Caricamento delle preferenze cookie…

Recensioni Scritto il 03/11/2017

I ritratti di Gabriele Donelli

I ritratti di Gabriele Donelli
Gabriele Donelli deve essere indubbiamente un personaggio suggestivo e carismatico. Dico "deve" poichè non lo conosco o, meglio, lo percepisco solo attraverso i suoi lavori ( che vedo oggi per la prima volta ) ed attraverso la sua autobiografia, che mi è giunta asettica attraverso un file pervenutomi via e-mail, privo di ogni connotazione emotiva diretta. Credo che questo possa considerarsi un buon mezzo per esprimere il proprio giudizio neutro su un Artista privo di ogni inferenza empatica diretta: la personalità dell'Artista è importante, ma è l'opera che deve parlare prima di tutto. Questa è l'impressione di lui che mi sorge in fantasia alla mente di primo " acchito " leggendo i suoi lavori.



La pittura che vedo è morbida, delicata, fatta di tinte gentili e tenui, color pastello, come lui stesso scrive nella sua autopresentazione: " uso volentieri i pastelli, come se dovessi in qualche misura ritornare a quando ero ancora un bambino ".



La capacità di " ritornare bambino " e di vedere le cose con semplicità, con gli occhi di un bimbo e con il pensiero privo delle sovrastrutture di un adulto fa la differenza : concede di giungere all'essenziale con pochi tratti e poco colore senza dover utilizzare minuzioserie fotografiche nel racconto dell'immagine che vengono usate in altri stili di ritratto.



Ma attenzione : non nsi tratta, qui, di un giudizio su chi è più bravo rispetto ad altri che usano tecniche più definite e definenti : è semplicemente diverso. L'arte è sempre diversa e il costrutto di base da cui l'Artista parte conduce ad un evoluzione differente del tipo di espressione di un lavoro : si potranno avere opere basate su una tecnica a carboncino, altre su una tecnica ad acquerello, altre su una ricerca minuziosa e fotografica iper-realista della realtà, altre ancora fondate sulla disgregazione dell'immagine reale frammentata in parcellarità astratte esaltate e deformata da una lente plurifocale surreale o, come, in Gabriele Donelli altre in cui la mano del bambino coglie quella parte ( per lui ) essenziale vista, appunto, dal bambino e traccia il segno semplice con timido colore.



Grazie di avermi riportato con i tuoi lavori ad una parte della mia infanzia che era rimasta in fondo ad un polveroso cassetto della scrivania della mia mente e che è stata " spolverata " dagli anni passati emergendo ora in queste righe.
Autore
F. Lucertini - Critico d'arte
Anno
2012
Maggiori informazioni

Contattami

Hai bisogno di informazioni?

Vuoi chiedere maggiori informazioni? Lasciami un messaggio, risponderò al più presto

Cliccando su "Invia il messaggio" accetto che il mio nome e la mail vengano salvate per la corretta erogazione del servizio