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Impercezioni(versi giovanili)

Di Davide Morelli







IMPERCEZIONI(versi giovanili-1994/1997)



1 ** Dietro i giri delle lancette,

dietro il quadrante dell'orologio

c'è l'ultimo battito ed il primo gemito.

Questo tic-tac, così forte, nel mio ultimo

secondo diverrà sempre più debole, rapido,

veloce, lontano. Tic-tac, tic-tac….rumore di

lancette leggere dall'immane peso.



2 ** Guardo di sbieco il muro. Appare

la coda bifida di una lucertola,

compare il dorso, rivestito di squame

e….negli interstizi della siepe

già non la vedo….come se con un

guizzo fulmineo, un lesto strascicare

di zampe si fosse divincolata in un

cunicolo; come se il crocicchio dei

colori lividi del tramonto, il riverbero

di un fievole sfarfallio di raggi l'avesse

resa invisibile. Forse è sgusciata in

una fessura, in un anello d'ombra,

in una zona morta dei miei occhi,

forse in una crepa nascosta, dove

cade l'intonaco e affiora la calce,

sfuggendo alla mia vista, ormai

inafferrabile.







3 ** Raggio di luna, filo argenteo,

trapassi e non frangi geometrie

di ragnatele per posarti rilucente

su steli d'erba. Impalpabile, quasi

impercettibile. Ti nascondi sempre

nel chiaro di luna, nella moltitudine.

Hai traversato il siderale vuoto interstellare

per consegnarci il tuo mistero.



4 ** Per un attimo ti sembra

di raggiungere il nervo delle cose.

Ma un battito di ciglia non è

un colpo d'ali che ti solleva

ed è vana ricerca aspirare

al sillogismo dell'esistenza.

Così ritorni nell'orbita della vita

come una favilla, ormai incasellata

in una goccia, come in un'impronta

di luce un tremito d'ombra.



5 ** Corsi in una processione

di luci, che volgevano altrove.

Sfiorai rami d'oro e ulivi color

argento. Poi passò il fischio

di un treno e ritornai nello

spazio di vuoto tra le cose

e mi chiamò una voce.







6 ** Ormai filo sfrangiato,

un fiato fioco di luce,

disseminato il tepore sull'orlo d'oro,

muore su

una spiga di grano.



7 ** Trasparenze ed evanescenze.

Ondulazioni e vibrazioni.

Trascolorare della natura al tramonto.

Sorpresi da passaggi di nuvole,

da catene d'ombre. Scie traslucide

di lumache. Fruscio di fili d'erba.

Mormorio delle cose.

Conosciamo la sorgente. Ma verso quale foce ?



8 ** Là dove finisce l'arcobaleno.

Là dove fioriscono nidi di rondini.

Là ad annusare l'aria della Primavera,

tra colori di festa nelle vie del mondo.



9 ** La natura, le sue trame, i suoi canti

e la vita come un'immagine, che si

può mettere a fuoco solo quando

si è distanti.







10** Vicini ad aiuole

innamorati

cercano di tramutare

palpiti e batticuori

in timide parole.

E gli innamorati

vorrebbero

una morte sola.



11** Almeno un tempo ci si poteva bagnare

almeno una volta nello stesso fiume.

Adesso quel che resta è una sponda

brulla, una moria di pesci e le acque

torbide, colorate di fanghiglia.



12** La natura immersa nella Primavera.

L'aria tersa e serena. La notte

ritornano le lucciole a colorare

spighe e roveti. Le stelle

dipingono angoli di campi, margini

di strade. E le trascorse stagioni

ritornano come le parole dei morti

nella memoria dei vivi distrattamente

sul far della sera.







13** L'oscurità invoca con le sue ombre

la voce di stagioni, che videro i morti

padri. E figli i nostri padri.

Ma ogni anno cambiano

le scritte sui muri, ogni generazione

crede ciecamente nei suoi miti

ed idoli. E le piazze di quei cortili,

i lidi di quegli arenili sono intrisi

di altri amori. Le vie hanno perduto

quegli odori.



14** Ghirlande di bacche,

sapore di pomi buoni, boccioli di rose,

schiusi dalle note della Primavera.

Inno funebre il ronzio di mosche

sugli avelli di larve decrepite

e candido volo di farfalla

su un palmo di lillà.



15** Un rantolo, un balzo, un brusio, o

solo l'eco di un passo, lo sgocciolio

della pioggia, il vento che sibila tra

i canneti e i loro fusti cavi, lo stridere

di una fiamma, un fruscio d'ali.

E' sufficiente per rompere il silenzio.

