, anelli, tutto a pochi euro. Partiva all'alba dalla casa dove aveva affittato un letto insieme con la sua donna e con i mezzi pubblici raggiungeva località distanti cinquanta, cento chilometri per vendere le sue cianfrusaglie ai villeggianti, indifferenti alla sua storia, disposti solo a ridurre al minimo il prezzo di quelle povere cose, il cui ricavato poteva bastare solo per una busta di latte e una confezione di riso da consumare la sera tardi al ritorno a “casa”. Ma ora c'era lui, il suo piccolo, la sua rivincita su quella misera vita che conduceva! Per lui valeva la pena non arrendersi alla disperazione, per lui doveva assolutamente vendere tutta la sua merce perchè ora c'era un'altra bocca da sfamare oltre la sua donna, che nel frattempo si guadagnava da vivere facendo in nero la domestica a ore. Per lui quella vita ora era felice, a dispetto della gente scontenta e insoddisfatta nonostante la ricchezza e le comodità. Un figlio senza patria come tanti però, questa nazione non lo riconosce come figlio “ suo”, purtroppo. E allora quale sarà il suo futuro? In peregrinaggio continuo come suo padre, senza fissa dimora e in perenne fuga per sopravvivere, per guadagnarsi il diritto di vivere? A questo pensiero il ragazzo si ferma, ora non canta più il suo inno alla vita e la sua gioia di padre,si accovaccia accanto a un muro lasciando cadere per terra le sue povere cose, si prende la testa tra le mani e incomincia a piangere silenziosamente. Non vuole pensare quale futuro attende lui e la sua famiglia, ha solo il presente, fatto di umiliazioni e miseria. Vorrebbe ritornare a casa, nella sua Africa, ma sa di non poterlo fare finchè ci sarà la guerra e quindi la fame. Le sue radici sono lì, la sua patria è quella e quella dovrebbe essere anche la patria di suo figlio, che ora non ne ha nessuna. Si sbottona la camicia, dove attaccata al collo con una cordicella conserva gelosamente una bustina di plastica trasparente con dentro la foto di suo figlio nell'incubatrice. L'accarezza con l'indice della sua mano enorme come se il bambino realmente fosse lì tra le sòue braccia piene di braccialetti e parei, e accenna ad un mesto sorriso. Si guarda intorno per la paura di essere visto in quella sua totale fragilità di uomo e di padre . Si riabbottona quindi la camicia. Col dorso della mano si asciuga il viso, fa un grosso respiro e si tira su dopo aver racimolato la sua povera mercanzia e riprende il cammino. Prima incomincia a sussurrare il suo inno alla vita, poi più sereno riprende ad urlare a squarciagola ai passanti allibiti: “ Evviva, ho un figlio! Sono diventato padre anch'io!”
Dettagli dell'opera
Informazioni tecniche
- Tecnica:
- UN FIGLIO S
Informazioni sulla vendita
- Collezione:
- "Reietti", 2014, Gruppo Editoriale L'Espresso
- Prezzo:
- € 15,00
- Disponibile:
- sì
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA:
- GA88030
- Archiviata il:
- 25/06/2014
Condizioni di vendita
Dettagli generali
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