l'impotenza di vivere
<br> L'IMPOT, 2014
Informazioni generali
- Categoria:
- Altro
- Eseguita il:
- 2014
L'IMPOTENZA DI VIVERE Ogni giorno i disabili ( diversamente abili, portatori di handicap, handicappati come poco generosamente vengono definiti dalle persone sedicenti normali) sperimentano sulla propria pelle l'impotenza , il disagio di vivere. Non sempre la società in cui vivono li mette in condizioni di vivere dignitosamente nonostante le loro limitazioni fisiche o psichiche. La comprensione, la solidarietà, il senso civico spesso sono solo apparenti, nascondendo una implacabile discriminazione , finanche un rifiuto verso i più deboli, i diversi. Le belle eccezioni , persone veramente motivate dalla ferrea volontà di tendere una mano per superare il disagio di vivere a chi non ha avuto la fortuna di essere sano , sono fin troppo rare. Nessuna persona sana o normale si domanda cosa si prova realmente ad essere “dall'altra parte” finchè non ha dovuto superare per forza quella invisibile barriera che divide la normalità dalla malattia. E neanche chi opera nella sanità, anche se dotato di vera sensibilità ed altruismo nei confronti dei malati fisici o mentali, è in grado di capirlo fino in fondo se non prova sulla propria pelle il disagio della debolezza e della malattia. La formazione professionale non offre ancora strumenti idonei per affrontare psicologicamente nella maniera più efficace chi soffre un grave disagio fisico o psichico. Tutto ancora fin troppo spesso viene lasciato all'iniziativa personale: parenti coraggiosi, vicini di casa amorevoli, badanti improvvisate, organizzazioni di volontariato, che tentano di sopperire alle gravi carenze delle istituzioni. Su tutti regna incontrastato un DISAGIO collettivo , la consapevole impotenza di continuare a vivere così. E a questo punto non ci si deve meravigliare se, pur circondati dall'amore di parenti ed amici, il malato consapevole delle proprie limitazioni si rifiuti di continuare a vivere, sfidando le convinzioni di perbenisti benpensanti che credono che “vita” sia anche solo “respirare”. Non è affatto così e chi all'inizio era di questa opinione, scontrandosi ripetutamente con il rifiuto “ sociale” a qualsiasi livello (previdenziale, sanitario, familiare), con il tempo si è dovuto ricredere ed arrendersi. Nella società attuale in cui conta solo l'apparenza, il malato, il disabile rappresenta l'anomalìa scomoda da nascondere, di cui persino vergognarsi. Sono sempre più frequenti i parenti che chiedono di ospedalizzare i loro congiunti (supplicando persino i sanitari di ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio in caso di malati psichici) perchè incapaci di prestare una adeguata assistenza oppure perchè non sufficientemente sostenuti dal servizio sanitario o dalle organizzazioni di volontariato, giungendo finanche al disconoscimento della loro scomoda ed indecorosa esistenza (tristemente noti i casi di malati abbandonati negli ospedali o nei reparti di lungodegenza fino alla fine dei loro giorni). La qualità della vita e non già il mantenimento delle funzioni vitali è la vera spinta vitale per chi è malato o disabile. Ma la gente sana non sa e non vuole rendersene conto.
Dettagli dell'opera
Informazioni tecniche
- Tecnica:
- <br> L'IMPOT
Informazioni sulla vendita
- Collezione:
- archivio personale
- Disponibile:
- no
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA:
- GA88076
- Archiviata il:
- 26/06/2014
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