Silenzio, coro degli angeli,

grido senza voce dei condannati,

gemito dei non nati. Canto di parole

mai ascoltate dagli uomini.







16** Essere e divenire. Identità e mutamento.

Stasi e movimento. Unico e molteplice.

Particolare ed universale. Desiderare ed avere.

Attrito ed inerzia. Perdita e possesso.



No. Non pensarci.

Per non deprimersi a volte

basta non pretendere niente

dalle cose e dagli altri,

da questa luna tra i rami.





17** Ascolto senza capire.

Sorrido senza ridere.

Intristisco senza piangere.

Parlo senza dire.

Guardo senza vedere.

Ma a volte guardandomi

allo specchio mi sembra perfino

di scorgere un essere umano.



18** Gocce di rugiada discendono

sullo sfrigolio dei rami,

sul sagrato dei prati.

Caduta di sereno,

che sommerge

lo stridere invisibile

dei fili d'erba

che crescono.









19** Nella punta di una scintilla ?

Nello sputo di uno spillo ?

Nel pallore di un brivido ?

Nel palpito di un petalo ?

Nel fregio di un segno ?

Nell'osso scarnificato ?

Nella polpa disossata ?



20** Il crampo di un lampo.

Il fulcro di un fuoco,

stigmate conficcata

nel cielo roco e fioco.

Poi il tonfo di un tuono.

L'eclissi del frastuono.



21** E' già sera. Le sfumature

livide del tramonto. Oltre

il fiume, sui colli, punteggiati

da borghi e paesi un brulichio

di luci.



22** Pellicola sdrucita, sequenza

fulminea di istantanee, epifanie

sminuzzate, flusso di pensieri,

che si ribellano alla grammatica.







23** Il fiume scorre lentamente.

Il vento smuove le vetrate.

Il fiume scorre lentamente.

Trascina con sé foglie morte,

storie passate, cose andate.

Il fiume scorre lentamente.

Gli occhi dei bambini salutano la corrente.



24** Il rintocco delle campane.

I trilli degli usignoli.

Stuoie stese alle finestre.



Si rivede il colore della terra.

Ombre smorte danzano.

Colori accesi suggestionano.

Colline e sentieri inondati d'alba.

La luce rinasce.



25** Vieni alba a salutare anime e cose.

di questo pulviscolo di mondo.

Vieni alba.

Come se fossi la prima alba del mondo.

L'ultima di ogni uomo.







26** Padri e figli. Fratelli e sorelle.

Vederli ogni giorno.

Vederli crescere ed invecchiare

senza accorgersene.

E non trovare mai le parole.

Come attorno al pianeta

gravita il satellite,

come attorno al nucleo

gravita l'elettrone,

noi giriamo attorno alle verità

del cuore.



27** Voglia di cacciare un urlo.

Voglia di ascoltare un sussurro.

Voglia di lacerare il drappo della sera

con le unghie.

Impossibile capire il mistero di portoni

socchiusi, l'assurdo e la malinconia di ogni

sguardo.

La luce che ognuno ha negli occhi dove finirà ?

La vita !!! La vita ?!!?

Semi. Battiti. Ossari. La vita ?

A tratti sembra un gioco d'azzardo, un

tiro di dadi. A tratti una partita

di scacchi. E dove cerchi l'ordine trovi

il disordine e viceversa.

E sei quasi nulla ed aspiri all'infinito !!!

Il nulla moltiplicato per infinito

in matematica

dà un numero qualsiasi.

L'uomo è quel numero qualsiasi.



28** Ho sognato città invisibili,

dove risiedevano solo artisti.

C'erano saltimbanchi, poeti, attori,

pittori, acrobati, contorsionisti, trampolieri,

mimi, ormai prossimi a firmare l'armistizio

con la realtà. E quando la loro penna

stava scrivendo ho sentito i singhiozzi

del cielo. Ho visto stelle cadere. Fermarsi

comete. Le maree ribellarsi alla luna.

Le strade senza nome battezzarsi l'un l'altra.

Ma avevano avuto fortuna. L'inchiostro era

simpatico. Si rinfrancarono gli artisti.

Si rinfrancò la luna.



29** Inaccessibile. Inafferrabile. Ineffabile.

Che fai ? Che pensi ? Hai lo sguardo assente.

Che devo fare ? Che mi consigli ?

Vorresti dissolverti in un momento ?

O riversarti come un soffio di vento

sull'intero universo ? E quel profumo

d'erba falciata che ti ha cresciuto ?

Qual è ora il senso che dai alle strade

del tuo paese ? Se fossi nata in un'altra

epoca, in un altro luogo….ed invece….

nervi e mani tese……..

