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News Scritto il 23/03/2011

Notizia 4875

“ E’ legittimo chiedersi, anzi doveroso, perché molti giovani artisti come Doris Tamiato siano oggi attratti in maniera così forte e pregnante dalla rappresentazione dell’Eros.
Le ultime generazioni sembravano aver scardinato definitivamente ogni tabù e ora invece si rimettono a rischio, recuperando la sacralità e la teatralità visiva dell’atto erotico, senza morbosità né pretese di rivendicazione, scandalo e legittimazione forzata, ma come semplice professione di diritto alla vita e all’eros.
La stessa vita e lo stesso eros che in un certo senso ci sono stati rubati dalla mercificazione consumistica che li ha condizionati e sottoposti a ritmi, regole, rituali, e omologazioni, anche nella trasgressività da Grande Fratello.
Stanley Kubrik lo aveva già intuito nel suo mai abbastanza capito ultimo film.
Ogni individuo possiede in maniera unica e ineludibile due sole certezze: la vita e la morte. E tutte e due sono compresenti nell’eros. Il binomio è quello di sempre:”amore e morte”.
Hanno cercato di rubarci anche questo, dettando regole e comportamenti ottimali per copulare e morire.
I giovani per primi lo hanno capito, lo rifiutano e rivendicano il diritto ad una nuova e più vera liturgia dell’eros anche nel dipingerlo.
Doris Tamiato ne è un esempio. La forza evocatrice e trascinante delle sue immagini è anche un po’ professione di fede, di questa fede e di un nuovo sentire.
Il ritmo serrato delle composizioni più felici, l’inclusione forzata dei corpi in uno spazio che gli si chiude intorno come placenta, il livore impastato di un cromatismo dimesso e ossessivo, certe liquefazioni materiche non fanno che esaltare il fine ultimo di queste singole “piccole morti” che è poi la vita.
E lo fa rinunciando all’armamentario espressionista e iperverista di certe malinconiche macellerie dell’ iperrealismo, buone solo a stupire gli immancabili snob dell’immagine e le anime tiepide.
Lo fa con la dignità forte di chi si sfida con la pittura dipinta.
Il suo dipingere potrà divenire definitivamente altro, e di sicuro a breve: più abile, probabilmente, e scaltrito, velenoso nella tecnica e sofistico nel racconto, come già si avverte nei momenti più alti. Ma il coraggio del rischio e la capacità pittorica ci sono già. “ (Maurizio Martelli, 2005)

Tematica delle sue opere è il corpo e la relazione fra l'io e l'altro, colti con l'acutezza dello sguardo femminile. Le foto di Tamiato indagano il corpo innamorato, l'intimità, la femminilità e la relazione attraverso un gioco raffinato di inquadrature e luci.

La serie delle Whitebride è invece teatrale metafora della Vita, che trova ragion d’essere in un contesto mitizzato, e dunque ancipite: è Cerere, dea feconda, inserita in un’esuberanza di spighe, ma è insieme segno di un ciclo naturale violato, dal momento che il chiarore di Sposa e spighe subisce la minaccia del bianco contronatura delle strutture industriali, o viene addirittura in esse segregato.

Fabio Girardello

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