Che fai ? che pensi ? Hai lo sguardo assente.





30** Il riflesso della luna

è smosso dal flusso del fiume,

scalfito da acini di pioggia.

Pioggia, che scende sulle case,

incanalata in grondaie ossidate.

Vapore e nebbia. Qua e là indistintamente

calano grumi di lumi sul corpo della linfa,

sulle dita adunche dei rami.

E' l'ora in cui gli insetti intravedono

in un'angusta fessura e gli uomini

in una scia d'aereo la fuga. E' l'ora

in cui cresce la ferita di una ruga,

immaginando cento mondi di idee,

mille amori finiti nel dimenticatoio

o sbiaditi in un logoro matrimonio,

a onde di generazioni susseguitesi

tra loro.



31** E' sfuggito irreprensibile

in un angolo morto del ricordo

il rossore del suo volto,

il timbro della sua voce,

il calore delle sue mani.

Ora la cerco inutilmente nelle stanze

della mia memoria.

Un tempo si sfiorarono

i nostri respiri. Si congiunsero

le nostre ombre.

Adesso non so se i suoi anni

piangono per amori mai nati,

se in lei vincono rimorsi o rimpianti.

Adesso non so quali tremiti astrali,

quali fremiti nei prati le sue parole

chiamano quasi amore.







32** Coppie furtive, appartate,

distese su nuvoli di foglie secche,

sulle sponde assopite celebrano

con giochi d'erba i saturnali dell'eros.

Oppure in abitacoli oscuri appannano

i vetri le loro labbra tremule. I polpastrelli

delle dita ora si cercano, carezzano il palmo

altrui, ricercando in un contatto una nuova

creazione d'Adamo. E l'ultimo respiro di Adone

ineffabile, ormai spettro del non detto, si aggira

attorno ai loro corpi madidi, causa un brivido di

smarrimento, sfiorandoli ignari. Poi riprendono

le loro effusioni, cullati dai loro sospiri giovanili.









33** Vibrio di fronde malate.

Gioco di ombre dentellate.

Frantumi smerigliati.

Rosario di stelle siderali.

Ma nessuno può pensarsi inutile.

Nessuno sa per quale logica, disegno,

volere i ragni crociati emettano seta

dal loro filiere.



34** Nelle pupille luci lontane

di caseggiati.

Il latrato dei cani.

Solo l'eco dei nostri passi.

Che cosa credevi ?

La memoria è una rete sottile.

E' selettiva. Ed è anche infedele.

Il colore enfatico del ricordo

migliora spesso il passato,

rendendolo un'età dell'oro.







35** Non sospirare mai sullo sguardo

di una passante, sul gioco di sponda

di sguardi incrociati dal finestrino

con la ragazza seduta sul treno

del binario parallelo. Non sospirare,

soffermandosi ad ogni bivio del passato,

pensando a ciò che poteva essere e non è stato.

Non chiedersi mai quale sarebbe stata la trama

del nostro destino in un luogo appena accennato,

dove il treno non ha sostato, o nelle città dai bei

gerani, che mai ci hanno visto, che mai ci vedranno.

Non chiedersi mai se lasceremo una traccia alla nostra

partenza. Non chiedersi mai quale mano d'angelo,

quale frammento del nostro sogno scacci l'ombra

della morte dal nostro sonno.



36** Traversai l'oscurità di una cannula,

il fragore mattutino di una pagliuzza.

Annodai ciglia, trapunsi con le mie dita

ali di farfalla. Mi specchiai in raggi di luna.

Venni rifranto dal cristallo. Fui vivisezionato

da un prisma. Fui equilibrista su un filo interdentale.



Adesso posso, esangue, disfarmi in un minuscolo

punto di inchiostro, su una finitura di un foglio;

questo mondo sempre in eterno mutamento, in

continua metamorfosi, non mi avrà mai.

Onda o corpuscolo ?







37** Nel silenzio di una città straniera.

Nel cuore di una notte quieta.

Noi, gravidi di gelo. I vestiti

modellate dal vento.

E fu il tepore di una luce trasversale,

il nitido chiarore emanato da lampare.

Celammo ognuno nel proprio animo

le parole amare ed avvelenate. Sostammo

appoggiati al parapetto del lungomare

senza parlare. I nostri occhi, senza rotta

né stella polare, erravano nel colore del mare.

Poi dicesti: " Ho letto i poeti per cercare

un verso che potesse racchiudere la mia vita

e tutte le vite. Ma ho solo trovato conforto

dalle loro voci."

Dopo in silenzio di nuovo a ricercare

in uno sfolgorio di luce, in un tono

vivo, uno slancio, che si accordasse

col chiaroscuro del nostro profondo.



38** Cambiamo noi, cambia lo scenario,

cambiano le corrispondenze, ecco

perché ogni città è mille città diverse.



39** Le rondini saettano, poi sostano accovacciate sui fili

della luce.

Capolini di girasoli si volgono verso Ovest.

Si chiude la margherita. Si apre il geranio,

che effonde nell'aria il suo profumo.

Api sfiorano rami ed infiorescenze, petali

e sepali, si impossessano del nettare, poi

depongono il polline sui pistilli con un battito

di ali. Ginocchi tinti d'erba corrono tra le balze,

dita fanciulle piluccano acini di ridenti filari.









40** Rimarrà un'orma dei tuoi passi ?

Rimarrà qualcosa nell'aria ?

Forse un'essenza dei tuoi baci

infuocati sotto la pergola ?

Chissà dove si sono involate

le tue risa e le tue parole ?

Ragazzi che passi, ragazza che vai.



41** I portuali,

avvolti in un sudario di nebbia

strascicano passi stanchi. Guardano

luci soffuse di lampare ed insegne di locali.

Cadetti dell'accademia navale nelle vie storiche

del centro approcciano bellezze locali, che

cercano di non pronunciare espressioni veraci

per timore di apparire scurrili, provinciali.

Il corso di Livorno è da sempre un pantagruelico

trespolo, su cui si accovacciano ingenue civette

per far da specchio alle allodole dei cadetti.

Sciami iridescenti di navi, allineate all'orizzonte,

si susseguono negli occhi dei passanti. L'impeto

maestoso del maroso modula sfrigolii, schiocchi

di rami nelle fronde mediterranee del lungomare,

lambisce ogive di volti trasognanti, appoggiati ai

parapetti gelidi della passeggiata, oppure riparati

sotto le pensiline dei bar.

E' già calato il sipario del giorno.

Oltre l'orizzonte si sono già involati quei toni di luce,

quelle tinte uniche di colori,

che nella memoria sono pagine di stagioni.







42** Luna,

unica luce vera,

che tocca terra nella notte.

Luna,

solo tu rassicuri i bambini

e scacci la paura del buio.

Luna,

unica luce vera,

verità rivelata.

Luna,

con le tue falci, la tua faccia nascosta,

i tuoi quarti, illudi gli amanti e gli fai credere

che gli amori più grandi sono quelli non ricambiati.

Luna, da millenni i sospiri degli amanti muoiono su di te.

Luna, verità rivelata,

bugia smascherata.

Luna, luce che non dà calore al cuore.



43** Oltre il mio orizzonte

le risposte che non ho.

Oltre il mio orizzonte

milioni di vite e di sguardi,

di nascite e di morti che non so.



tutto ciò che mai sono stato,

che mai sarò.



44** Stormi traversano l'azzurro.

Filari di cipressi fiancheggiano sentieri sterrati.

Sul dorso dei colli casolari ristrutturati.

E poi all'improvviso una lepre ci taglia la strada

infilza un nuvolo di ciuffi, un groviglio di cespugli

e continua la sua corsa chissà dove.



45** Da un comignolo si leva il fumo.

I termometri segnano lo zero.

Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere.

Una vedova ferma sugli zigomi le lacrime.

Una ragazza al bar beve il caffè e fissa la testa

di un cinghiale imbalsamato.

Da un appartamento si diffonde musica classica.

Poi la puntina si ferma, il disco si incanta.



46** Un ago smagnetizzato,

un pettine sdentato,

un giocattolo rotto,

uno schioppo, un botto,

un infuso insipido,

la caduta di un nido,

il coccio di un guscio rotto di lumaca,

una radice aggrovigliata,

rinnovano il mistero del mondo.



47** Una tempesta di rabbia mi scompiglia,

tutto questa fila, questo parapiglia

per uno stupido gelato alla vaniglia.

Se ognuno è una goccia di mare vorrei evaporare.

Siamo in ritardo anche per l'ultimo spettacolo….che diavolo !!!

Dove vuoi andare ? Quale destinazione? Nessuna

illuminazione ? A corto di ispirazione.

Così è……… se è vero che l'uomo ha inventato la noia

per dimenticarsi della morte.



48** Ragazze che parlano di là, oltre quelle vetrate

appannate. Gli echi delle loro risate. Poi la polvere

di povere vecchie strade, qualche debole palpito

di luce dalle solite case.

Dettagli dell'opera

Informazioni generali

Categoria:
Poesia

Informazioni sulla vendita

Disponibile:
no

Informazioni Gigarte.com

Codice GA:
GA148909
Archiviata il:
29/05/2019

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